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LA RIFLESSIONE

Arresto di Stasi: e se fosse un altro caso Callipo?

«I magistrati possono sbagliare, come chiunque altro»

Pubblicato il: 29/10/2026 – 7:50
di Francesco Bevilacqua*
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È francamente inverosimile che un sindaco come Flavio Stasi, sotto scorta per aver subito nel 2024 un attentato mafioso (avevano manomesso pneumatici e freni della sua auto), possa essere arrestato con l’accusa di collusioni con la ‘ndrangheta. Anche perché il tutto si basa, stando alle cronache di queste ore, su un banale dialogo di tre malavitosi (Annibale Matalone, Vincenzo Curia e Antonio Mingrone), intercettati fra aprile e maggio del 2024, che si dichiaravano disponibili a votare Stasi alle elezioni comunali di Corigliano-Rossano a patto che questi si impegnasse a garantire loro dei favori. Null’altro: nessun riscontro oggettivo a quelle affermazioni; nessun comportamento addebitato a Stasi.

A Flavio Stasi vada dunque la vicinanza di tutti noi che l’abbiamo apprezzato per essere espressione della società civile, per le battaglie sulla tutela del territorio e per la legalità, per la passione, per la critica ad un modo stantio di fare politica. E bisogna dar atto a Gioacchino Criaco che è stato il primo ad esprimere questa vicinanza, tutta umana e politica, a Stasi con un breve post pubblicato a poche ore dalla notizia. Perfino un avversario storico di Stasi come Giuseppe Graziano, dimostrando sensibilità e coerenza non comuni, ha espresso la sua solidarietà.

Sul caso Stasi, come accade sempre più spesso in Italia, si è aperta una polemica livorosa fra due fazioni. Da un lato chi, da destra, strumentalizza la vicenda, ancor prima di conoscere fatti e accuse. Dall’altro, certi indignati di sinistra che, sui social, denunciano un complotto contro Stasi. Lasciamo perdere la prima categoria, le cui farneticazioni si commentano da sole, ed occupiamoci della seconda, che è invece sintomatica di un disturbo dissociativo delle peggiori tifoserie da stadio della sinistra italiana. Chi sarebbero gli autori del complotto? Vi sono solo due possibilità: o la Procura Antimafia di Catanzaro, che sarebbe strumento nelle mani della destra; o il fuoco amico di quella sinistra istituzionale che teme il successo di Stasi e la simpatia della quale egli gode nell’opinione pubblica calabrese. In entrambi i casi siamo dinanzi a vere e proprie assurdità.

Si fatica a capire, anche a sinistra, che un magistrato, nell’esercizio delle sue funzioni, si limita ad applicare la legge secondo il suo “libero convincimento”. Questo significa che i magistrati possono sbagliare, come chiunque altro. Lo abbiamo visto, per restare ad un caso del tutto analogo, con il sindaco, sempre di centro-sinistra, di Pizzo Calabro Gianluca Callipo, arrestato nel 2019 su richiesta della Procura Antimafia di Catanzaro, anche in questo caso per presunte collusioni con la ‘ndrangheta, ed assolto con formula piena nel 2025. Non ci fu nessun complotto: solo un grave errore giudiziario emendato – si badi bene – dalla stessa magistratura. È accaduto tante altre volte e purtroppo accadrà ancora. Per la semplice ragione che il rischio dell’errore può essere mitigato ma non del tutto escluso, in questo come in molti altri campi del comportamento umano.

Quanto all’ipotesi che dietro l’arresto di Flavio Stasi vi sia un tentativo di stroncare la sua carriera, siamo anche qui dinanzi ad una fantasia tipica del nostro modo di intendere la politica, che ovviamente implicherebbe l’ennesima fandonia – giustamente contestata da sinistra quando a fare queste ipotesi strampalate è la destra – che la magistratura possa farsi volontariamente condizionare. Ha fatto benissimo Flavio Stasi a limitarsi a dichiarare che ha piena fiducia nella giustizia. Se così non fosse non vedo perché i complotti denunciati dalla destra, sin dal peggior berlusconismo, e ripetuti proprio in queste ore dalla Presidente Meloni con riguardo alla scarcerazione dell’attivista Yussef Siher, sono sbagliati e quelli che vengono da sinistra sono giusti.

Nessuno pensa, invece, che, pur con tutte le dovute cautele, il caso di Flavio Stasi possa rientrare, vista l’origine dell’accusa, proprio in una vendetta ‘ndranghetista: non essendo riuscita, la criminalità locale, a far fuori un politico non assoggettabile alle sue logiche, orchestra un discorso equivoco fra malavitosi che magari si sapeva sarebbe arrivato alle orecchie della procura distrettuale. Non mi meraviglierei se fosse accaduto questo: di episodi simili è lastricata – perfino nella narrativa dei grandi autori che hanno scritto di ‘ndrangheta – la strada assai infida di chi vuol fare qualcosa di onesto e di buono in una terra maledetta come la Calabria.

*Avvocato e scrittore

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