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Reggio, lancio di uova contro Palazzo Campanella

REGGIO CALABRIA Lancio di uova, cariche della Polizia, urla e spintoni. In consiglio regionale è un giorno di ordinaria guerriglia. Un centinaio di lavoratori lsu-lpu ha dato vita a una protesta da…

Pubblicato il: 11/09/2014 – 11:17
Reggio, lancio di uova contro Palazzo Campanella

REGGIO CALABRIA Lancio di uova, cariche della Polizia, urla e spintoni. In consiglio regionale è un giorno di ordinaria guerriglia. Un centinaio di lavoratori lsu-lpu ha dato vita a una protesta davanti a Palazzo Campanella. I precari chiedono il pagamento degli stipendi arretrati e qualche certezza in più sul loro futuro. Gli animi si sono subito surriscaldati, in particolare quando i lavoratori hanno richiesto con forza di incontrare il presidente del Consiglio Franco Talarico e la “governatrice” Antonella Stasi. Tensione alle stelle, poi un fitto lancio di uova contro l’entrata principale del palazzo. Pronto l’intervento degli agenti antisommossa che hanno allestito un cordone per impedire ai manifestanti di entrare. Volano parole grosse, poi un accenno di scontro con la polizia, che però è rientrato subito dopo. A riportare la calma, l’intervento del capo di gabinetto del Consiglio, Pasquale Crupi, che ha rassicurato i manifestanti e garantito che l’incontro richiesto ci sarà. Da qui a breve i rappresentanti dei lavoratori dovrebbero essere ricevuti da Talarico. Possibile anche la presenza della Stasi e dell’assessore Nazzareno Salerno. «Non ce ne andremo fino a quando non avremo garanzie», dice uno dei manifestanti. La situazione di questi lavoratori è drammatica. Alcuni non ricevono uno stipendio dal maggio 2013, altri da ottobre dello stesso anno. A dare voce alla protesta è Giorgio Dara, del sindacato Usb: «I pagamenti non arrivano, e nel frattempo assistiamo al continuo scaricabarile tra Stato e Regione. Sfido chiunque a rimanere senza alcun tipo di sussistenza per più di un anno e non perdere la pazienza. Ci stanno snobbando, nessuno ci rappresenta».

Intanto, l’Usb denuncia che un lavoratore sarebbe stato «arrestato» mentre «stava protestando in modo assolutamente pacifico, come tutti gli altri, solo che per sua sfortuna, non aveva dietro documenti, per cui è stato portato via come un delinquente».

 

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it

 

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