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“Marine”, scatta la prescrizione per le 'ndrine di Platì

REGGIO CALABRIA Crolla sotto i colpi della prescrizione il procedimento ordinario “Marine”, scaturito dall’inchiesta che nel lontano 2003 ha assestato un duro colpo ai clan dei Barbaro “Castani” e …

Pubblicato il: 08/04/2015 – 16:29
“Marine”, scatta la prescrizione per le 'ndrine di Platì

REGGIO CALABRIA Crolla sotto i colpi della prescrizione il procedimento ordinario “Marine”, scaturito dall’inchiesta che nel lontano 2003 ha assestato un duro colpo ai clan dei Barbaro “Castani” e dei Trimboli-Perre, fra le famiglie egemoni nel territorio di Platì. Accogliendo le istanze delle difese, la Corte d’appello di Reggio Calabria ha derubricato ad associazione per delinquere semplice il reato contestato non solo a Domenico Pascale, in passato condannato a 4 anni, Domenico Barbaro, come a Marianna barbaro, Giuseppe Pelle, Caterina Perre, Bruno Trimboli e Giuseppe Trimboli, tutti in precedenza condannati a 7 anni di carcere, ma anche ad elementi considerati di peso nella ndrangheta della Jonica come Giuseppe Barbaro, Pasquale Barbaro e Rocco Trimboli, in passato tutti condannati a 12 anni. Con la derubricazione del reato invece, oggi la Corte nei loro confronti ha dovuto disporre dunque il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. Cade anche l’aggravante mafiosa contestata a Pascale per il reato di favoreggiamento, anche questo caduto sotto la mannaia della prescrizione.
Nato dall’omonima inchiesta che aveva portato al maxiblitz del novembre del 2003, quando l’intero paese d Platì era stato cinto d’assedio dai carabinieri del comando provinciale, con il supporto dello Squadrone Cacciatori, il procedimento è sembrato ridimensionarsi già in fase di udienza preliminare. Degli oltre 140 indagati, 44 avevano scelto l’abbreviato, mentre solo 19 erano stati rinviati a giudizio. Per l’accusa, le ndrine si erano appropriate delle istituzioni comunali, arrivando a detenerne il completo controllo. In questo modo, gli uomini dei clan avevano acquisito il monopolio degli appalti pubblici, in alcuni casi liquidati senza che i lavori fossero mai stati eseguiti. Attività cui i clan affiancavano i “tradizionali” traffici di stupefacenti, come il riciclaggio internazionale dei proventi dei sequestri di persona. Nell’ambito dell’operazione, è stata scoperta e distrutta la fitta rete di cunicoli e bunker che per decenni ha consentito non solo ai latitanti di Platì di sottrarsi alla giustizia, ma anche – si ipotizza – di occultare numerosi sequestrati.

 

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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