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Domani precari calabresi in piazza

LAMEZIA TERME «Non credono più alla politica» e sono «stanchi di aspettare» i 30 mila lavoratori calabresi in mobilità che domani si daranno appuntamento in alcune delle piazze calabresi.Operai, im…

Pubblicato il: 30/09/2014 – 10:24
Domani precari calabresi in piazza

LAMEZIA TERME «Non credono più alla politica» e sono «stanchi di aspettare» i 30 mila lavoratori calabresi in mobilità che domani si daranno appuntamento in alcune delle piazze calabresi.
Operai, impiegati, operatori dei call center e dei servizi socio-sanitari si uniranno in sit-in che avranno luogo a Reggio Calabria, Catanzaro e Cosenza, cui aderiranno anche sigle sindacali e precari.
Tutto, pur di combattere contro i morsi di una crisi che non dà tregua, «toglie diritti, priva del necessario» e lascia soli, senza alternative e senza la possibilità di essere ricollocati sul mercato del lavoro.
Le mezze promesse e le mezze verità non bastano più ai precari calabresi, che con il primo ottobre, chiedono una «soluzione definitiva a questa vertenza che coinvolge tutti».
«Per troppi anni – si legge infatti un una nota dei lavoratori e delle lavoratrici in deroga di Reggio Calabria – abbiamo aspettato una risposta positiva, per troppi anni i responsabili e i politici di turno ci hanno preso in giro promettendo un ricollocamento lavorativo, per troppi anni siamo andati a votare in elezioni amministrative, regionali e politiche, sperando in una soluzione. Per troppi anni – hanno proseguito – abbiamo visto colleghi sfrattati come bestie dalla loro umile ma dignitosa casa per trovare rifugio da parenti e amici, mentre i nostri familiari ci chiedevano quando ci avrebbero pagato, se ci avrebbero ridato un lavoro o come avremmo fatto per la spesa e per i libri dei bambini». Difficoltà che saranno ribadite in occasione dell’appuntamento di ottobre, e richieste che avranno destinatari specifici: i politici regionali e nazionali che, fanno sapere ancora gli interessati, «dovranno discutere sulle nostre richieste, che riguardano il pagamento delle spettanze cui di solito viene sottratto quasi un quarto di Irpef e sono ferme al 2013, il proseguimento della mobilità in deroga per tutti i lavoratori in attesa di una nuova ricollocazione lavorativa e, per l’appunto – hanno concluso – un lavoro».

 

z. b.

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