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Il poliziotto al servizio dei Commisso

REGGIO CALABRIA Un corriere fidato cui assegnare il compito di consegnare carichi di bianca in territori come Boscoreale, dove la probabilità di incappare in controlli e posti di blocco è altissima…

Pubblicato il: 22/01/2016 – 20:36
Il poliziotto al servizio dei Commisso

REGGIO CALABRIA Un corriere fidato cui assegnare il compito di consegnare carichi di bianca in territori come Boscoreale, dove la probabilità di incappare in controlli e posti di blocco è altissima. Un logista efficace e accurato, in grado di indicare il varco e il momento in cui far passare i carichi o quando recuperare la merce dai container. Ma all’occorrenza, anche un esperto di cimici, forte di tanta esperienza acquisita, in grado di rilevarle con destrezza e in possesso di tutta l’apparecchiatura necessaria per farlo. Per il clan Commisso, il sovrintendente della polizia di Stato Gianluca Castagna era tutto questo. Nonostante vestisse una divisa, non era allo Stato che prestava servizio, ma al clan. Un rapporto nato almeno nel 2012 e proseguito nel tempo, che gli investigatori che lo monitoravano hanno visto evolversi e farsi sempre più saldo.

IL LOGISTA A svelarlo, sono state le poco prudenti telefonate fra i luogotenenti dei Commisso, Antonio Spataro e Cosimo Pezzano, e il poliziotto infedele. Nonostante il linguaggio criptico, gli investigatori non hanno avuto difficoltà a comprendere quale fosse l’argomento della conversazione: i carichi di cocaina e le tutele che a uno specifico container devono essere riservate. «Ma il container… Lunedì stesso ti posso dire dove è … io sono là e lo vedo .. questi sono quelli di Bologna, no?». Ovviamente, non si tratta di un servizio che svolge gratis. Su questo Pezzano è chiaro. Ma il sovrintendente non sembra aver bisogno di incentivi. «A quello lo hanno arrestato!», dice a Pezzano, sottolineando quanto possa essere importante il suo intervento per il clan e – solerte – spiega e assicura «ci sono io».

IL CORRIERE Ma con il tempo, il poliziotto sarà chiamato a svolgere altre mansioni. Dopo un primo viaggio in compagnia di Cosimo Pezzano, sarà lui a dover consegnare le forniture di cocaina a Cosimo Fattorusso, uomo degli Aquino – Annunziata, clan della camorra di Boscoreale. I calabresi – lo rivela lui stesso alla cimice piazzata nell’auto di Pezzano – gli forniscono la droga di serie A, ma lui non può inondare la strada solo con quella. «Non posso vendere solo il tuo, te l’ho spiegato quella volta che sono salito … cercano il buono e il malamente», spiega a Pezzano che reclama il pagamento completo.«Io – dice Fattorusso – sto comprando da due parti per far lavorare pure a te o se no tu … se io non faccio così … tu il servizio qua non lo vuole più nessuno ecco… cioè… hai capito come funziona? Devo tenere 2-300.000 euro per darli a te … devo tenere 2-300.000 euro da dare a questi altri qua».

I SOLDI PUZZANO? E CHE IMPORTA Nella trattativa Castagna non interviene, ma anche se non dovesse avervi assistito, ne è perfettamente a conoscenza. Lo dimostra la cimice che racconta come il problema – alla fine – sia stato solo il pessimo odore dei soldi. E non per lui. «Minchia che puzzano di muffa», esclama infatti Pazzano, mentre Castagna ribatte «Una volta glieli avevo portati ad uno a Reggio, non mi ricordo per cosa … “e da dove li hai tolti, dal culo dell’asina?” … mi ha detto». Il poliziotto scherza, ride. Non gli importa cosa stia facendo. Per lui sembra essere un lavoro come tanti. Non a caso, qualche tempo dopo dispositivi Gps e cimici dimostreranno che il medesimo viaggio lo farà solo in compagnia della fidanzata, ma per il medesimo motivo. Ma questo non è l’unico incarico che il sovrintendente abbia svolto per i Commisso.

I PROFESSIONISTI DI UNA VOLTA Nonostante abbia calpestato la divisa mettendosi al servizio del clan operativamente più potente e pericoloso della Locride, Castagna non ha dimenticato il mestiere. Sa che sta facendo qualcosa di pericoloso e sa che deve prendere precauzioni. Per questo, oltre a utilizzare un linguaggio estremamente criptico nel corso delle conversazioni e a evitare il più possibile di parlare al telefono optando per incontri vis a vis, si procura un’apparecchiatura per rilevare microspie e bonifica la sua auto. Un’A4 nuova di zecca. Quando trova la cimice però non si mostra preoccupato. Al contrario ironizza, con l’uomo – non identificato – che era con lui in quel momento. «Non ci sono più i professionisti di una volta». Fiero, racconta anche di averlo fatto per altri. «Io due le ho pizzicate, una in una presa, un’altra sotto la scrivania». Ma per i professionisti che la divisa non l’hanno venduta al clan, quella cimice non era più importante. In oltre due anni di intercettazioni avevano già tutto il materiale necessario perché – ha spiegato il procuratore aggiunto Nicola Gratteri – «La ‘ndrangheta si può comprare un poliziotto corrotto, ma non può comprare tutta la polizia».  

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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