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la decisione

Segregata per oltre 20 anni dal fratello in una stanza

Definitiva la condanna a cinque anni per il fratello e la cognata

Pubblicato il: 23/10/2026 – 18:55
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CAMPOBASSO Una stanza accanto alla legnaia, senza bagno né riscaldamento. Una porta che poteva essere chiusa dall’esterno. E una vita trascorsa nell’isolamento, senza poter uscire liberamente, ricevere cure mediche o andare al cimitero a portare un fiore sulla tomba del marito. Per oltre vent’anni è stata questa la quotidianità di Lucia Corsillo, una donna molisana oggi 71enne, segregata dal fratello e dalla cognata nell’abitazione di famiglia a Casalciprano, in provincia di Campobasso. Una storia di privazioni, umiliazioni e maltrattamenti che adesso si conclude, sul piano giudiziario, con una condanna definitiva e due arresti. I carabinieri della Compagnia di Bojano hanno infatti eseguito un ordine di carcerazione nei confronti di Donato Corsillo e della moglie Antonietta Iapaolo, riconosciuti responsabili di sequestro di persona e maltrattamenti in famiglia. Per entrambi la pena è di cinque anni di reclusione. Il provvedimento è stato eseguito giovedì 22 ottobre, dopo che la Corte di Cassazione aveva respinto i ricorsi della difesa, rendendo definitive le condanne.

Dalla morte del marito alla stanza accanto alla legnaia

La storia comincia nel 1995. Lucia perde il marito e, per non affrontare da sola il dolore della vedovanza, accetta l’invito del fratello a trasferirsi nella sua abitazione. Inizialmente le viene riservata la stanza appartenuta agli anziani genitori. I primi anni trascorrono senza particolari problemi, ma successivamente la convivenza cambia radicalmente. La donna viene trasferita in un piccolo ambiente ricavato accanto alla legnaia, raggiungibile attraverso una scala a chiocciola esterna. Non ci sono servizi igienici né riscaldamento. A impedirle di uscire autonomamente è un rudimentale sistema di chiusura azionabile soltanto dall’esterno: uno spago legato a un chiodo fissato al muro. Un meccanismo semplicissimo, sufficiente però a trasformare quella stanza in un luogo di segregazione quando i familiari non erano presenti.

Le privazioni e una vita lontana da tutti

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori e accertato nel procedimento giudiziario, Lucia ha trascorso oltre due decenni in condizioni di isolamento, subendo vessazioni fisiche e psicologiche. Per anni non ha ricevuto adeguate cure mediche. Anche l’igiene personale era sottoposta a pesanti limitazioni. Soltanto occasionalmente poteva recarsi dalla parrucchiera, accompagnata e sorvegliata dalla cognata. Non poteva uscire liberamente, incontrare altre persone o raggiungere da sola il cimitero per visitare la tomba del marito. Persino un gesto semplice come fermarsi a parlare con qualcuno le era sostanzialmente precluso. Gli accertamenti hanno inoltre fatto emergere abusi nella gestione della pensione di cui la donna era titolare, aggiungendo una dimensione economica alla vicenda di maltrattamenti e privazioni.

La segnalazione anonima e la liberazione nel 2022

A interrompere quell’incubo è una segnalazione arrivata ai carabinieri nel settembre del 2022. I militari avviano gli accertamenti e intervengono nell’abitazione, scoprendo le condizioni in cui vive la donna, all’epoca 67enne. Lucia viene liberata e trasferita in una struttura protetta. Da quel momento prende avvio il percorso giudiziario nei confronti del fratello e della cognata, inizialmente denunciati in stato di libertà. Il processo ricostruisce progressivamente la vita trascorsa dalla donna all’interno dell’abitazione, le limitazioni della sua libertà personale e i maltrattamenti subiti.

La condanna definitiva e gli arresti

Il 29 aprile 2025 il Tribunale di Campobasso condanna i due coniugi a cinque anni di reclusione per sequestro di persona e maltrattamenti. La sentenza viene confermata dalla Corte d’Appello il 7 maggio 2026. L’ultimo passaggio arriva il 21 ottobre 2026, quando la quinta sezione penale della Cassazione respinge i ricorsi della difesa. Una decisione conforme alle conclusioni della parte civile, rappresentata dall’avvocata Tina De Michele. Con la condanna ormai irrevocabile, la Procura di Campobasso emette l’ordine di carcerazione eseguito dai militari della Compagnia di Bojano. Si chiude così il procedimento giudiziario per una vicenda che aveva sconvolto la piccola comunità molisana. Lucia era stata liberata quattro anni fa. Per il fratello e la cognata, invece, sono arrivate adesso le porte del carcere.

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