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Politica dal volto umano

LAMEZIA TERME A Praga, qualche decennio fa, si discuteva di “socialismo dal volto umano”, la linea antiautoritaria voluta da Alexander Dubček, che mirava a introdurre elementi di democrazia in tutt…

Pubblicato il: 24/04/2015 – 11:24
Politica dal volto umano

LAMEZIA TERME A Praga, qualche decennio fa, si discuteva di “socialismo dal volto umano”, la linea antiautoritaria voluta da Alexander Dubček, che mirava a introdurre elementi di democrazia in tutti i segmenti della società. Michele Marzano – parlamentare del Pd e filosofa che oggi si trova a Lamezia per presentare il suo ultimo libro “Non seguire il mondo come va” – sembra ispirarsi più alla stagione politica del segretario del Partito comunista cecoslovacco che a quella di Renzi. Neppure la nazionalità sembra avvicinarli. Con il premier condivide il partito, ma pochi sembrano i punti di contatto “reali”. Non si tratta di un’iperbole perché, proprio da questo sentirsi costantemente «fuori posto» nasce il suo volume, edito da Utet e oggi presentato ai ragazzi del liceo “Tommaso Campanella” e, alle 18.30, alla libreria “Gioacchino Tavella”. Una pubblicazione agile, ma fitta di episodi in cui i componenti della Camera dimostrano di avere una distanza siderale non solo dall’autrice – «abituata all’Università» e meno agli scranni di palazzo e ai «giochi di potere» – ma anche, lamenta la parlamentare, «dai problemi reali della gente».
Il libro sembra avere un titolo emblematico: una presa di distanza “ufficiosa” da un certo modo di fare politica?
«Da un certo modo di fare politica e da un certo modo di essere intellettuali. All’inizio del libro cito Jean Guéhenno, che diceva che “Il vero tradimento è seguire il mondo come va e occupare lo spirito a giustificare questo”. Non voglio seguire le cose per come vanno, ma cercare di apportare agli eventi un contributo mio che sia anche utile. In politica troppe persone scendono a patti. È normale, ma spesso il compromesso si trasforma in compromissione. Una cosa che non accetto, e forse per questo vengo guardata come un’aliena, una battitrice libera. Pensi che Il Fatto Quotidiano, accanto al mio nome una volta ha scritto “indipendente a rischio”».
Sente che l’autonomia di cui parla sia a rischio?
«No, il mio pensiero rimane fortemente critico e autocritico: il Pd sta perdendo di vista la sua “stella polare”: non prende più in considerazione i temi cari alla sinistra, che riguardano soprattutto la lotta alla disuguaglianza e l’attenzione verso le fasce “deboli”».
Un modello che si replica solo a Palazzo Montecitorio o che trova spazio anche a Palazzo Campanella, in Calabria?
«Un modello diffuso ovunque, perché dettato dalla corruzione».
Nel suo libro “accusa” il suo partito di fomentare intolleranza e razzismo in nome dell’universalismo democratico. Si può essere ancora più pessimisti dopo i “lutti di massa” che hanno riguardato il Mediterraneo e dopo lo scarso spirito di iniziativa dimostrato in materia dal governo?
«Purtroppo si. Per quanto riguarda i migranti, sono scioccata dall’approccio generale. L’ostilità si registra comunque soprattutto al Nord, dove i migranti sono di meno, che al Sud».
Condivide l’impostazione del “suo” premier in merito e l’affermazione che con gli sbarchi non entrano in Italia solo disperati?
«No, non mi sento di condividere questa impostazione. Anche quando si tratta di grandi tragedie, purtroppo, si cerca di accarezzare l’elettorato, ignorando il riconoscimento dell’altro di cui ognuno ha diritto e che nel libro richiamo spesso».
Per lei esistono speranze concrete di avvicinare la politica alla gente?
«Il segreto è continuare a “fare”: sono tante le proposte di legge depositate, come quella sull’adozione e sul suo rapporto con l’affidamento, cui si sta lavorando in Commissione, sui matrimoni omosessuali e sulla comunicazione delle persone sordomute. L’altro ieri è stata approvata la legge sul divorzio, che certamente rappresenta un ulteriore passo avanti».
Cosa pensa della Calabria?
«Anche per la regione, mi sento di richiamare la “giustizia dei diritti”: bisogna combattere in maniera convincente e senza compromessi tutto ciò che è corruzione. Dobbiamo fare in modo, qui come altrove, che tutti godano di diritti umani, per esempio i disabili cui tuttora vengono negate cose basilari».
Ci può raccontare uno dei suoi aneddoti contenuti nel libro sulle esperienze vissute alla Camera?
«Ricordo i primi tempi, quando tentai, per giorni, di prendere la parola. Non riuscivo a ottenere un intervento, per quanto la tematica di cui volevo occuparmi, la violenza sulle donne, fosse di stringente attualità. Dissi che sull’argomento, da accademica, avevo competenze particolari. “La competenza è soggettiva, Marzano”, fu la risposta che ottenni da un delegato. La stessa chiusura la vidi quando parlai delle dimissioni della Cancellieri: un ministro deve essere impeccabile se vuole ricoprire il suo ruolo».
E Renzi? Per lei merita il ruolo che ricopre? Lo appoggerebbe di nuovo? Nel suo volume il “J’accuse” è trasversale e non risparmia i compagni di partito.
«Sono stata tra quelli chiamati a “riempire di contenuti” le falle del Pd. Ho appoggiato Renzi per il cambiamento, cui tuttora confido, anche se il presidente del Consiglio dovrebbe secondo me appoggiarsi a persone maggiormente competenti. Credo che il suo governo possa fare qualcosa di concreto, altrimenti non sarei ancora qui ad appoggiarlo. Laddove appurassi il contrario, sarò la prima a mettere un piede fuori».

 

Zaira Bartucca
z.bartucca@corrierecal.it

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