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Sanità, in Calabria si ledono i diritti basilari

Le frontiere hanno, da sempre, costituito un problema complesso sotto il profilo della sorveglianza, della gestione e del risultato. In Calabria, la frontiera interregionale, che la separa dalla Ba…

Pubblicato il: 30/04/2015 – 9:27

Le frontiere hanno, da sempre, costituito un problema complesso sotto il profilo della sorveglianza, della gestione e del risultato. In Calabria, la frontiera interregionale, che la separa dalla Basilicata, rappresenta invece l’elemento debole dell’economia della salute e dei servizi da garantire ai frontalieri. A seguito delle ultime vicende di “riordino” della nostra rete ospedaliera, si è venuto a creare un significativo disordine, ma soprattutto una chiara lesione dei diritti dei cittadini jonici e tirrenici in termini di esigibilità dei relativi livelli di assistenza. Ciò è avvenuto con il depotenziamento degli ospedali di frontiera, operanti a Trebisacce e a Praia a Mare, che hanno spogliato i rispettivi territori di quel poco che avevano in termini assistenziali.
Da lì un disagio estremo e l’affannata ricerca dei calabresi di guadagnare nella vicina Lucania un posto letto ovvero un accertamento diagnostico per immagini, nonché una terapia oncologica adeguata. Una Regione che, conscia delle debolezze assistenziali calabresi, ha deciso di investire sulle strutture prossime al suo confine per fare “business” in termini di mobilità attiva. Un obiettivo che determina per la Calabria la contropartita dell’ulteriore sensibile incremento del costo di mobilità passiva, che rendiconta a oggi (2014) oltre 250 milioni di euro.
Una situazione, questa, oramai radicata da quasi cinque anni, che ha determinato notevoli disagi alla popolazione bisognosa di cure e alle loro famiglie, costrette ad “espatriare” a proprie spese alla ricerca di ciò che non aveva, ancorché garantito loro dalla Costituzione. Il riferimento va a quei Lea da assicurare su tutto il territorio nazionale, per come sancito dall’art. 117, comma 2, lettera m, della Carta fondamentale.
Tutto questo è avvento fino a quando si è invocato il Giudice che, in ultima istanza, ha reso giustizia all’ingiustizia prodotta dalla politica scellerata che ha registrato come primo protagonista l’ex governatore Scopelliti, in qualità di primo commissario ad acta per la gestione del piano di rientro.
Ebbene, il Consiglio di Stato, tenuto conto di quanto già deciso relativamente alle chiusure di ospedali periferici laziali e abruzzesi, ha deciso il ripristino quo ante. Più precisamente, ha sancito l’obbligo di riportare gli ospedali di Trebisacce e Praia a Mare alle condizioni di efficienza, al fine di assicurare il servizio relativo alle collettività prossime. Una decisione saggia e tecnicamente ineccepibile che ribadisce, anche in questo caso, l’insopportabilità di una distanza che vada oltre i 40/45 chilometri dal più vicino ospedale per quei cittadini residenti, in specie, nelle zone geo-orograficamente disagiate, tali da non assicurare un percorso utile al ricovero spesso salva-vita. Quando si dice, che ci sarà un giudice a Berlino! I cittadini dell’alto jonio e dell’alto tirreno, lo hanno fortunatamente trovato più vicino. Nella Città eterna.

 

*Laboratorio Sanità DiScAG Unical

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