Sottosegretari, rimpasto ancora in stand by
Il Consiglio di Stato respinge l’appello della Regione sul referendum. Resta aperto il nodo della modifica statutaria e slitta ancora l’allargamento della Giunta
Tanto rumore per nulla. O quasi. E così la contesa aspra, combattuta ormai da mesi, a colpi di ricorsi e controricorsi, sulla modifica statutaria relativa alla reintroduzione della figura del sottosegretario regionale (due quelli previsti, ma soltanto Figliolia è stato nominato e rimane ancora in carica), è giunta, forse, al capitolo conclusivo. O, almeno, di sicuro si sono poste le condizioni per decretarne la fine, come chiede a gran voce l’opposizione in Consiglio regionale, che non nasconde la propria soddisfazione per il risultato raggiunto. Mentre, dall’altra parte della barricata, prevale il no comment, in ossequio a una linea seguita nei vari precedenti step della vicenda.
La questione, caratterizzatasi già dalle prime battute per l’alto tasso di polemica, è diventata col tempo terreno di scontro ancora più duro tra i due schieramenti che si confrontano nell’agone calabrese. E il braccio di ferro che ne è scaturito, ad onta delle apparenze, potrebbe persino non finire qui. Intanto, il Consiglio di Stato, con una sua recente sentenza breve, ha rigettato l’appello presentato dalla Regione avverso la sentenza del Tar Calabria che aveva confermato il referendum, consultazione originariamente fissata per il 29 novembre che, nel frattempo, è stata messa in stand-by. Le risorse, 7 milioni di euro, inizialmente stimate per lo svolgimento del voto sono state ricollocate in un provvedimento mirato al contrasto del caro carburante.
L’innovazione al centro della discordia, l’istituzione del sottosegretariato regionale, che poi innovazione non è perché si tratta, per così dire, di una «riscoperta» a parti invertite, chiama in causa una figura di sottogoverno di cui obiettivamente non si avvertiva e non si avverte alcuna necessità e che era stata già adottata (e poi accantonata) più di vent’anni addietro dall’allora Giunta Loiero. Oggi a riproporla è stato il centrodestra, unendone le sorti, altro elemento che contribuisce a fare lievitare la tensione almeno all’interno della maggioranza, al recepimento della normativa nazionale legata all’allargamento dell’esecutivo con l’inserimento di altri due assessori, come previsto in questo specifico caso dalla legislazione nazionale.
Dopo la sentenza del Tar che, nella seduta del 2 settembre scorso, ha respinto il ricorso presentato dalla Regione e volto ad annullare la consultazione richiesta dal centrosinistra, confermando di fatto i desiderata della coalizione attualmente all’opposizione, dalla Cittadella di Germaneto è arrivata a stretto giro la risposta della Giunta Occhiuto, che ha proposto appello urgente al Consiglio di Stato. Da qui, dopo qualche mese di attesa, la pronuncia definitiva del massimo organo della giustizia amministrativa, che ha confermato la sentenza impugnata, chiarendo espressamente di non essere titolato a esprimersi in materia, così come aveva in precedenza deciso il Tar Calabria, e ribadendo infine che, sul contenzioso, il giudice dotato di giurisdizione è quello ordinario. Va da sé, a questo punto, che la valutazione spetta alla Regione, che dovrà decidere se chiudere qui la partita o proseguire nel contenzioso. E tutto questo tenuto conto che, come dicevamo, il referendum comunque non si dovrebbe tenere, avendo il Consiglio regionale abrogato in prima lettura (ne è prevista tuttavia una seconda) la norma in parola, cancellando, di conseguenza, anche il decreto con il quale era stata indetta la consultazione popolare.
Evitate, forse, le urne, la partita è diventata per forza di cose sempre più complessa e articolata. Soprattutto sul piano squisitamente politico. Se da una parte il centrosinistra unito oggi esulta per la decisione, sostenendo che «è arrivato il momento di dire finalmente basta e mettere fine a questa vicenda incresciosa per la nostra regione», dall’altra parte della barricata la Regione, nello specifico la sua maggioranza di centrodestra, si trova tra le mani una bella gatta da pelare.
L’entrata in scena dei sottosegretari, infatti, in base alla legge approvata in Consiglio lo scorso gennaio, è stata ancorata anche all’allargamento della Giunta da sette a nove componenti, come previsto dalla normativa nazionale. È di tutta evidenza che, essendo i due aspetti legati, la stasi attuale dilata giocoforza i tempi del rimpasto dell’esecutivo – a questo punto non si sa quanto subito o voluto dalla maggioranza – lasciando ancora a bocca asciutta Lega e Noi Moderati, i due partiti della coalizione di maggioranza, che non vedono certo di buon occhio il protrarsi dell’attesa del loro coinvolgimento diretto nel governo della Regione. Con tutto ciò che questo comporta. (redazione@corrierecal.it)
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