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Narcotraffico, gli infiltrati nella rete dei Mancuso: 44 arresti

CATANZARO Dalle prime ore di questa mattina, i carabinieri stanno eseguendo, in diverse località italiane ed estere, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa su richiesta della procura distrettua…

Pubblicato il: 09/07/2015 – 6:10
Narcotraffico, gli infiltrati nella rete dei Mancuso: 44 arresti

CATANZARO Dalle prime ore di questa mattina, i carabinieri stanno eseguendo, in diverse località italiane ed estere, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa su richiesta della procura distrettuale antimafia di Catanzaro, nei confronti di 44 indagati per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. I provvedimenti eseguiiti nell’ambito dell’operazione “Overin” sono frutto di condotte dal Ros nei confronti di un’organizzazione transnazionale, collegata alla cosca mancuso di Limbadi (Vibo Valentia), dedita al traffico internazionale di cocaina proveniente dal Sud America e destinate ai mercati del nord Italia ed Europa. Le indagini, che si sono avvalse anche di agenti sotto copertura, hanno consentito di individuare i flussi intercontinentali del narcotraffico e, in collaborazione con la direzione centrale per i servizi antidroga, identificare le componenti colombiane, venezuelane e italiane del sodalizio. Sequestrati, in cooperazione con le autorità colombiane e spagnole, oltre 600 chili di cocaina.
Al centro dell’indagine diversi vibonesi che per i traffici di droga avrebbero avuto contatti con un intermediario, Domenico Trimboli, che conosce bene il Sudamerica e che ha iniziato a collaborare con la giustizia. Il contributo fornito da Trimboli si è rivelato fondamentale poiché l’uomo era in contatto con i cartelli colombiani. Le indagini, hanno spiegato gli inquirenti, sono iniziate nel 2005 e si sono avvalse della collaborazione di due carabinieri che sono stati infiltrati per dieci anni e sono riusciti a entrare in trattative con i trafficanti.

 

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LA BASE DEGLI ALBANESI A FIANO ROMANO Una base composta da albanesi impiantata a Fiano Romano (Roma) era inserita nell’organizzazione di trafficanti internazionali di droga sgominata dai carabinieri del Ros. «Il gruppo di albanesi – ha detto il procuratore Vincenzo Antonio Lombardo – è stato il destinatario di una delle consistenti partite di droga gestite dall’organizzazione, che estendeva le sue ramificazioni in più parti della Calabria ed anche in varie zone d’Italia ed all’estero. Le aree di origine del traffico sono state individuate in Venezuela, Colombia e Cile, Paese quest’ultimo da dove c’è stato l’ultimo tentativo d’importazione. Destinatari del traffico sono diversi soggetti in varie zone del mondo, a conferma della transnazionalità dell’organizzazione». Le “cellule” albanesi, hanno aggiunto gli inquirenti, erano tra le più pericolose, tanto da tenere sequestrato un vibonese come garanzia della buona riuscita di un traffico di cocaina. La droga, nel linguaggio criptico dei criminali, era «la ragazza». «Cavallo», invece, era la Spagna.

 

LA SOCIETÀ INFILTRATA E LA RAFFINERIA A SPILINGA
Gli investigatori avevano creato una società ad hoc per mettersi in contatto con in narcotrafficanti. Si tratta – ha spiegato l’aggiunto Giovanni Bombardieri – della Ligure servizi, all’interno della quale operavano i due sottufficiali infiltrati. La cocaina seguiva il percorso Colombia-Spagna-Italia. Una volta conclusa la trattativa con i narcotrafficanti, i corrieri hanno consegnato alla Ligure servizi 60mila euro. La droga veniva prodotta In Colombia e poi portata in Europa: in Spagna si svolgevano le trattative e in Italia lo spaccio. «La raffineria del clan – ha detto ancora Bombardieri – si trovava a Spilinga e qui era stato inviato un uomo dalla Colombia per insegnare ai calabresi a raffinare la coca e a estrarla. Molto spesso, infatti, la droga arrivava attraverso vestiti imbevuti di cocaina liquida. Con un processo inverso andava estratta dagli indumenti. È stato un chimico venezuelano a insegnare ai calabresi questo tipo di estrazioni».

 

ale. tru.

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