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Un tesoro (inestimabile) dimenticato

Una ricchezza dimenticata. E dal valore inestimabile. Il sito archeologico di Castiglione di Paludi, che si trova alle pendici della Sila greca, in provincia di Cosenza, è uno dei più importanti de…

Pubblicato il: 01/04/2015 – 16:47

Una ricchezza dimenticata. E dal valore inestimabile. Il sito archeologico di Castiglione di Paludi, che si trova alle pendici della Sila greca, in provincia di Cosenza, è uno dei più importanti del Mezzogiorno. Ma poco conosciuto. Un tempo lì si svolgeva la vita politica e militare dei Bretti – antagonisti prima delle città greche della costa e poi dei Romani –, che caratterizzarono l’assetto territoriale dei secoli IV e III con centri stabili e fortificati su altopiani. Il centro si svuota verso la fine del III secolo a.C., probabilmente in conseguenza dell’alleanza stretta dai Bretti con Annibale, nel corso della seconda guerra punica.
Si respira storia e leggenda in ogni angolo. Punte di lancia, fibule, bottoncini e braccialetti, ma anche oggetti in ceramica, coltelli e rasoi. Reperti, però, che giacciono lì dimenticati. La solita storia – tutta calabrese – della burocrazia e delle istituzioni che – per meri cavilli o semplici prese di posizione – mettono in secondo piano i tesori (dimenticati) della nostra terra. Eppure quello di Paludi è un sito antichissimo. Palmino Maierù, ex dipendente della Telecom di Paludi e per oltre 20 anni consigliere comunale non smette di studiare la storia che si respira in quei luoghi. Recentemente, consultando antiche carte in archivi e biblioteche ha scoperto in un atto del notaio De Paola di Rossano, dei primi anni del Settecento, qualcosa che riguarda proprio Paludi.
Infatti, l’antico insediamento non ha finora fornito elementi che consentono di identificarlo con i siti storicamente noti. Quindi non ha ancora un nome. È conosciuto come “Castiglione” perché la collina su cui sorge l’abitato si eleva dal terreno circostante con pareti di roccia verticali per la quasi totalità del perimetro somigliante, appunto, a un castello: per questo il toponimo del luogo è “Castiglione”. Nella parte più accessibile, salendo dal torrente Coserie, l’antico insediamento è protetto, come è noto, da una cinta muraria e da una grande porta con torri da cui entravano uomini e cose, formate da enormi blocchi squadrati di arenaria locale.
Nell’atto notarile che individua i confini di alcuni terreni privati della collina e delle vicinanze si legge che, salendo dalle Coserie,

«(…) dentro il circuito di Castiglione si contiene un luogo (…) che si dice Agretto e questo principia da una muraglia antica di pietre a secco e per le siliche in sù (…) si esce al bastione vecchio di Castiglione alias porta delli Giganti (…)».
Per Maierù ciò conferma che già secoli fa la grandezza della struttura ha fatto pensare che gli autori di quei lavori fossero persone dotate di enorme forza, appunto i giganti di Paludi.
E mentre molti giovani laureati dell’Università della Calabria sono costretti a mettere il loro titolo di studio in un cassetto o fare le valigie per lavorare come archeologi all’estero, in quel di Castiglione di Paludi i reperti giacciono lì. A terra. Custodi di una storia importante, ma che i calabresi ancora non possono conoscere.

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