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Gentile: «Non siamo la Croce rossa del Pd»

LAMEZIA TERME Telefoni caldi sull’asse Pd-Ncd. Tra dem e alfaniani si tenta di chiudere un accordo prima di arrivare, martedì, in Aula per eleggere il nuovo presidente del consiglio regionale. Erne…

Pubblicato il: 27/07/2015 – 15:08
Gentile: «Non siamo la Croce rossa del Pd»

LAMEZIA TERME Telefoni caldi sull’asse Pd-Ncd. Tra dem e alfaniani si tenta di chiudere un accordo prima di arrivare, martedì, in Aula per eleggere il nuovo presidente del consiglio regionale. Ernesto Magorno vorrebbe replicare quanto successo a gennaio con l’elezione di Tonino Scalzo, ovvero conquistare il consenso dei tre rappresentanti di Ncd, mettere al riparo la maggioranza da eventuali/probabili franchi tiratori e guadagnare l’elezione di Nicola Irto magari già ai primi due scrutini quando è necessario raggiungere il consenso dei due terzi dell’assemblea.
L’intesa è possibile ma non certa. «Non siamo la Croce rossa del Pd», è la risposta che Tonino Gentile ha fatto recapitare sulla scrivania del segretario del Pd. Il ragionamento del coordinatore dei centristi, in fondo, è abbastanza semplice: ci propongano un nome che sia condiviso da tutto il partito, noi non abbiamo interesse a schierarci con il candidato di una sola parte. Un modo, quello di Gentile, per buttare la palla nell’altra metà del campo e dare ai dem l’onere di fornire un nome capace di coagulare il consenso di tutto il partito.
Magorno, dietro la regia di Marco Minniti, spinge per Nicola Irto. Dietro il nome dell’ex vicesegretario del partito spera sempre Mimmo Battaglia. Ma più che in casa Pd, ci sono preoccupazioni per le fibrillazioni interne alla maggioranza. Giovanni Nucera, esponente della sinistra radicale, insiste per arrivare a un azzeramento dell’intero ufficio di presidenza del Consiglio. Nell’organismo siede pure Pino Gentile, big del Nuovo centrodestra calabrese. È chiaro che se dovesse passare tale linea, ogni discorso di mantenere un canale aperto di dialogo tra Pd e Ncd verrebbe meno.
I renziani, fiutato il pericolo, cercano di buttare acqua sul fuoco, assicurando che le due vicende (elezione successore Scalzo-rinnovo intero ufficio di presidenza) non sono legate. È evidente, a questo punto, che le prove di intesa andranno avanti fino a cinque minuti prima dell’avvio dei lavori a Palazzo Campanella. Si balla, insomma. E per Ernesto Magorno non è detto che sia proprio una musica gradita.

Antonio Ricchio

a.ricchio@corrierecal.it

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