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ANDROMEDA | La pax mancata tra le cosche lametine

LAMEZIA TERME Nel mese di marzo del 2003 venne ucciso l’imprenditore Antonio Perri, 71 anni. Questi, insieme ai suoi figli, tra cui Francesco finito in manette nell’operazione Andromeda, era il fon…

Pubblicato il: 14/05/2015 – 15:53
ANDROMEDA | La pax mancata tra le cosche lametine

LAMEZIA TERME Nel mese di marzo del 2003 venne ucciso l’imprenditore Antonio Perri, 71 anni. Questi, insieme ai suoi figli, tra cui Francesco finito in manette nell’operazione Andromeda, era il fondatore del centro commerciale “Due Mari” che si trova al confine tra Maida e Lamezia Terme. Decine di commercianti avrebbero trasferito in quella zona le loro attività ma questo per la cosca Torcasio veniva considerato un grave danno poiché il territorio in cui ricadeva il centro commerciale non era di loro competenza e questo sottraeva al clan la possibilità di controllare le estorsioni. Per prima cosa i Torcasio reagirono con telefonate minatorie ai commercianti ma, non ottenendo risultati, decisero di mandare un segnale forte alle cosche che proteggevano i Perri e le attività del centro commerciale. Il simbolo della loro vendetta fu Antonio Perri. Ma questo non bastò a placare l’odio contro i Perri e a giugno 2005 venne trafugata la bara dell’imprenditore. Saranno i Iannazzo a prodigarsi per farla ritrovare, rinsaldando così il loro rapporto con la famiglia Perri. «Diversi collaboratori di giustizia – scrivono gli inquirenti –  riferiscono che nel 2006 vi furono parecchi incontri con le cosche locali e anche con rappresentanti di famiglie di Reggio Calabria (esponenti di Trimboli e Papalia), con lo scopo di poter addivenire a una “pace” fra le cosche della piana lametina». Uno degli indagati, Giovanni Governa, nel 2010, quando era collaboratore di giustizia, riferì di una riunione organizzata da Nino Cerra con lo scopo di fermare la cruenta faida che stava insanguinando la città.

 

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A questo incontro non parteciparono gli esponenti di spicco della famiglia Iannazzo: Vincenzino detto “il moretto” e Francesco detto “il cafarone”. La ragione, mandarono a dire, sta nel mancato ritrovamento della bara di Antonio Perri. La bara, riferisce Governa, era stata rubata da un uomo dei Torcasio, Gino Benincasa. Gli Iannazzo non conoscevano l’autore del furto ma intimarono a Cerra di «fare uscire la bara» e mandarono, inoltre, a dire che «se non restituivano la bara di Perri non vi sarebbe stata mai la pace», e aggiunsero «anzi, il primo che mette la testa fuori gliela tagliamo». Questa versione dei fatti è stata confermata dagli interrogatori di altri due collaboratori: Saverio Cappello e Giuseppe Giampà, boss della cosca egemone di Lamezia Terme stroncata dalle operazioni Medusa, Medea e Perseo. Giuseppe Giampà riferisce che in una sola occasione si rivolse al padre Francesco, detenuto nel carcere di Bologna «in quanto ritenevo necessario informarlo sul fatto che a Lamezia si stava cercando di concludere una sorta di pace con in clan Cerra-Torcasio-Gualtieri, nonché con i Iannazzo e con tutte le famiglie ‘ndranghetistiche di Lamezia. In quell’occasione  suo padre gli disse di stare attento «perché poteva trattarsi in realtà di uno stratagemma ideato dai Torcasio per farci abbassare la guardi e poi colpirci alle spalle». In quel periodo, dice il collaboratore, si effettuarono diversi summit a cui parteciparono le famiglie lametine con l’appoggio di ‘ndranghetisti venuti da fuori. I Torcasio era rappresentati dalle famiglie Trimboli-Papalia, i Giampà dai Bellocco, mentre i gli Iannazzo erano contrari alla rappresentanza da parte di altre famiglie anche se erano in buoni rapporti con i Vallelunga e i Mammolati. «Le riunioni – aggiunge Giampà – avvenivano presso la stalla di mio cigino Pasquale, detto “Millelire”, oppure un paio di volte da Aldo Notarianni e in qualche occasione in località Cafarone, da Francesco Iannazzo». Un unico dato emerge da queste riunioni, un vero e proprio vincolo posto dal clan Iannazzo: «[…] essi non avrebbero partecipato a nessun accordo con le altre famiglie sino a quando non fosse stata restituita la bara dell’imprenditore Antonio Perri che era stata sottratta qualche tempo prima». La bara di Perri verrà ritrovata dalla polizia il 21 marzo 2008, seppellita a 50 metri dalla strada dei Due Mari. Quale sia stato il ruolo degli Iannazzo nel farla ritrovare non è chiaro, quello che emerge fu il loro prodigarsi davanti alle cosche calabresi, dando battaglia durante le trattative di pace.

ale.tru.

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