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IL CASO

Stragi di mafia, Di Matteo contro Melillo: «Pool paralizzato»

Esposto al Csm e alla Cassazione

Pubblicato il: 30/10/2026 – 15:50
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ROMA Un esposto di una decina di pagine, indirizzato al procuratore generale della Cassazione e alla Settima commissione del Consiglio superiore della magistratura, per denunciare quello che considera il progressivo svuotamento delle funzioni del gruppo incaricato di coordinare le indagini sulle stragi mafiose del 1992 e 1993. A firmarlo è Antonino Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia ed ex pubblico ministero di Palermo, che mette in discussione alcune scelte organizzative del procuratore nazionale Giovanni Melillo, alla guida della Direzione nazionale antimafia dal 2022. La notizia, anticipata oggi dal Fatto Quotidiano con un articolo di Giuseppe Pipitone, apre un caso delicato all’interno della magistratura antimafia. Di Matteo esprime «disagio e preoccupazione» per quello che definisce lo svuotamento delle funzioni e la «paralisi sostanziale» del gruppo stragi, denunciando una gestione delle informazioni investigative che avrebbe progressivamente ridotto il coinvolgimento dei magistrati incaricati del coordinamento.

Le accuse: informazioni a compartimenti stagni

Il punto centrale dell’esposto riguarda la circolazione delle informazioni sulle indagini condotte dalle Procure di Caltanissetta, Palermo e Firenze. Secondo Di Matteo, negli ultimi due anni il pool sarebbe stato progressivamente privato delle funzioni per le quali era stato costituito. Il magistrato contesta in particolare un sistema nel quale gli sviluppi investigativi sarebbero stati comunicati prevalentemente al procuratore nazionale e ad alcuni sostituti individuati fiduciariamente, senza un adeguato coinvolgimento degli altri componenti del gruppo. Un’impostazione che, nella ricostruzione contenuta nell’esposto, avrebbe determinato una frammentazione delle conoscenze e compromesso il metodo del lavoro collegiale. È proprio lo scambio delle informazioni tra magistrati, del resto, uno dei principi sui quali si fondò l’esperienza del pool antimafia di Palermo e, successivamente, il modello di coordinamento investigativo nazionale promosso da Giovanni Falcone.

Una sola riunione nel 2025 e l’incontro senza Di Matteo

Tra gli episodi contestati emerge il numero delle riunioni del gruppo stragi. Nel corso del 2025, secondo quanto riferito nell’esposto, il pool si sarebbe riunito una sola volta, il 2 aprile. L’incontro successivo sarebbe stato convocato il 5 marzo 2026, quasi un anno dopo, su proposta dello stesso Di Matteo. Ma c’è un episodio che assume particolare rilievo nella ricostruzione del magistrato. L’8 gennaio 2026 si sarebbe svolta alla Direzione nazionale antimafia una riunione di coordinamento con i rappresentanti delle Procure di Caltanissetta e Firenze. A quell’incontro, dedicato proprio alle indagini sulle stragi, non sarebbero stati invitati né Di Matteo né la collega Franca Imbergamo, entrambi componenti del gruppo. Una circostanza che avrebbe spinto i due magistrati a chiedere un confronto interno. Secondo quanto riportato nell’esposto, Melillo avrebbe successivamente convocato un’assemblea plenaria dell’intera Direzione nazionale antimafia, durante la quale Di Matteo avrebbe nuovamente sollevato il problema della mancata condivisione delle informazioni.

Le notizie sulle stragi apprese dai giornali

Uno dei passaggi più significativi riguarda le informazioni sulle indagini ancora aperte. Di Matteo sostiene di essere venuto a conoscenza attraverso gli organi di stampa, e non tramite i canali interni del proprio ufficio, di alcuni sviluppi investigativi relativi alle stragi mafiose. Tra i temi richiamati figurano la cosiddetta pista nera, il filone mafia-appalti, le indagini sui mandanti occulti delle stragi di Capaci e via D’Amelio e l’omicidio di Piersanti Mattarella. Il magistrato lamenta inoltre la carenza di documentazione nelle banche dati riservate, che avrebbe impedito ai componenti del pool di seguire adeguatamente l’evoluzione delle attività investigative delle diverse Procure. Un caso specifico riguarda la richiesta di archiviazione dell’inchiesta di Caltanissetta sul filone mafia-appalti. Secondo Di Matteo, i relativi contenuti sarebbero stati trasmessi ai componenti del gruppo soltanto dopo la loro divulgazione mediatica. La contestazione assume particolare rilievo alla luce delle dichiarazioni rese in Commissione parlamentare Antimafia dal procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, che aveva riferito di aver informato il procuratore nazionale Melillo dell’impostazione investigativa seguita su quel filone.

Il richiamo alla Commissione Antimafia

Nell’esposto Di Matteo affronta anche il tema della ricostruzione storica delle stragi del 1992 e 1993 e dei lavori della Commissione parlamentare Antimafia. Il magistrato manifesta preoccupazione per quella che considera una lettura riduttiva e fuorviante della stagione stragista, richiamando la necessità di approfondire ogni possibile collegamento tra le organizzazioni mafiose e gli altri ambienti coinvolti nelle vicende investigative. Per Di Matteo, la ricerca di una ricostruzione completa delle stragi dovrebbe rappresentare una delle principali ragioni dell’attività della Procura nazionale antimafia. Un obiettivo che, secondo la sua denuncia, rischierebbe di essere compromesso dall’indebolimento del gruppo di coordinamento. Le contestazioni contenute nell’esposto rappresentano la posizione del magistrato e chiamano direttamente in causa l’organizzazione dell’ufficio guidato da Melillo. Il Fatto Quotidiano ha riferito di aver chiesto una replica al procuratore nazionale senza ricevere risposta.

Il Movimento 5 Stelle chiede di ascoltare Di Matteo e Melillo

La vicenda ha già prodotto una prima iniziativa parlamentare. I componenti del Movimento 5 Stelle nella Commissione Antimafia hanno chiesto alla presidente Chiara Colosimo l’audizione immediata di Antonino Di Matteo e Giovanni Melillo. La richiesta formale è stata avanzata nella mattinata di oggi, 30 ottobre, dopo le notizie pubblicate dal Fatto Quotidiano. I parlamentari pentastellati ritengono necessario chiarire le circostanze denunciate dal sostituto procuratore nazionale e verificare come siano state condivise, all’interno della Dna, le informazioni sulle indagini condotte dalle Procure competenti. Al centro della richiesta anche le dichiarazioni rese dal procuratore De Luca sul filone mafia-appalti e la necessità di comprendere se gli aggiornamenti investigativi siano stati trasmessi all’intero gruppo stragi. La questione, dunque, non riguarda soltanto i rapporti tra due magistrati di vertice, ma il funzionamento del coordinamento nazionale delle indagini su una delle stagioni più drammatiche della storia repubblicana. Un tema che, dopo l’esposto di Di Matteo, potrebbe approdare anche a un confronto diretto davanti alla Commissione parlamentare Antimafia. (redazione@corrierecal.it)

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