Lascia il posto fisso a Firenze per Tropea: «Affitti insostenibili, torno in Calabria per vivere con dignità»
Dalla Toscana al Tirreno per sfuggire al carovita: la 53enne a Firenze spendeva 800 euro per un bilocale
Otto anni trascorsi a Firenze, un posto fisso in ospedale e una vita ormai ben avviata, costruita giorno dopo giorno tra colleghi, amicizie e abitudini consolidate. Eppure, a 53 anni, si può arrivare alla scelta drastica di lasciare tutto per fare ritorno a casa, in Calabria. A raccontare questa storia è Il Quotidiano Nazionale, accendendo i riflettori su una realtà sempre più evidente: oggi la crisi dell’alloggio non colpisce soltanto studenti e precari, ma anche chi può contare su un lavoro stabile e uno stipendio sicuro.
La protagonista di questa vicenda, originaria di Tropea, viveva da anni nel capoluogo toscano insieme alla sorella. Condividevano un piccolo bilocale nella zona dello Statuto: 800 euro al mese più le utenze. Dopo aver cercato a lungo, e invano, una sistemazione più grande, è maturata la decisione di chiedere la mobilità professionale e prepararsi a rientrare in Calabria.
A Tropea la aspetta la casa di proprietà, ma il confronto con i costi fiorentini resta impietoso: nella cittadina tirrenica un affitto si aggira sui 300 euro al mese, ben 500 in meno rispetto alla Toscana. A fare la differenza è anche un costo della vita decisamente più a misura d’uomo, fatto di piccoli dettagli che alleggeriscono il bilancio quotidiano, dai prodotti locali al mercato alla possibilità di coltivare un piccolo spazio verde.
Resta però l’amarezza per un addio non programmato. “Non si può lavorare soltanto per sopravvivere, senza avere la dignità di una vita”, afferma la donna. Il suo caso, come rileva Il Quotidiano Nazionale, riassume la grande contraddizione delle metropoli italiane d’oggi. A Firenze si stimano circa cinquemila famiglie bloccate in una terra di mezzo: guadagnano troppo per accedere alle case popolari, ma troppo poco per stare dietro ai prezzi del mercato privato, esasperato da turismo di massa e affitti brevi. E così, per molti lavoratori, l’unica vera alternativa per ritrovare serenità e qualità della vita diventa proprio quella di girarsi indietro e riprendere la strada verso casa.
