Il “groviglio” politico di Catanzaro. Il campo largo si vede ma resta diviso: “resistenze” su Fiorita. Nel centrodestra è anarchia
Quadro sempre frastagliato negli schieramenti. Prima interlocutoria interpartitica del centrosinistra. Le tensioni in Forza Italia agitano il centrodestra
CATANZARO Un dato accomuna il centrosinistra e il centrodestra a Catanzaro: il “groviglio” per il momento inestricabile che li accompagna in questa prima fase di trattative in vista delle elezioni comunali. Una confusione ovviamente fisiologica e forse anche logica visto il lasso di tempo che ancora separa dal voto per Palazzo De Nobili, solo che a questa confusione si accompagna l’attuale sbaraglio dei partiti “cardine” delle due coalizioni, il Pd per il centrosinistra e Forza Italia per il centrodestra, alle prese con divisioni interne, “strappi” e fughe in avanti. Tutti dicono che entro Natale il quadro si chiarirà ma non dicono in realtà quali sono i punti nodali: al tirar delle somme, alla fine ogni decisione sui candidati sindaco passerà dai tavoli nazionali e alla fine ci saranno sicuramente almeno un paio di aggregazioni fuori dai poli che potrebbero poi fare la differenza. Si vedrà.
La prima interpartitica del centrosinistra
Intanto la cronaca spicciola racconta di un centrosinistra che ieri ha tenuto la prima “vera” interpartitica di coalizione, alla presenza di tutte o quasi tutte le sigle del campo cosiddetto largo (largo essenzialmente per i tanti “cespugli” l cui cifra elettorale appare francamente molto irrisoria). Sgomberare subito i dubbi: nessuna decisione, riunione interlocutoria, sul tavolo tutto il campionario che il centrosinistra generalmente espone quando non sa cosa dire e soprattutto non sa cosa fare, e cioè, obiettivo unità, condivisione di una metodologia di lavoro che punti soprattutto sul programma per la città di Catanzaro. Nomi? Per carità, manco a parlarne (forse alla prossima interpartitica, in programma a quanto pare tra una decina di giorni). Insomma, la solita “fuffa” progressista. Su tutti secondo i “bene informati” c’è il nome del sindaco uscente Nicola Fiorita, che sta preparando la sua ricandidatura anche con passaggi romani ai massimi livelli, dai quali avrebbe avuto riscontri positivi subordinati però a determinati step: in sintesi, da Elly Schlein a Giuseppe Conte sarebbe stato chiesto a Fiorita di dismettere i panni “a-partitici” e prendere (finalmente) posizione per l’una o per l’altro. Fiorita resta un profilo fortissimo ma su di lui la coalizione a livello locale – sempre secondo fonti interne al centrosinistra – non è per nulla compatta: su Fiorita convergerebbero già buona parte del Pd e il M5S (che però elettoralmente è una “incognita”), ma il resto, a cominciare da Avs, è molto perplesso. La contestazione principale che gli scettici muovono Fiorita? Il fatto di aver amministrato finora al Comune con il “fiancheggiamento” di consiglieri comunali di matrice centrodestra, tra l’altro possibili ricandidati sempre con il centrodestra. In realtà, gli alleati – sarebbe emerso dall’ultima interpartitica – gettano la palla al Pd: se i dem si decidono, nessuno romperà lo schieramento. Ma i dem si decideranno? Bella domanda. Intanto Francesco Pitaro, dirigente apicale del Pd, è già decisamente in cmapo con il suo movimento civico “Punto di svolta”, al quale guarda una fetta consistente del Pd e non solo: soprattutto, Pitaro non sembra assolutamente condizionato né preoccupato da quello che faranno i progressisti, potendo intercettare anche istanze terzopoliste. Ultimo dato: ieri nell’interpartitica non sarebbe stato miminamente fatto cenno all’ipotesi primarie, in effetti molto improbabbili. Ed è già un passo avanti.
L’anarchia nel centrodestra
Un passo avanti che invece al momento non si riscontra nel centrodestra, dove regna l’anarchia totale, soprattutto in Forza Italia, che sembra stia perdendo pezzi significativi. Il consigliere comunale azzurro Sergio Costanzo è lanciato su una strada di potenziale autonomia, il collega Antonello Talerico, già consigliere regionale, non c’è giorno senza che non critichi l’azione del governatore e leader nazionale azzurro Roberto Occhiuto, a chi gli chiede conto Sergio Abramo non farebbe mistero di volersi ricandidare con o senza Forza Italia. Fratelli d’Italia rivendica la candidatura a sindaco di Catanzaro (in realtà rivendica tutte le candidature sul tavolo in Calabria…) e anche a ragion veduta essendo il partito più forte del centrodestra, ma il nome del presidente di Unindustria Aldo Ferrara, che piace ai meloniani, al momento è forte ma non ha sfondato. C’è poi Filippo Mancuso più come Filippo Mancuso che come Lega: il vicepresidente della Regione non scopre le sue carte, l’idea di correre per fare il sindaco ovviamente la accarezza e tanto ma solo a certe condizioni – come l’unità del centrodestra – che al momento non ci sono. Infine, l’incognita Futuro Nazionale, che ha appena indicato il proprio referente cittadino nell’ex consigliere comunale Andrea Amendola: annunciati una lista e un candidato sindaco ma il big vannacciano sul territorio, Mimmo Tallini, secondo i “bene informati” sarebbe guardando a 360 gradi all’intero quadro politico catanzarese, con un occhio di riguardo alle spinte terzopoliste che si muovono dietro le quinte. Laddove, in realtà, come storia insegna, in realtà si decidono le sorti elettorali di Catanzaro. (a. cant.)
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