Catanzaro e l’incognita Psc: la “riforma” urbanistica del capoluogo a rischio stop (e flop)
Concluso l’iter del nuovo Piano regolatore, manca solo il passaggio in Consiglio comunale. Ma per l’amministrazione Fiorita e non solo la sfida sembra quasi impossibile
CATANZARO La notizia è passata un po’ in sordina, alla chetichella, forse comprensibilmente visto che ormai l’attenzione anche mediatica è rivolta alle elezioni amministrative del 2027 e alle prime “manovre” nei partiti e nelle coalizioni, al momento frastagliati e divisi. Il Piano strutturale comunale di Catanzaro ha concluso l’iter istruttorio in prima commissione del Comune e dunque resta solo il passaggio in Consiglio comunale affinché il più importante atto urbanistico del capoluogo diventi realtà. Se mai lo diventerà. Perché il Piano strutturale è forse la sfida più importante che attende l’amministrazione guidata dal sindaco Nicola Fiorita ma in realtà l’intera politica catanzarese in questo scorcio finale di legislatura. E la delicatezza del tema è talmente lampante da legittimare il dubbio se il Psc vedrà mai la luce, in un contesto ormai chiaramente influenzato e “drogato” dai venti elettorali e al fondo di una fase nella quale la politica nel capoluogo, dal centrosinistra ma anche da centrodestra, ha mostrato finora tutti i propri limiti. La volontà – espressa anche ufficialmente – da parte di Fiorita e della sua amministrazione è quella di approvare il Piano strutturale, o almeno di portarlo in Consiglio comunale, prima della fine del mandato ma è superfluo notare che le lancette corrono velocemente e impietosamente e soprattutto che i numeri “congiurano” contro il sindaco e la sua Giunta di centrosinistra, da quattro anni di fatto minoranza sostenuta da una pattuglia di “battitori liberi” che sono più vicini al centrodestra. E poi, c’è il “contenuto” della pratica che è particolarmente “sensibile”, in una città nella quale la cementificazione selvaggia, il “il re mattone” e la bulimia lottizzatrice l’hanno fatta sempre da padroni.
I contenuti del nuovo Psc
Ed è forse proprio questo l’aspetto che autorizza gli interrogativi più forti sulla reale “fattibilità” del nuovo Psc. Il precedente Piano strutturale infatti risale al 2013, e a sua svolta aggiornava un Prg che risaliva alla notte dei tempi e che di fatto negli anni era stato stravolto da un vero e proprio “assalto alla diligenza”. Il nuovo Psc, adottato dalla Giunta comunale a maggio, va in tutt’altra direzione, perché prova a ridisegnare il futuro e il volto di Catanzaro seguendo la strada maestra del contenimento del consumo di suolo e della rigenerazione urbana. L’obiettivo sarebbe quello di proiettare Catanzaro verso quella che ormai è conosciuta come la dimensione di “città dei 15 minuti” in cui ripensare il concetto di servizio e di spazio pubblico, puntando sulla mobilità sostenibile, favorendo l’inserimento di attività diversificate, tracciando nuove identità ai diversi poli urbani da nord a sud della città: giusto per fare degli esempi, si parla del centro storico di Catanzaro come del “Polo della Cultura e della città educante, polo delle attività artigianali artistiche e tradizionali, polo del gusto e dei sapori”, di Lido quale “Polo del turismo balneare e dell’accoglienza verso il mare nostrum”, del quartiere Sala quale “Polo della intermodalità”.
La sfida politica
Insomma, la filosofia è quella di una nuova visione della città di Catanzaro, una visione “policentrica”: ogni area dovrebbe avere una propria identità e una propria funzione strategica . Bisogna però anzitutto registrare che il tema non è stato particolarmente approfondito dai partiti, anche se non è difficile delinearne le posizioni. Indubbiamente il Psc ha il sostegno della maggioranza-minoranza di centrosinistra ma non quello delle opposizioni di centrodestra, peraltro abbastanza silenziose a parte la decisa presa di posizione del vicepresidente della Regione e plenipotenziario della Lega Filippo Mancuso, che di recente in un incontro pubblico e “senza rete” si è detto chiaramente contrario all’ipotesi di approvare il Piano strutturale varato dalla Giunta Fiorita. Difficile se non impossibile che arrivi per l’amministrazione un “soccorso” da parte delle altre forze di centrodestra e da parte del “gruppo misto”, che sembrano in tutt’altre faccende affaccendati. Insomma, i numeri necessari per varare il Psc sembrano comunque non esserci, ammesso e non concesso che la pratica arrivi nell'”aula rossa” di Palazzo De Nobili. E allora si profila una sfida quasi “impossibile” e il rischio di uno stop-flop per la politica catanzarese. E di un’altra grande occasione mancata per il capoluogo calabrese. (a. cant.)
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