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Rimborsi e dovere della politica

La bufera che in questi giorni ha colpito l’istituzione regionale merita alcune considerazioni. La prima e fondamentale è che si tratta di fatti che si riferiscono alla scorsa legislatura e che in …

Pubblicato il: 30/06/2015 – 9:23
Rimborsi e dovere della politica

La bufera che in questi giorni ha colpito l’istituzione regionale merita alcune considerazioni.

La prima e fondamentale è che si tratta di fatti che si riferiscono alla scorsa legislatura e che in quanto tali vanno valutati e commentati. Cercare di ribaltarne le conseguenze su questa legislatura, anche se fisiologico alla propaganda politica, ci allontana dalla comprensione dei problemi e da una vera azione incisiva.
Come in altre regioni il coinvolgimento di tutti i partiti, nessuno escluso, fa comprendere che trattasi di una forma di malcostume, una patologia del sistema, che prescinde dall’appartenenza politica.
La seconda considerazione è che per comprendere a fondo il problema dobbiamo quantificare le cifre in gioco.
Dai dati desumibili dal rendiconto 2013 del consiglio regionale (ultimo dato disponibile) si evince che il costo complessivo del consiglio regionale della Calabria è stato pari a 81,6 milioni di euro. Di questi circa 21 milioni sono serviti per il funzionamento dei gruppi e delle strutture speciali, 17,6 milioni di euro sono serviti per pagare lo stipendio dei consiglieri (pari a 352mila euro per ognuno dei 50 consiglieri, ammontare ridotto nella scorsa legislatura con decorrenza da quella in corso), 38,6 milioni sono stati necessari per pagare gli stipendi del personale del consiglio regionale, il resto per altre spese di funzionamento.
Una valutazione costi/benefici dovrebbe tenere conto anche della produttività del consiglio regionale nel 2013, cioè dei vantaggi che i calabresi hanno ottenuto a fronte di questi costi.
Se andiamo a verificare attentamente la produzione legislativa del Consiglio Regionale troviamo che sono solo 58 le leggi promulgate durante tutto il 2013 dalla Regione Calabria. Di queste la tipologia è la seguente:

 

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Le leggi vere e proprie sono state solo 8 e 6 di queste hanno riguardato temi che potremmo eufemisticamente dire non riguardano certamente problemi esiziali per i calabresi. Scorrendo l’elenco troviamo infatti la legge 31: Norme in materia di Pet Therapy-Terapia, attività ed educazione assistita con animali, la legge n. 45: Riscoperta della dieta mediterranea, la legge 22: “Tutela del patrimonio geologico e speleologico”, la legge 25: “Istituzione dell’Azienda per la forestazione”, la legge 24: “Riordino degli enti e delle aziende regionali”, la legge 1: “Riduzione dei costi della politica” legge, quest’ultima, che oggi suona drammaticamente comica.
In sostanza sono state quasi esclusivamente approvate leggi per risolvere problemi interni dell’amministrazione regionale e per portare avanti nicchie settoriali di nessun interesse collettivo che in genere facevano riferimento all’interessamento di un singolo consigliere.
Dopo questa fatica di Sisifo nel 2013 sono state anche impugnate tre leggi da parte del Consiglio dei ministri!
Se escludiamo la voce del personale del consiglio regionale, dovremmo concludere che con più di 40 milioni di euro di spesa, 50 consiglieri hanno prodotto appena 8 leggi, per di più generalmente su questioni bagattellari. Quaranta milioni di euro per questi risultati, a prescindere da ogni considerazione di gestione trasparente, sono sicuramente uno spreco immane.
Ma se vogliamo leggerla in altra maniera questa scarsa produttività altro non è che l’altra faccia della medaglia di una gestione allegra dei costi legati alla politica. Nel 2013, 40 milioni di euro hanno prodotto poco o nulla perché sono finiti in mille rigagnoli clientelari e di fatto più che l’aspetto politico e la produzione di leggi sono serviti a finanziare gli aspetti elettorali dei partiti e dei singoli consiglieri.
In questa situazione, guadando al futuro, non esistono margini per una ridefinizione delle spese relative al funzionamento della politica. Occorre avere il coraggio di dire che questi costi dovrebbero – se non essere aboliti – essere ridotti almeno dell’80 per cento rispetto quelli attuali, con la creazione nel contempo di un sistema rigido di controllo sui rimborsi che agisca sulla base di ricevute quietanzate, di costi ammissibili e di tetti alle spese, gestito dalla struttura amministrativa del consiglio regionale e non in proprio dai gruppi o dai consiglieri. Andrebbero poi distinte le spese politiche, di competenza dei partiti e sempre soggette a controlli esterni, da quelle degli eletti in organi di rappresentanza, non permettendo assolutamente sovrapposizioni.
I rimborsi agli eletti dovrebbero servire per lo svolgimento dell’attività politica. Le campagne elettorale si dovrebbero fare con i soldi dei partiti.
La proposta di riforma è quindi semplice: riduzione almeno dell’80 per cento delle spese per il funzionamento dei gruppi e per l’attività dei consiglieri, includendo in queste somme i costi figurativi derivanti dall’utilizzo delle strutture del consiglio regionale e prevedendo plafond massimi di spesa, utilizzo del personale del consiglio regionale per il funzionamento dei gruppi e delle strutture speciali e, soprattutto, acquisti, liquidazioni e assunzioni accentrate in un unico ufficio del Consiglio con procedure trasparenti sia per gli appalti e le forniture che per le assunzioni di personale.
La Calabria con questi provvedimenti risparmierebbe dai 20 ai 30 milioni di euro per anno, ma soprattutto si eviterebbero malversazioni che diventate «patrimonio comune e condiviso di tutti i partiti politici in tutte le regioni» gettano una luce sinistra sulla classe politica e contribuiscono non poco all’allontanamento dei cittadini dalle istituzioni.
Invece di attendere che siano ancora una volta i giudici a correggere la patologia del sistema, sarebbe doveroso attendersi da questo consiglio regionale, insediatosi da pochi mesi, un’azione incisiva e forte per rimettere sui binari giusti un treno che altrimenti rischia seriamente di deragliare.

 

*docente di Politica economica all’Università “Mediterranea”

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