Trump apre a Putin, via le sanzioni sul gasolio russo
Kiev denuncia il rischio di finanziare la guerra
Un accordo energetico destinato a pesare sugli equilibri internazionali e, soprattutto, sulla guerra in Ucraina. Donald Trump apre a Vladimir Putin e allenta le sanzioni americane sul gasolio russo, annunciando un’intesa per riportare milioni di tonnellate di diesel sui mercati statunitense e internazionale. La decisione, comunicata nella serata di venerdì 9 ottobre dopo una telefonata tra i due presidenti, ha provocato l’immediata reazione dell’Ucraina, proprio mentre a Miami sono in corso i negoziati tra Stati Uniti, Kiev e rappresentanti europei per individuare una possibile via d’uscita dal conflitto. Il presidente americano ha definito il colloquio con Putin un «grande successo», sostenendo che l’accordo consentirà di ridurre rapidamente i prezzi del carburante, aumentati in maniera considerevole anche a causa della guerra con l’Iran. Una prospettiva economica che si scontra, però, con le preoccupazioni di Kiev: i nuovi introiti derivanti dalle esportazioni energetiche potrebbero rafforzare la capacità finanziaria di Mosca e contribuire al proseguimento delle operazioni militari.
L’accordo sul gasolio e lo stop alle sanzioni
L’intesa annunciata da Trump prevede una prima fornitura di oltre 300mila tonnellate di gasolio, seguita da altre 500mila tonnellate nel mese di novembre e da un ulteriore milione immediatamente dopo. A queste quantità potrebbero aggiungersi altri 3 milioni di tonnellate, compatibilmente con le condizioni e la capacità produttiva delle raffinerie russe, ripetutamente colpite negli ultimi mesi dagli attacchi ucraini. Complessivamente, le forniture prospettate raggiungerebbero circa 4,8 milioni di tonnellate, anche se non sono stati ancora chiariti tutti gli aspetti commerciali dell’operazione e i tempi effettivi delle consegne. L’annuncio è stato accompagnato da un provvedimento concreto del Dipartimento del Tesoro americano. L’Office of Foreign Assets Control ha infatti emanato la licenza generale numero 135, che autorizza le operazioni relative alla vendita, alla consegna e all’importazione di gasolio di origine russa, comprese quelle dirette negli Stati Uniti, fino al 7 aprile 2027. Non si tratta dell’eliminazione dell’intero sistema sanzionatorio contro Mosca, ma di una deroga temporanea e specifica che segna comunque un cambiamento importante nella politica di pressione economica esercitata dagli Stati Uniti sulla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.
La reazione di Zelensky: «Una decisione debole»
La risposta del presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stata durissima. Il leader di Kiev ha definito l’allentamento delle sanzioni una dimostrazione di debolezza da parte degli alleati occidentali, sostenendo che consentire alla Russia di vendere prodotti petroliferi equivalga a investire in una guerra che dovrebbe invece essere fermata. Secondo Zelensky, le concessioni economiche a Mosca, in assenza di un accordo chiaro e duraturo sulla cessazione delle ostilità, rischiano di produrre l’effetto opposto rispetto a quello dichiarato da Washington: rafforzare Putin e allontanare una soluzione negoziata. Particolarmente delicata anche la tempistica dell’annuncio. Proprio venerdì, infatti, una delegazione ucraina ha partecipato a Miami a un nuovo ciclo di colloqui con gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner e con rappresentanti europei. Al centro degli incontri figurano le garanzie di sicurezza per Kiev e la possibilità di raggiungere una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche. Zelensky ha accusato Washington di aver utilizzato i negoziati come una copertura politica per una decisione favorevole alla Russia. Le critiche sono arrivate anche dagli Stati Uniti. Esponenti democratici e alcuni parlamentari repubblicani hanno contestato la scelta di alleggerire le restrizioni economiche nei confronti del Cremlino mentre proseguono i bombardamenti sull’Ucraina.
