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Reggio, la «riscossa civica» a 5 anni dalla bomba in Procura

REGGIO CALABRIA È tornato puntuale in piazza per celebrare come ogni anno l’anniversario di lotta, resistenza e indignazione civile del 3 gennaio il movimento “Reggio non tace”, ancora compatt…

Pubblicato il: 03/01/2015 – 18:21
Reggio, la «riscossa civica» a 5 anni dalla bomba in Procura

REGGIO CALABRIA È tornato puntuale in piazza per celebrare come ogni anno l’anniversario di lotta, resistenza e indignazione civile del 3 gennaio il movimento “Reggio non tace”, ancora compatto e determinato nel chiedere un risveglio alle coscienze dei reggini a cinque anni dalle bombe che deflagrarono di fronte al portone della Procura generale, segnando l’inizio di una stagione di paura, attentati e veleni in città. Bombe come schiaffi per i semplici cittadini che proprio in quel 3 gennaio si sono convertiti in attivisti del movimento nato all’epoca dalla spontanea ondata di indignazione e oggi ancora in piazza per chiedere una «riscossa civica». Cittadini che hanno sentito la necessità di manifestare in difesa di una città ferita da ordigni rimasti ancora senza un vero perché, oggi continuano a manifestare per testimoniare la propria vicinanza a quei magistrati che oggi come ieri sono sotto attacco. E oggi come ieri rischiano quell’isolamento «che spesso – dicono con preoccupazione dal movimento – è la vigilia di pericoli sempre peggiori». Una cappa che gli attivisti di Rnt vogliono rompere. Per questo in piazza hanno chiamato il procuratore capo Salvatore Di Landro, più volte oggetto di attacchi, don Pino De Masi, vicario generale della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi e responsabile regionale di Libera, l’imprenditore Antonio De Masi, da anni sotto scorta, e Michele Albanese, il cronista che da mesi vive sotto protezione per le preoccupanti minacce ricevute da chi non ha gradito le verità riportata dai suoi pezzi. Ad ascoltarli non ci sono folle oceaniche. Il sit-in convocato dal movimento non raggruppa più di duecento persone. Si fa vedere qualche politico – il consigliere comunale Filippo Quartuccio, gli assessori Angela Marcianò e Antonino Zimbalatti – ma nessuno prende la parola. «Non è cambiato moltissimo dal 2010 in cui ci siamo ritrovati per la prima volta in piazza in città ci si continua a voltare dall’altra parte», dice – forse con amarezza – padre Giovanni Ladiana, anima e fondatore di Reggio non tace. Ma la mancata risposta della città, forse distratta dai saldi, forse impigrita dal freddo inconsueto, per Rnt non significa arrendersi, ma rilanciare. Per metà gennaio, è in preparazione un incontro pubblico per esprimere la propria solidarietà alla magistratura reggina, ma anche una riunione – con i magistrati che vorranno parteciparvi – per discutere le strategie che gli attivisti dovranno mettere in campo per costituirsi scorta civica della Procura. Ma anche costruire dal basso quella coscienza che tutt’ora sembra sopita.
I magistrati – assicura il procuratore capo Di Landro – ci sono e ci saranno, «in questi anni – assicura – si è fatto molto per contrastare la criminalità, adesso quello che bisogna cambiare è la mentalità». Un processo che, a detta del giornalista Michele Albanese, lentamente si sta mettendo in marcia. «Qualcosa – dice con l’esperienza di chi ha pagato la propria battaglia sulla propria pelle – sta cambiando». Per questo per Albanese è necessario resistere, continuare a lottare per «cambiare questa terra bella e amara, per sconfiggere una minoranza che non merita la nostra terra e la nostra cultura». Non si sente un eroe, non si sente un esempio, ma solo «un cronista che racconta la verità dei fatti. Da quando sono sotto scorta – ammette – la mia vita è cambiata, è diventata molto più difficile, ma continuo a combattere per raccontare il territorio». Di resistenza necessaria parla anche l’imprenditore Antonio De Masi, per il quale combattere chi ha cercato di metterlo all’angolo è diventata l’unica scelta possibile perché «la mia angoscia era minoritaria rispetto al bene principale e ho deciso di continuare per non indicare ai nostri figli la strada della fuga». Una fuga da Reggio Calabria, dalla Calabria che per chi oggi è sceso in piazza deve smettere di essere l’unica strada possibile per chi sceglie di dire no alla ndrangheta.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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