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COLUMBUS | Gratteri: ci sarà una fase due

ROMA C’è soddisfazione fra investigatori e inquirenti che oggi nella sede romana della Dna hanno presentato i risultati della maxi-operazione internazionale Columbus, scaturita dall’inchiesta della…

Pubblicato il: 07/05/2015 – 13:24
COLUMBUS | Gratteri: ci sarà una fase due

ROMA C’è soddisfazione fra investigatori e inquirenti che oggi nella sede romana della Dna hanno presentato i risultati della maxi-operazione internazionale Columbus, scaturita dall’inchiesta della Dda di Reggio Calabria che ha svelato la vasta rete di narcotraffico coordinata da Gregorio Gigliotti, imprenditore calabrese da tempo residente a New York. Un’indagine frutto della collaborazione fra autorità italiane e statunitensi, ha sottolineato il procuratore nazionale della Dna Franco Roberti, affermando: «Sono molto contento di ospitare per la seconda volta dopo quello dello scorso anno, l’incontro con la stampa alla presenza delle autorità statunitensi, il rapporto con loro è fondamentale per noi per il contrasto alla criminalità organizzata». Un concetto che torna anche nelle parole del procuratore capo della Dda di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho: «È stata una attività investigativa molto significativa, un ruolo importantissimo ha avuto lo stretto collegamento operativo fra Sco e Fbi». E proprio sul prezioso ruolo svolto dallo Sco, ha voluto soffermarsi Cafiero De Raho, evidenziando: «Le indagini sono state condotte con grande dinamismo, con lo Sco che più volte si è recato negli Stati Uniti, così come l’Fbi più volte è venuta in Calabria». Quello fra investigatori italiani e statunitensi, è un rapporto che si è consolidato nel tempo, cresciuto di pari passo con le inchieste che hanno svelato gli ombelicali rapporti fra la ‘ndrangheta e la mafia americana. «L’asset criminale esistente tra Italia e Usa – ricorda la Dda reggina – è stato progressivamente svelato negli anni e documentato da operazioni che, da un lato, hanno visto i tradizionali rapporti tra New York e la Sicilia e, dall’altro, hanno dischiuso uno scenario che delinea la propensione e la capacità criminale delle principali cosche calabresi, ad accreditarsi come affidabili referenti presso le famiglie newyorkesi nel traffico internazionale di stupefacenti». Scenari, questi ultimi, descritti nell’indagine New Bridge e in quella che ha portato agli arresti di oggi. L’inchiesta dunque, concludono i magistrati, «offre delle conferme in ordine a vecchie e nuove alleanze: da un lato, quelle statunitensi, dove si attesta il ruolo autorevole e baricentrico delle storiche famiglie della cosa nostra americana; dall’altro, invece, si afferma il ruolo autoritario e di leadership di famiglie della ‘ndrangheta calabrese nella gestione del traffico internazionale di stupefacenti». L’operazione ha ricevuto il plauso anche del ministro dell’Interno Angelino Alfano. «È un’operazione di eccezionale importanza – ha commentato Alfano – perchè si è avvalsa, oltre che del coordinamento della Procura Antimafia di Reggio Calabria e dei magistrati di New York, dell’apporto operativo strategico della Polizia italiana che ha portato avanti un ottimo lavoro di squadra con l’FBI, a dimostrazione dell’eccellente livello dei rapporti di collaborazione internazionale».

GRATTERI: «CI SARÀ UNA FASE DUE»
«Sostanzialmente questa indagine è la prosecuzione dell’inchiesta Solare, che ci ha permesso di scoprire i contatti fra i clan di Gioiosa Jonica e i cartelli messicani della droga, il Cartel del Golf e gli Zetas. Già da allora, abbiamo visto New York convertirsi in una base logistica importantissima per la ‘ndrangheta, che soprattutto nel distretto di Brooklyn ha radici profonde, come ha confermato l’anno scorso anche l’indagine New bridge».
Un radicamento speculare alla crisi dei rapporti fra le famiglie storiche della mafia americana e Cosa nostra siciliana, sostituita nel ranking della credibilità criminale dalla ‘ndrangheta. È questo il contesto in cui si muoveva con disinvoltura Gregorio Gigliotti, ristoratore di origine calabrese da tempo trasferitosi a New York, già emerso come importante broker della droga ai tempi dell’indagine Solare. «All’epoca la sua figura è rimasta sullo sfondo, ma oggi siamo riusciti a documentare come il suo ristorante “Cucino a modo mio” fosse diventato il cuore della rete del narcotraffico. Nel corso delle perquisizioni abbiamo trovato un vero e proprio arsenale – un fucile e sei pistole – droga in gran quantità e oltre 100mila dollari in contanti. Del resto, tutta la famiglia era pienamente coinvolta nelle attività di Gigliotti». La moglie Eleonora Lucia e il figlio Angelo – spiega al riguardo Gratteri – sono stati filmati mentre trasportavano in comuni borsoni, con cui hanno attraversato controlli e dogane, centinaia di migliaia di dollari destinati ai narcos. Una novità assoluta sul fronte delle indagini – di rado, se non mai, sono stati individuati i canali di pagamento delle partite di droga, ma anche un nuovo punto di partenza per indagini future. «Queste cose non avvengono mai per caso. Non si possono attraversare le frontiere con più di centomila dollari nel borsone, senza incappare in alcun controllo. O meglio non è possibile in assenza di corruttela». Un’affermazione che lascia presupporre – ammette Gratteri – una fase due dell’operazione Columbus.

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