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LA POLEMICA

Magistrati, fino a 100mila euro di arretrati. Alimena e Penna: «E chi difende i cittadini più deboli?»

I due consiglieri comunali di Cosenza intervengono sulle ipotesi contenute nella manovra 2027 e chiedono maggiore attenzione a salari, pensioni e famiglie in difficoltà

Pubblicato il: 17/10/2026 – 14:49
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COSENZA Fino a 100mila euro di arretrati e riconoscimenti retributivi per alcuni magistrati, mentre milioni di italiani continuano a fare i conti con il caro vita, salari insufficienti e pensioni inadeguate. È il tema sollevato da Francesco Alimena e Chiara Penna, rispettivamente capogruppo del Pd e presidente della Commissione Legalità e Attività Istituzionali del Comune di Cosenza, che intervengono sulle ipotesi contenute nella manovra economica 2027, chiamando in causa sia il governo sia le forze di opposizione. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, infatti, alcuni magistrati potrebbero ottenere fino a 100mila euro ciascuno, tra arretrati e riconoscimenti economici, in seguito a pronunce del Consiglio di Stato che il governo è chiamato a recepire. «Non contestiamo il diritto a ottenere quanto eventualmente spettante in base alle decisioni giudiziarie. Ma il nodo è politico: quali sono le priorità del governo in un Paese in cui tante famiglie faticano ad arrivare a fine mese e ci sono persone che vivono con meno di 500 euro mensili?», si chiedono i due consiglieri comunali.

Le critiche alla manovra e alle priorità del governo

Al centro della presa di posizione c’è soprattutto la distribuzione delle risorse pubbliche. Alimena e Penna richiamano le difficoltà economiche di milioni di cittadini, alle prese con l’aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti, la perdita del potere d’acquisto e il progressivo impoverimento del ceto medio. «Mentre si affrontano riconoscimenti economici di importo significativo per alcune categorie, milioni di cittadini devono fare i conti con il caro vita, salari insufficienti, pensioni inadeguate, benzina ed energia alle stelle», sottolineano. Secondo i due esponenti politici, inoltre, dopo i magistrati potrebbero essere interessati da incrementi retributivi anche i professori universitari e le forze dell’ordine. «Quando arriverà il turno di chi è in difficoltà economica, delle famiglie che non riescono a sostenere le spese essenziali e di un ceto medio che si sta progressivamente impoverendo?», è l’interrogativo posto da Alimena e Penna, che lamentano l’assenza di interventi strutturali proporzionati alla gravità della situazione. Le critiche non risparmiano neppure le opposizioni, accusate di non affrontare con sufficiente determinazione il tema delle disuguaglianze economiche. «Quando si tratta di difendere la Costituzione “più bella del mondo”, si alza la voce e si proclamano principi e valori. Ma quando le questioni riguardano categorie istituzionalmente forti, come la magistratura, la fermezza sembra sempre venir meno».

Il nodo del patrocinio a spese dello Stato

Nella nota i due consiglieri affrontano anche la questione del patrocinio a spese dello Stato, richiamando una circolare del Ministero della Giustizia del 25 luglio 2026 relativa alle procedure per ottenere il pagamento dei compensi. Secondo quanto evidenziato da Alimena e Penna, per accelerare la decorrenza dei termini non sarebbe più sufficiente la semplice comunicazione della cancelleria, ma occorrerebbe notificare il provvedimento alle parti interessate. In assenza della notifica, il termine indicato sarebbe di sei mesi dalla pubblicazione. Una procedura che, secondo i consiglieri, rischia di comportare ulteriori adempimenti e costi per gli avvocati, già costretti ad attendere a lungo il pagamento delle prestazioni professionali. La questione, sostengono, potrebbe avere ripercussioni anche sulla qualità della difesa garantita ai cittadini economicamente più fragili. Nel processo penale, infatti, può essere necessario ricorrere a consulenti tecnici e specialisti che, a causa dei tempi di pagamento, potrebbero rinunciare agli incarichi. «Il diritto alla difesa non può dirsi pienamente garantito se le condizioni economiche ne ostacolano l’esercizio concreto», osservano i due esponenti politici.

«La politica dia risposte a chi ha meno»

Da qui l’appello rivolto tanto alla maggioranza quanto alle opposizioni affinché le scelte di bilancio tengano maggiormente conto delle condizioni economiche delle fasce più deboli della popolazione. «Al governo chiediamo conto delle scelte di bilancio e dei criteri con cui vengono individuate le priorità della manovra. All’opposizione chiediamo di esercitare seriamente e fino in fondo la propria funzione di controllo, senza selezionare le battaglie in base alla convenienza politica o alla forza degli interlocutori». Per Alimena e Penna, «la credibilità delle istituzioni si misura anche dalla capacità di dare risposte a chi ha meno potere contrattuale, meno rappresentanza e meno possibilità di far sentire la propria voce». Una questione che, concludono, riguarda la giustizia sociale, l’equità nella distribuzione delle risorse e l’effettiva tutela dei diritti.

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