’Ndrangheta, Paula e i messaggi prima del blitz nella villa degli Assisi. L’allarme agli avvocati: «La Polizia Federale è qui»
Dalla visita degli agenti alla richiesta di informare il marito Patrick Assisi in carcere. Agli atti le conversazioni che precedono la perquisizione
LAMEZIA TERME «La Polizia Federale è qui». Sono le 6:49 del 24 marzo 2022, ora brasiliana, quando Paula Simoes Assisi scrive al contatto registrato come “Dr Eugenio”. Otto secondi dopo parte un’altra richiesta: «Ho bisogno che Patrick e te veniate a casa mia». È il momento in cui la polizia entra nella vicenda raccontata fino ad allora attraverso messaggi, telefonate e domande rimaste senza risposta. Gli agenti stanno perquisendo l’abitazione nel complesso residenziale Ibi Aram II, a Itupeva, nello Stato di San Paolo. Quelle righe sono conservate nell’analisi delle conversazioni WhatsApp acquisita agli atti dell’inchiesta Samba della Dda di Torino, e arrivano dopo altri scambi nei quali Paula aveva raccontato di una visita della polizia al proprio indirizzo, chiesto spiegazioni e sollecitato un avvocato a informare il marito, Patrick Assisi, detenuto in Brasile. Una sequenza che consente di ricostruire le sue preoccupazioni nei giorni precedenti alla perquisizione, senza dimostrare che ne conoscesse in anticipo l’arrivo.

Il poliziotto e la convocazione da chiarire
Ma andiamo con ordine. Il primo passaggio risale al 15 marzo 2022. Paula conversa con un interlocutore il cui contatto è contrassegnato soltanto da un’emoticon con gli occhiali da sole. Nella trascrizione, diversi messaggi inviati dall’altra persona risultano cancellati: mancano dunque alcune delle domande alle quali lei sta rispondendo. «Hanno scoperto che lui è di Parana ed è in missione a Santos», scrive. Si parla di una citazione, ma la traduzione riporta anche un’incertezza legata a un probabile errore di battitura. Più chiaro è il passaggio successivo: «Gli avvocati sono andati là e non lo hanno trovato», spiega Paula, aggiungendo che «non sanno nemmeno di cosa si tratti questa citazione». La conversazione restituisce soprattutto l’incertezza sul motivo di quel contatto. «Amico neanche ne voglio più sapere dopo di questa», scrive. Poi: «Io aspetto per vedere di cosa si tratta questa cosa». Prima di interrompere lo scambio propone di proseguire altrove: «Amico io ora accendo l’altro […] e così ne parliamo, va bene?». Su questo punto gli interpreti annotano una possibile lettura alternativa: «Ti chiamo sull’altro numero». Il testo, quindi, non consente di stabilire con certezza se Paula intendesse accendere un secondo apparecchio oppure chiamare un’altra utenza.

«Penso che lui debba sapere»
Il giorno successivo il tema ritorna in una conversazione diversa, quella con “Dr Eugenio”, contatto che gli analisti riconducono con ogni probabilità all’avvocato Eugenio Malavasi. La sera del 16 marzo Paula gli domanda a che ora partirà. Il legale risponde che il suo volo è alle nove. Lei gli affida allora una richiesta precisa: «Ti chiederei di raccontare a Patrick l’episodio della Polizia di Curitiba che è stata al mio indirizzo! Perché questo è molto strano e penso che lui debba sapere quello che sta succedendo». Qui il riferimento alla polizia è esplicito. Ed è altrettanto chiara la volontà di far arrivare la notizia al marito in carcere. In una successiva nota vocale, riassunta dagli interpreti, Paula ribadisce che Patrick non sa che cosa stia accadendo all’esterno e che lei non lo vedrà fino al giorno 30. Il dialogo prosegue anche sulle spese del viaggio a Brasilia e sugli accordi con lo studio. Il legale la invita alla calma: «Domani c’è l’udienza», «Dovete stare tranquilli». Sono interlocuzioni che riguardano l’assistenza al detenuto e le preoccupazioni della moglie: il loro contenuto, da solo, non documenta alcuna condotta illecita del professionista.
Il messaggio all’alba e la perquisizione
Otto giorni dopo, nella stessa chat, compare l’avviso: «La Polizia Federale è qui». La richiesta di raggiungerla a casa segue immediatamente. I verbali brasiliani permettono di affiancare ai messaggi il resoconto dell’intervento. La perquisizione viene eseguita nell’ambito dell’operazione Retis. Nella casa si trovano Paula, i suoi genitori e Rita Siria Assisi, sorella di Patrick. Secondo il rapporto degli agenti, durante le ricerche Paula tenta più volte di contattare i propri avvocati. Vengono sequestrati il suo iPhone e un MacBook Air, oltre ai telefoni della madre e della cognata. Il verbale dà inoltre conto del mancato rilascio della password del cellulare di Paula: circostanza che, nella relazione preliminare, viene indicata come l’ostacolo all’esame immediato dell’apparecchio. Nell’abitazione vengono trovati anche 24.300 reais e 3.100 dollari in contanti. Paula, annotano gli agenti, sostiene che provengano dalla vendita di gioielli sequestrati in una precedente operazione e successivamente restituiti. È la spiegazione riportata nel verbale; il ritrovamento del denaro, da solo, non ne dimostra una provenienza illecita.
Da Retis a Samba ed Eredità
La documentazione brasiliana confluisce nel materiale investigativo di Samba, l’inchiesta italiana sulla rete dei traffici tra Sud America ed Europa. È in questo insieme di atti che le conversazioni di Paula possono essere lette accanto ai verbali delle perquisizioni, distinguendo ciò che scrive dagli accertamenti compiuti dagli investigatori. Il filone ha avuto un ulteriore sviluppo con Eredità, l’operazione scattata in Brasile il 17 settembre 2026, nella quale è stata arrestata anche Paula. Secondo le autorità brasiliane, l’indagine riguarda la prosecuzione dei traffici e la gestione del denaro dopo gli arresti degli esponenti della famiglia Assisi nel 2019. Il Ministério Público Federal indica proprio Retis tra le operazioni dalle quali Eredità trae origine. E i messaggi del marzo 2022 raccontano un momento precedente di questa storia. (g.curcio@corrierecal.it)
LEGGI ANCHE
- ’Ndrangheta, Paula e la paura che gli Assisi scoprano la relazione con l’avvocato. La madre: «Sarebbe morte certa»
- ’Ndrangheta, l’avvocato degli Assisi e il rapporto segreto con Paula. «Sono sempre stato il tuo angelo custode»
- ’Ndrangheta, una villa da 1,65 milioni di reais per Paula e un prestanome per la famiglia Assisi
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato
