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Vietti (Csm): «Forse su Giusti abbiamo sbagliato»

ROMA Il “caso Giusti” continua a far discutere. «Abbiamo sbagliato? Forse sì ma del senno di poi sono piene le fosse». Così il vicepresidente del Csm, intervistato da Omnibus, torna a parlare del cas…

Pubblicato il: 04/04/2012 – 12:41
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ROMA Il “caso Giusti” continua a far discutere. «Abbiamo sbagliato? Forse sì ma del senno di poi sono piene le fosse». Così il vicepresidente del Csm, intervistato da Omnibus, torna a parlare del caso del gip di Palmi, Giancarlo Giusti, arrestato nei scorsi giorni nell`ambito di un`inchiesta sulla `ndrangheta. Nello scorso novembre, il Csm lo aveva “promosso” con la terza valutazione di professionalità. «Giusti, a dicembre 2011 – ricorda Vietti –, quindi ben prima di essere arrestato, fu sospeso dalle funzioni e dallo stipendio. Quindi i rimedi disciplinari il Consiglio li ha attivati e li ha attivati prontamente. Dopo di che c`è l`episodio di valutazione di professionalità: effettivamente il Consiglio, peraltro con una decisione presa a maggioranza, quattro voti contrari e quattro astensioni, con un dibattito anche molto ampio, diede una valutazione di professionalità positiva». Il Csm, però, sottolinea Vietti, «giudicò allo stato degli atti, fece una valutazione, come sempre succede, basandosi sulla documentazione di cui disponeva, con opinioni diverse perché il Consiglio è un organo collegiale basato su un confronto dialettico».
Il numero due di Palazzo dei Marescialli ha, quindi, voluto dare atto alla Commissione che si occupa delle valutazioni professionali «di aver fatto un lavoro accurato portando in Consiglio quasi tremila proposte dall`inizio della consiliatura».
Tornando, quindi, al caso Giusti, Vietti aggiunge: «Alla luce degli eventi successivi mi chiede se la decisione sulla valutazione di professionalità fu sbagliata? Sì. C`erano gli elementi per prendere una decisione diversa? Alcuni consiglieri opinarono di siì, altri di no. Dobbiamo, senza recriminare sul passato – conclude – fare tesoro di questa esperienza per un`autocritica che induca il Consiglio a usare tutti gli strumenti per certificare la qualità del magistrato, la sua correttezza professionale e anche la sua deontologia».

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