Israele alle urne, il “referendum” su Netanyahu
Seggi aperti fino alle 22: sono le prime elezioni dopo il 7 ottobre
Gli israeliani sono chiamati alle urne per rinnovare i 120 seggi della Knesset, nelle prime elezioni dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e le guerre che ne sono derivate. I seggi sono aperti dalle 7 alle 22 ora locale (le 6 e le 21 in Italia). Gli exit poll sono attesi subito dopo la chiusura, mentre i risultati effettivi richiederanno ore. Gli aventi diritto sono circa 7,3 milioni. Il clima della vigilia. Il premier uscente Benjamin Netanyahu ha visitato il Muro del Pianto lasciando un biglietto di auspici per i soldati e per la vittoria sui nemici. Lo stesso hanno fatto gli alleati di estrema destra Ben Gvir e Smotrich. Nei giorni scorsi ha puntato sul tema della sicurezza, evocando una nuova azione contro l’Iran: secondo vari media avrebbe chiesto agli Usa di colpire Teheran prima del voto, scontrandosi con il capo di stato maggiore Zamir e con i vertici del Mossad. Può comunque contare sull’appoggio pubblico di Donald Trump. I sondaggi: la coalizione uscente è in calo, mentre cresce il blocco di opposizione guidato dall’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot. Secondo l’ultimo rilevamento di Canale 10, il suo partito Yashar avrebbe 23 seggi contro i 21 del Likud. La coalizione di governo si fermerebbe a 50 seggi e quella del «cambiamento» a 56. Nessuno dei due schieramenti raggiungerebbe i 61 seggi necessari senza i partiti arabi, quindi lo scenario più probabile è lo stallo. Le vie d’uscita sono un accordo con le forze arabe oppure una grande coalizione con lo stesso Netanyahu, soluzione che secondo il Washington Post vedrebbe di buon occhio la Casa Bianca.
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