L`impegno di Vietti per i Tribunali calabresi
COSENZA Michele Vietti, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, arriva a Cosenza chiamato dal Rotary e subito deve fare i conti con una realtà di certo a lui già nota. La giustizia…

COSENZA Michele Vietti, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, arriva a Cosenza chiamato dal Rotary e subito deve fare i conti con una realtà di certo a lui già nota. La giustizia in Calabria è in affanno e malgrado le palesi difficoltà, resta in trincea contro la criminalità organizzata, cogliendo pure non pochi successi. Ma il grido d’allarme che i magistrati calabresi hanno colto l’occasione di lanciare è grave. Santi Consolo, procuratore generale di Catanzaro, con al suo fianco Dario Granieri, procuratore capo di Cosenza, parla con franchezza quasi brutale, spiegando che i recenti blitz che hanno inferto durissimi colpi alla ’ndrangheta sono stati condotti dai suoi vice, lavorando in una condizione di assoluta insufficienza di organici, “soprattutto a Vibo, dove manca il sessanta per cento del personale necessario”. Questa insufficienza degli uffici giudiziari rischia di vanificare i colpi assestati alle cosche, perché i procedimenti potrebbero non trovare magistrati in numero sufficiente per portarli avanti.
Vietti ascolta annuendo, mentre Consolo gli snocciola impietosamente la condizione della giustizia in una regione dove quel fronte dovrebbe essere ben solido. “Le sedi vacanti non trovano sostituti, per mancanza di richieste di trasferimenti nella nostra regione – spiega ancora Consoli – per questo chiediamo al Consiglio superiore di affrontare questa situazione, dislocando in Calabria i nuovi magistrati, ma pure di fare argine contro quella politica che vorrebbe ulteriormente sguarnire le fila della magistratura calabrese”. Un atto d’accusa forte, di cui il procuratore di Catanzaro si era già fatto protagonista nel corso dell’apertura dell’anno giudiziario. A Vietti non resta che promettere un impegno, sapendo però che “la coperta è troppo piccola e si rischia sempre di lasciare sguarniti territori a rischio. Certamente faremo in modo che un certo numero di nuovi magistrati siano trasferiti qui in Calabria, in considerazione del fatto che qui combattete una battaglia difficile contro una criminalità molto forte”.
Quando poi lo sguardo si stacca dalla continua emergenza della giustizia calabrese, per rivolgersi verso orizzonti nazionali, Vietti ha modo di spiegare che “c’è un forte collegamento tra la giustizia e il contesto economico di un paese, per questo parlare di giustizia nel mezzo di una tempesta come quella della crisi attuale non è bizzarro, anzi del tutto coerente”. Questa è la tesi di partenza dell’ultimo libro scritto dal vicepresidente, dal titolo “Facciamo giustizia: istruzioni per l’uso del sistema giudiziario”. Il libro affronta i ritardi della giustizia italiana, “che dovrebbe sincronizzare meglio gli orologi con quelli della società”, spiega Vietti, ricordando la reprimenda giunta dall’Europa che accusa l’Italia di essere terz’ultima come tempi medi nel raggiungimento della conclusione dei procedimenti giudiziari. Le soluzioni proposte da Vietti riguardano il civile, “per il quale occorre pensare a circuiti alternativi di risoluzione dei processi”, mentre il penale dovrebbe affrontare il problema della prescrizione, “perché non è possibile, né giusto, che in Italia vinca chi arriva per ultimo”. Una metafora efficace per descrivere una condizione ben nota. (0020)