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Il “mondo di mezzo” vibonese

VIBO VALENTIA A un certo punto, quando arriva il momento di scegliere il presidente di quella «cooperativa de ‘ndranghetisti» che Salvatore Buzzi avrebbe messo in piedi per ricambiare i favori rice…

Pubblicato il: 21/12/2014 – 9:22
Il “mondo di mezzo” vibonese

VIBO VALENTIA A un certo punto, quando arriva il momento di scegliere il presidente di quella «cooperativa de ‘ndranghetisti» che Salvatore Buzzi avrebbe messo in piedi per ricambiare i favori ricevuti dai Mancuso, tra i sodali di Mafia Capitale spunta l’idea di affidare l’incarico di legale rappresentante alla moglie di Giovanni Campennì. La “Santo Stefano” si sarebbe occupata delle pulizie al mercato Esquilino e, in effetti, la consorte dell’imprenditore nicoterese (indagato a piede libero nell’inchiesta della Procura di Roma) non era nuova del settore. La donna, infatti, è titolare della ditta “La Fenice servizi ambientali”, a cui diversi enti pubblici si sono affidati anche di recente per il noleggio di automezzi per la raccolta dei rifiuti. Nonostante il “curriculum” dei Campennì: Giovanni, nipote del boss ergastolano Peppe Mancuso (“Mbrogghjia”), ha precedenti penali per truffa, estorsione e furto; il fratello Francesco (“Ciccillo”) è stato arrestato nell’ambito dell’operazione antidroga “Decollo”; un altro fratello, Cosimo, secondo la Dda di Catanzaro avrebbe un ruolo in una presunta commistione di interessi tra alcune società del gruppo Rtl e «attività gestite da personaggi ritenuti vicini ai Mancuso».

 

GLI APPALTI PUBBLICI

L’interesse della famiglia Campennì per il business dei rifiuti non è cosa recente. Il padre di Giovanni, Eugenio, se ne occupò per i Comuni di Nicotera e San Calogero fino a quando, nel luglio 2003, la Prefettura di Vibo intervenne per segnalare possibili infiltrazioni mafiose nella gestione del servizio. «In seguito verrà accertato – scrive il Ros di Roma – che lo stesso (Eugenio Campennì, ndr) aveva costituito l’anello di congiunzione tra la cosca Mancuso ed alcune società dedite all’appalto dei lavori inerenti la raccolta dei rifiuti solidi urbani, nei comuni di Nicotera-San Calogero». Dopo l’intervento del prefetto dell’epoca l’appalto fu revocato, ma le società che se lo aggiudicarono in seguito – la “Proserpina s.p.a” e la “Meridional Servizi s.a.s” – secondo gli inquirenti erano comunque riconducibili ai Campennì. «Dagli accertamenti svolti – annotano i carabinieri – Campennì Eugenio risultava socio della “Proserpina s.p.a.” sino al 20.02.2001, mentre il figlio Campennì Giovanni risultava tra i dipendenti della citata ditta».Quella degli appalti nicoteresi è storia vecchia, ma l’interesse dei Campennì verso il settore sarebbe proseguito fino ai giorni nostri, proprio attraverso la ditta di cui è rappresentante legale la moglie di Giovanni. Tra le risultanze che la Guardia di finanza ha raccolto indagando su Eurocoop e sul Comune di Vibo, per esempio, ci sarebbero diverse tracce di rapporti tra l’azienda che si occupava della raccolta dei rifiuti in città e “La Fenice”, che ha fornito alcuni automezzi. Tra questi, per esempio, uno scarrabile con attrezzatura “a ragno” noleggiato dall’1 aprile al 31 dicembre 2011 a 2.500 euro al mese oltre Iva. All’aprile scorso, invece, risale il contratto stipulato dal Comune di Gioia Tauro, che ha noleggiato un autocompattatore per sei mesi con una spesa di poco inferiore ai 20mila euro. Con un’altra determina, datata febbraio 2014, il Comune della Piana aveva già impegnato 42mila euro da destinare alla ditta nicoterese per il noleggio, per 12 mesi, di una vasca con capienza di 8 mc dotata di costipatore per la raccolta differenziata. Ma anche l’amministrazione provinciale vibonese si è rivolta all’azienda della moglie di Campennì: è stata proprio “La Fenice” a occuparsi, a fine luglio 2011, della sistemazione degli arenili tra Pizzo e Nicotera. Quei lavori, costati alla Provincia 37mila euro, furono assegnati con affidamento diretto. 

 

L’INTERCETTAZIONE 

«… Dice “alt compari, un attimo, parliamo”… ci siamo messi a parlare “noi siamo .. in questo periodo.. bersagliati.. sappiamo tutto ciò che è successo a Vibo.. noi siamo bersagliati dai Giudici, dai cosi… però chiamiamo un ragazzo… che è pulito nella legge e quindi nello… ok..” ci siamo dati appuntamento e ci ha presentato questo “gingillo” diciamo.. capisci?». Pur essendo ormai abbondantemente note, le parole con cui Salvatore Ruggiero riferiva a Buzzi ciò che gli avevano detto i Mancuso non sono in realtà così chiare come potrebbero sembrare. È evidente come qualcuno del clan si lamentasse delle inchieste della magistratura, ma forse in quel frangente non ci si riferiva solo ad arresti e operazioni antimafia che pure hanno inflitto duri colpi alla cosca egemone sul territorio. Probabilmente, si ragiona in ambienti investigativi, a dare così fastidio potrebbero essere anche i provvedimenti che colpiscono quella zona grigia che a Vibo in passato sembrava intoccabile. Il lavoro delle forze dell’ordine e della Procura si è diretto spesso in questo senso, anche attraverso attività preventive e provvedimenti di natura economica che hanno scalfito parte dell’elitè imprenditoriale della città. È in questi ambienti, come in molti enti pubblici, che i Mancuso potrebbero aver trovato una sponda «pulita» per dare sbocco ai loro affari. Ed è qui che galleggia quel “mondo di mezzo” in cui, a Vibo come a Roma, gli interessi delle cosche più potenti si fondono con quelli di notabili al di sopra di ogni sospetto. 

 

Sergio Pelaia

s.pelaia@corrierecal.it

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