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L’INCHIESTA DI NAPOLI

Caso UniPegaso, pubblicità e pressioni sui giornali. 22 indagati

Nel mirino i rapporti pubblicitari utilizzati, secondo l’accusa, per condizionare le notizie sgradite

Pubblicato il: 08/10/2026 – 12:18
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Non soltanto il tentativo di influenzare le decisioni del ministero dell’Università, ma anche un presunto sistema di rapporti con il mondo dell’informazione per proteggere l’immagine di uno dei principali gruppi italiani dell’istruzione telematica. È un’inchiesta che investe università, politica, pubblicità ed editoria quella della Procura di Napoli su UniPegaso-Multiversity, con 22 persone indagate, tra dirigenti aziendali, direttori ed ex direttori di importanti testate giornalistiche e manager della comunicazione. Al centro delle verifiche degli inquirenti c’è Fabio Domenico Vaccarono, presidente del gruppo, nei confronti del quale la Guardia di Finanza ha eseguito una perquisizione. A ricostruire i contenuti dell’indagine è La Stampa, nell’edizione dell’8 ottobre, con un articolo firmato da Giuseppe Legato. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’obiettivo sarebbe stato duplice: ottenere condizioni normative favorevoli per l’attività delle università telematiche e limitare l’impatto mediatico delle inchieste giudiziarie riguardanti il gruppo.

La pubblicità per condizionare le notizie

È soprattutto il secondo versante dell’indagine a sollevare interrogativi sui rapporti tra potere economico e informazione. Secondo quanto riportato da La Stampa, la Procura ipotizza l’esistenza di una rete di relazioni con gruppi editoriali, concessionarie pubblicitarie, direttori di testate e agenzie di stampa, attraverso la quale sarebbero stati utilizzati investimenti pubblicitari per influenzare la copertura giornalistica delle vicende riguardanti UniPegaso. Il meccanismo ipotizzato dagli investigatori avrebbe consentito di attenuare, ritardare o impedire la pubblicazione di notizie potenzialmente dannose per la reputazione del gruppo, soprattutto in concomitanza con gli sviluppi dell’indagine principale sull’università telematica, che nel giugno scorso aveva coinvolto 40 persone. L’accusa ricostruisce una presunta associazione per delinquere finalizzata a commettere reati di corruzione tra privati, istigazione alla corruzione e, ove necessario, estorsione. Tra i soggetti coinvolti in questa contestazione figurano, oltre a Vaccarono, manager del gruppo Multiversity, referenti del fondo Cvc e professionisti della comunicazione. Particolarmente significativo è l’elenco degli indagati sul fronte editoriale. Tra i nomi compaiono Mario Orfeo, Andrea Malaguti, Claudio Cerasa, Francesco Cancellato e Peter Gomez, oltre a dirigenti e rappresentanti di importanti gruppi editoriali nazionali. Le contestazioni riguardano ipotesi di corruzione tra privati che dovranno essere verificate nel corso del procedimento. Alcuni degli interessati hanno già respinto ogni ipotesi di comportamento irregolare. Malaguti ha manifestato piena disponibilità a chiarire la propria posizione, mentre Cerasa ha rivendicato la regolarità del proprio operato. Anche Gianluca Comin e Gianluca Giansante, vertici di Comin & Partners, hanno sostenuto di aver sempre agito nel rispetto delle regole professionali e deontologiche.

Il tentativo di intervenire sugli esami a distanza

L’altro capitolo riguarda i presunti tentativi di ottenere una proroga della disciplina eccezionale che consentiva di sostenere gli esami universitari a distanza. Secondo la ricostruzione pubblicata da La Stampa, Vaccarono avrebbe cercato di esercitare pressioni sulla ministra dell’Università Anna Maria Bernini, attraverso Luigi Bisignani, affinché venissero mantenute condizioni più favorevoli per gli atenei telematici. Un tentativo che non avrebbe prodotto i risultati sperati. La ministra Bernini è completamente estranea alle contestazioni e non risulta indagata, così come Bisignani. Anzi, dalle conversazioni richiamate nell’inchiesta emergerebbe proprio il mancato accoglimento delle richieste avanzate.

L’inchiesta sulle iscrizioni irregolari

Sullo sfondo resta il procedimento principale, relativo a presunte irregolarità nella gestione di oltre 4.200 iscrizioni all’Università telematica Pegaso, con particolare riferimento anche ai percorsi per la formazione e il conseguimento di titoli professionali. Proprio la necessità di contenere le conseguenze reputazionali di quell’indagine avrebbe rappresentato, secondo la Procura, una delle ragioni alla base delle presunte iniziative nei confronti degli organi di informazione. (redazione@corrierecal.it)

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