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La genuflessione del Pd calabrese

Gli irriducibili delle primarie, i fautori del rigoroso rispetto delle regole statutarie gettano la maschera: a Cosenza niente primarie e porte sbarrate a chi, ai sensi dello statuto, intende depos…

Pubblicato il: 22/02/2016 – 12:57
La genuflessione del Pd calabrese

Gli irriducibili delle primarie, i fautori del rigoroso rispetto delle regole statutarie gettano la maschera: a Cosenza niente primarie e porte sbarrate a chi, ai sensi dello statuto, intende depositare le firme per chiederle e porre la propria candidatura. Ricordate il mitico segretario provinciale del Pd Guglielmelli? Sono passati pochi mesi da quando minacciava sfaceli e raccoglieva firme per sfiduciare il segretario regionale (oggi suo fido scudiero) Ernesto Magorno per avere nominato senza permesso Ferdinando Aiello commissario dei circoli cittadini. La cosa rientrò solo perché Magorno, rispetto al quale don Abbondio diventa Rambo, revocò quella nomina.
Ancor prima, Guglielmelli era alla testa degli irriducibili olivieriani, quando l’attuale governatore impose le primarie per la scelta del candidato. Provarono in tanti ad evitarle ma Mario Oliverio disse con fermezza: «Io mi candido con o senza il Pd». Usò, parola per parola, gli stessi argomenti che oggi usa Enzo Paolini. Ne venne fuori un braccio di ferro che neanche il vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini riuscì a ricomporre. Scese a Lamezia, Guerini, nel giugno del 2014 ammonendo Oliverio: «In Calabria non serve la conta». Ma Oliverio gli rispose in faccia che proprio la conta era quella che serviva e, forte dell’appoggio di Peppe Bova e Nicola Adamo, nonché grazie al leggiadro doppiogiochismo di Ernesto Magorno, impose il suo credo: «Le scelte – urlò Oliverio – sono del territorio e per noi le primarie sono irrinunciabili. L’unità bisogna costruirla e non declamarla, io mi sono messo in campo e non l’ho fatto da oggi».
Così, lanciando come Brenno, la spada sulla bilancia, Oliverio impose le primarie, lasciando a Magorno l’incarico di appallottolare le sue risolute dichiarazioni con le quali aveva appena assicurato: «Come ho detto la strada delle ricerca dell’unità è l’unica che vogliamo, anzi dobbiamo, perseguire per far uscire il partito da questa fase delicata e collocarlo alla guida di una stagione di cambiamento in Calabria. Massimo Canale incarna le caratteristiche necessarie per aggregare il Pd e le forze che condivideranno il suo percorso, nell’importante sfida elettorale che ci attende».
Ed ora che tocca a Cosenza? Ora non vale più il «rispetto dei territori» e le primarie non sono più qualcosa di “irrinunciabile”? Quali stimmate porta Lucio Presta per diventare una scelta “romana” da mutuare senza se e senza ma?

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