L'Asp non lo assume, sciopero della fame per un giornalista
COSENZA «Da lunedi 11 aprile inizierò lo sciopero della fame». Così il giornalista Mario Campanella. «Lo farò – continua – non come atto di prevaricazione, ma come protesta civile, sperando che serva…

COSENZA «Da lunedi 11 aprile inizierò lo sciopero della fame». Così il giornalista Mario Campanella. «Lo farò – continua – non come atto di prevaricazione, ma come protesta civile, sperando che serva a far capire all’opinione pubblica che i diritti non si calpestano, né sono concessioni patrizie. Ho ricevuto una telefonata cordiale da parte del presidente Oliverio, che ringrazio, cosi come ringrazio il consigliere regionale Fausto Orsomarso per la sua splendida solidarietà. Il danno infertomi dall’ex commissario dell’Asp di Cosenza, Filippelli, è stato enorme. Per questo, dovrò aspettare l’udienza di giugno dinanzi al giudice del lavoro, nella speranza che venga fatta giustizia».
«L’Asp – aggiunge Campanella – avrebbe dovuto revocare quella delibera assurda di Filippelli, ma il dg Raffaele Mauro, persona perbene che stimo, non ha inteso farlo, nonostante la richiesta di rinvio a giudizio per lo stesso Filippelli formulata per abuso di ufficio dalla Procura della Repubblica di Cosenza. In Calabria ci sono situazioni incredibili di giornalisti senza legittimità e senza laurea che percepiscono stipendi da primario, senza avere mai sostenuto un concorso, e poi ci sono vicende come la mia che si trascinano da anni. Se ho inteso scegliere un gesto cosi radicale, ma pacifico, espressione della non violenza, è per sensibilizzare l’opinione pubblica su una situazione che parte da lontano e non è più sostenibile. Speravo che Oliverio, dall’alto della sua storia, si ponesse in discontinuita con il passato, ma vedo che mandarini e burocrati continuano a farla da padrone».
«Da un anno e mezzo – conclude – chiedo di essere immesso in servizio, avendo di fronte il muro sartriano dell’indifferenza. Non sono in perfette condizioni di salute, ma devo lottare per la mia dignità e i miei diritti».