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Inclusione sociale

Lamezia, l’ultima sfida della Lucky Friends: un centro antiviolenza nel bene confiscato. «Pronti ad aiutare tante famiglie»

Rosario Cortese racconta il percorso dell’associazione nata nel 2012: «Vogliamo affiancare le famiglie e raggiungere i ragazzi con disabilità che restano in casa»

Pubblicato il: 11/05/2026 – 18:50
di Giorgio Curcio
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Lamezia, l’ultima sfida della Lucky Friends: un centro antiviolenza nel bene confiscato. «Pronti ad aiutare tante famiglie»

LAMEZIA TERME Una casa per le donne vittime di violenza, per i soggetti vulnerabili, per i ragazzi con disabilità per le famiglie che troppo spesso restano sole. È questa la destinazione del “Mamas lucky friends center nests and help mothers fablab”, il presidio sociale inaugurato in via Sebastiano Guzzi 70, all’interno di un bene confiscato alla criminalità organizzata e restituito alla città. Qui all’interno di uno spazio confiscato ad un ex politico lametino, accusato di avere fatto parte di un’organizzazione di usurai e gambizzato in un agguato mentre era in compagnia di due presunti mafiosi nel 2001, è nata da anni una struttura polifunzionale che ospiterà, ora, anche uno sportello di ascolto antiviolenza, oltre ad una ludoteca e un laboratorio pensato per l’inclusione e la crescita dei ragazzi con disabilità. Per la Lucky Friends, associazione nata nel 2012 e diventata negli anni un punto di riferimento per tante famiglie lametine, la rifunzionalizzazione del centro rappresenta il compimento di un percorso lungo e faticoso. «Oggi, dopo un lungo cammino – racconta il responsabile del centro, Rosario Cortese – siamo arrivati davvero a ottenere quello che volevamo: essere presenti in questa società, esserci con importanza. E oggi le istituzioni ci hanno dato una risposta concreta».

Il centro e lo sportello antiviolenza

L’inaugurazione segna l’avvio ufficiale di tutte le attività previste all’interno della struttura. Tra queste anche lo sportello di ascolto antiviolenza, indicato da Cortese come «l’ultimo tassello che ci mancava». Un servizio che completa la vocazione del centro: non soltanto luogo fisico di aggregazione, ma spazio di ascolto, orientamento e accompagnamento per chi vive situazioni di fragilità. «Adesso siamo pronti ad affrontare tutto – spiega Cortese – e soprattutto ad aiutare tantissime famiglie». Il riferimento è a un territorio complesso, nel quale il disagio sociale, la solitudine, la disabilità e la vulnerabilità spesso restano nascosti dietro le porte di casa. «Le difficoltà sono tante, perché lo sappiamo: viviamo a Lamezia Terme, che è una realtà difficile dal punto di vista sociale».

«Vorremmo essere noi ad affiancare i cittadini»

Il nuovo centro nasce proprio con questa ambizione: uscire dalla logica dell’attesa e raggiungere chi ha bisogno. «Più che avere i cittadini al nostro fianco – dice Cortese – vorremmo essere noi ad affiancare loro. Perché ci sono ancora tante famiglie da aiutare, tantissimi ragazzi con disabilità che restano in casa. Noi cercheremo di andare a trovarli tutti e di portarli qui». È forse questo il cuore più forte del progetto: non aspettare che siano le fragilità a bussare, ma costruire una rete capace di intercettarle. Donne vittime di violenza, soggetti vulnerabili, bambini, ragazzi con disabilità e famiglie potranno trovare nel “Mamas lucky friends center nests and help mothers fablab” un luogo in cui sentirsi accompagnati. Non un contenitore, ma un presidio quotidiano di prossimità.

La vittoria in una battaglia difficile

Anche per Cortese (così come per don Giacomo Panizza) il valore del bene confiscato va oltre la destinazione materiale della struttura. «Aver ottenuto un bene confiscato alla criminalità organizzata in un territorio come questo – sottolinea – e averlo realizzato in pochissimo tempo, utilizzando anche finanziamenti Pnrr grazie al Comune di Lamezia Terme, oggi ci fa sentire davvero vincitori in una battaglia difficile». Una battaglia che richiede coraggio. «Io dico sempre che il coraggio serve – aggiunge il presidente della Lucky Friends – perché all’inizio c’è anche tanta paura. Però se c’è lo Stato alle spalle, come abbiamo visto oggi, con tutte le istituzioni presenti, con le cariche politiche, con la magistratura, con la Questura e con le forze dell’ordine, questo ci fa capire che non siamo soli. Quindi ben vengano le battaglie: siamo pronti a farle tutte». La presenza delle istituzioni, in questa prospettiva, non è soltanto cornice ufficiale. È garanzia, sostegno, spinta. Soprattutto in un territorio in cui la restituzione dei beni confiscati assume sempre anche il valore di un messaggio pubblico: ciò che era stato sottratto alla comunità può tornare a essere spazio di diritti, cura e partecipazione.

Lo sport come strada di inclusione

Nel racconto di Cortese, il percorso della Lucky Friends passa anche dallo sport. Non come semplice attività ricreativa, ma come strumento di crescita, riconoscimento e riscatto. «Lo sport – ricorda – è stato il nostro piano di sviluppo e di crescita. Ci ha portato anche ai livelli più alti dello sport mondiale». Il riferimento è alla partecipazione agli Special Olympics di Abu Dhabi e di Berlino, esperienze che hanno portato l’associazione e i suoi ragazzi su un palcoscenico internazionale. «Abbiamo portato a casa una medaglia d’oro – dice Cortese – e questo ci rafforza davvero tanto». Una medaglia che diventa simbolo di possibilità: la dimostrazione che i ragazzi “speciali” non chiedono percorsi separati, ma occasioni, fiducia, spazi adeguati e comunità capaci di riconoscerne il valore. Il centro di via Sebastiano Guzzi nasce dentro questa storia. Dentro un cammino iniziato più di dieci anni fa e cresciuto tra sport, inclusione, famiglie, difficoltà e risultati. Oggi quella strada trova una nuova casa. Un luogo in cui la protezione delle donne vittime di violenza, il sostegno ai soggetti vulnerabili e l’accompagnamento dei ragazzi con disabilità diventano parte di un’unica idea di comunità: non lasciare indietro nessuno. (g.curcio@corrierecal.it)

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