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Come evitare Calabriaexit

Nello scenario politico-economico europeo attuale non v’è spazio per la tolleranza e la linea morbida. La caratteristica di fondo che ha contraddistinto la politica europea negli ultimi anni, ossia…

Pubblicato il: 14/07/2015 – 12:40

Nello scenario politico-economico europeo attuale non v’è spazio per la tolleranza e la linea morbida. La caratteristica di fondo che ha contraddistinto la politica europea negli ultimi anni, ossia la flessibilità e l’accomodamento, è stata ormai abbandonata ed è stata sostituita da un’impostazione di tipo calvinista che vede nella punizione di chi si comporta male uno strumento necessario per la sua redenzione. Così come sono state “spezzate le reni alla Grecia”, così da domani non si avranno remore a “spezzare le reni” a quei territori classificati come Bad regions. E la Calabria è oggi in cima a questa classifica. Non è quindi lecito aspettarsi nessuna concessione o nessuna apertura sull’approvazione del Programma operativo 2014-2020, elaborato nella precedente legislatura e rispedito al mittente con 238 rilievi, o sulla proroga della rendicontazione delle spese della programmazione 2007-2013 rispetto alla data finale del 31 dicembre 2015.

Sono in ballo parecchi miliardi di euro e dobbiamo avere la consapevolezza che l’Unione europea oggi farà di tutto per far pesare ritardi e inadempienze e procedere allo spostamento di risorse verso altri territori più virtuosi. Io non credo che l’inaffidabilità della Calabria sia un dato antropologico, che cioè il dna dei calabresi li rende meno efficienti o affidabili dei tedeschi o dei milanesi, ma che sia semplicemente il frutto di decenni di malgoverno e di una classe politica e burocratica che, anziché programmare lo sviluppo della regione, ha pianificato le carriere politiche e dirigenziali basandole sul clientelismo e sulla cieca fiducia al capo di turno, lasciando da parte il merito.

Emblematica e significativa è in questo senso quella frase pronunciata da un ex governatore della Calabria durante un intervista televisiva in cui teorizzava che la dote principale dei burocrati regionali doveva essere quella di essere amici del politico e quindi la classe dirigente doveva essere scelta sulla base di questo requisito.
Sono inoltre convinto che la Regione Calabria, se opportunamente governata, sia in grado di annullare in breve tempo il gap che la separa dalle altre regioni europee. Ma per far questo occorre programmare lo sviluppo e la programmazione dello sviluppo non è cosa facile. Occorre superare il settorialismo, non si deve più parlare di agricoltura, infrastrutture, imprese, politiche del lavoro, fondi strutturali a compartimenti stagni.
Occorre un masterplan unico che faccia sintesi di tutti i settori e che abbia come orizzonte temporale il 2020.
Il primo aspetto di questo masterplan è quello di individuare le priorità.
Uno dei 238 rilievi dell’Unione europea al Programma operativo è che non vi erano giustificazioni in termini di priorità sulle somme previste per i singoli assi. Quello che era stato presentato era cioè un “non piano”, in cui non si capiva perché determinate risorse venissero affidate a un settore e non piuttosto a un altro.
Il secondo aspetto è la semplificazione. Nelle precedenti programmazioni dei fondi europei le risorse erano state disperse i mille rivoli rendendoli inefficaci e di difficile rendicontazione.
Occorre avere il coraggio di individuare poche (massimo 5) priorità e orientare su queste tutte le risorse regionali. La programmazione dei fondi strutturali è una parte del masterplan e non il masterplan.
Le priorità potrebbero essere le seguenti:
a) Attrazione degli investimenti;
b) Welfare;
c) Valorizzazione delle eccellenze;
d) Ricerca sviluppo innovazione e Calabria 2.0;
e) Grande piano di manutenzione del territorio e degli immobili;
L’attrazione degli investimenti dovrebbe essere realizzato a partire dalla liquidazione di quell’inutile carrozzone che è Fincalabra e dalla sostituzione con una vera società di attrazione degli investimenti, che usi gli incentivi per portare investitori in Calabria e per far crescere il sistema produttivo locale, non con finanziamenti a pioggia, ma con azioni di sistema, sfruttando anche la fiscalità di vantaggio.
Il welfare dovrebbe basarsi su due pilastri:
a) Reddito di inserimento lavorativo (da non confondersi con il reddito minimo);
b) Piano regionale contro la povertà;
E dovrebbe anch’esso passare da una riforma degli enti strumentali e partecipati che, oltre che pletorici, hanno dato pessime performance in ordine a trasparenza ed efficienza.
Valorizzare le eccellenze significa orientare gli interventi infrastrutturali nelle aree che hanno maggiore potenziale con il principio di dotare il territorio di tutte le infrastrutture che servono e solo di quelle che servono.
Ricerca, sviluppo, innovazione e Calabria 2.0 è un insieme di interventi tesi a far transitare la Calabria nell’era digitale, superando il gap dei settori produttivi con l’innovazione.
Il grande Piano di manutenzione del territorio e degli immobili pubblici è un piano che serve a evitare disastri causati dall’abbandono e dal degrado del territorio e contribuisce per la sua natura anticiclica a far ripartire l’economia cominciando dal settore delle costruzioni.
A ognuna di queste cinque priorità dovrebbero essere attribuite il 20% di tutte le risorse disponibili sul bilancio regionale, sulla programmazione europea e sui fondi nazionali.
Il messaggio che ci lancia l’Europa è chiaro: o trovate il modo di rialzarvi o sarà Calabriexit, non dall’euro, ma dalla credibilità e della reputazione, che non sono monete come l’euro, ma hanno un valore di scambio anche superiore.

 

*Docente di Politica economica all’Università “Mediterranea”

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