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ELEZIONI | Sel "smonta" il successo di Mascaro a Lamezia

LAMEZIA TERME «Avevano annunciato che avrebbero stravinto. Al primo turno. Con il 60% dei voti. Avevano dimostrato certezza di fare un sol boccone dell’avversario. Di stracciarlo già al primo turno…

Pubblicato il: 02/06/2015 – 10:26
ELEZIONI | Sel "smonta" il successo di Mascaro a Lamezia

LAMEZIA TERME «Avevano annunciato che avrebbero stravinto. Al primo turno. Con il 60% dei voti. Avevano dimostrato certezza di fare un sol boccone dell’avversario. Di stracciarlo già al primo turno. Lo avevano detto nelle piazze e nei comizi, per strada e nelle case, ai singoli e alle folle». Ma agli annunci del centrodestra, secondo la valutazione di Sel, non è seguita un’affermazione altrettanto perentoria: «Il candidato di Galati e Talarico – spiegano i vendoliani lametini – si è fermato al 41% dei voti, molto sotto la soglia del 50, molto sotto le loro aspettative: e lì rischia di rimanere, o spostarsi solo di poco, anche al secondo turno di ballottaggio». La fase due della campagna elettorale nel centro della Piana si apre con il centrosinistra che attacca. Partendo da una notazione aritmetica: «Secondo noi Mascaro, Galati e Talarico hanno fatto il pieno dei loro voti al primo turno, con le loro nove liste e i loro 216 candidati dispiegati sul territorio alla ricerca di consensi e voti». E sull’aritmetica si snoda anche il resto del ragionamento: «Nonostante questa macchina da guerra, il candidato Mascaro è rimasto molto lontano dai 18.700 voti ottenuti da Gianni Speranza nel 2010 e ancora di più dai 19.200 che lo stesso Speranza aveva avuto nel 2005. Non solo. A leggere bene il dato in fondo gli esultanti Galati e Mascaro comprenderebbero meglio che hanno ottenuto, con un esercito di nove liste agguerrite, solo due mila voti in più della D’Ippolito nel 2010 e addirittura meno del candidato Luzzo nel 2005 che aveva ottenuto oltre 17 mila voti. E non si dica che c’era Ruberto, perché quest’ultimo ha occupato lo stesso spazio del terzo incomodo che nelle precedenti tornate elettorali era stato di Grandinetti. Dunque al posto loro avremmo di che preoccuparci, se guardassimo al voto con attenzione e senza iattanza». Sul piano politico, Sel ha un obiettivo chiaro: legare inscindibilmente l’immagine di Mascaro a quella dei suoi «dioscuri» Galati e Talarico, contrapponendole il profilo di Sonni, che i vendoliani considerano più slegato dalle gerarchie dei partiti. E poi ancora numeri: «Senza i 216 candidati, senza i vincoli e i familismi che hanno condizionato il primo turno, senza relazioni e condizionamenti. Senza tutto questo, il voto del 14 giugno sarà più libero e Tommaso Sonni ha la seria possibilità di battere il candidato di Galati e Talarico e di regalare alla città un quinquennio senza rischi: cinque anni di stabilità e buona amministrazione, di cambiamento e di sicurezza».
Sonni, secondo Sel, può solo crescere; Mascaro, invece, rischia di aver già dispiegato tutto il suo potenziale: «Tommaso Sonni ha fatto una competizione a mani nude, senza padrini né padroni, come hanno dimostrato le primarie, partendo dal suo ruolo civile di professionista e medico dedicatosi in questi anni ai suoi pazienti con grande abnegazione e con disponibilità totale. E’ questo il suo valore aggiunto che gli oltre 10mila voti, ottenuti con 4 liste e senza nessun dispiegamento di mezzi economici o di effetti speciali, testimoniano».
La chiusura è dedicata alla performance di Sel, che ha ottenuto «un risultato del tutto in linea con ciò che ci aspettavamo: abbiamo sostenuto una lista nuova come quella di “Lamezia Insieme”, che ha puntato al rinnovamento completo anche a costo di scontare qualche vuoto sul territorio, con la mobilitazione di tantissimi giovani e donne, quasi tutti alla loro prima esperienza. Una lista che ha dato un contributo essenziale per giungere al ballottaggio e il cui capolista Piccioni ha ottenuto un rilevante e meritato successo personale».

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