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«I lavori nel Politeama li hanno fatti le cosche»

LAMEZIA TERME Non solo Cannizzaro e Iannazzo. La consorteria criminale di Lamezia Terme che a maggio del 2015 è stata disarticolata dall’operazione Andromeda, messa a segno dalla Squadra mobile di …

Pubblicato il: 31/08/2016 – 20:52
«I lavori nel Politeama li hanno fatti le cosche»

LAMEZIA TERME Non solo Cannizzaro e Iannazzo. La consorteria criminale di Lamezia Terme che a maggio del 2015 è stata disarticolata dall’operazione Andromeda, messa a segno dalla Squadra mobile di Catanzaro, coordinata dalla Dda del capoluogo, è costituita da un terzo braccio altrettanto attivo sul fronte degli illeciti. Sono i Daponte, un gruppo numeroso e con solidi agganci. «Sono una famiglia numerosissima», racconta il collaboratore di giustizia Gennaro Pulice, esponente di spicco dei Cannizzaro prima di pentirsi. A entrare per primo nel contesto criminale è stato il capofamiglia, Luigi Daponte, «quando io dico a prendere piede – racconta Pulice – intendo a cercare comunque estorsioni, a cercare di entrare in quella che era l’attività criminale, Luigi Daponte ha iniziato a fare questo dopo l’omicidio di un certo Sinopoli.

pulice
(La sede della Dda di Catanzaro e, nel riquadro, il pentito Gennaro Pulice)

Questo Sinopoli era colui che a Sambiase spadroneggiava, era una persona molto pericolosa. E Luigi Daponte con questo omicidio è entrato nel contesto criminale di Sambiase; quindi ha iniziato con le guardianie, le guardianie nei cantieri, i primi villaggi turistici che sono nati sulla costa, ad esempio il Villaggio del Golfo il guardiano era lui, attraverso comunque la famiglia Daponte numerosissima e la famiglia De Biase che sono sette, otto, nove fratelli, cioè come quella Daponte». 
Il ruolo di vertice all’interno della famiglia lo ricoprono Gino e Peppe Daponte, spiega Pulice. «Gino Daponte abbraccia quelli che sono i reati a 360 gradi, interessa i soldi, se poi si fanno col legname piuttosto che con le pistole, non cambia niente, l’importante che si fanno i soldi». Tra le persone tenute sotto estorsione da Gino Daponte c’è il titolare di un mobilificio di Sambiase ma i Daponte, racconta il collaboratore «si sono occupati di tutte le estorsioni che riguardavano la costruzione dei Ginepri», un complesso residenziale nel quartiere di Nicastro. 



IL PALLINO DELL’EDILIZIA Ma è l’edilizia, e tutto quello che vi orbita intorno, il pallino della consorteria imprenditrice di Lamezia. «Avevano il cemento, il silos del cemento», ricorda Pulice che a questo punto dirotta i suoi ricordi sull’argomento Salvatore Mazzei, imprenditore proprietario di una cava di inerti, al quale lo scorso 10 agosto i carabinieri del Noe e del comando provinciale di Catanzaro, su delega della Dda di Catanzaro, hanno sequestrato beni per un valore di circa 200 milioni di euro. Secondo Pulice, Mazzei «è sicuramente un imprenditore vessato ma che in alcune occasioni ha tratto anche i suoi benefici grazie alla cosca Iannazzo. Un esempio? Il calcestruzzo! quando il Mazzei decise di avere il monopolio del calcestruzzo, furono gli Iannazzo che gli fecero vendere… tutti i piccoli distributori di calcestruzzo furono venduti a Mazzei. Tutti. Anche quello che gestiva il Daponte, pagato, eh! Pagato anche bene. Però Mazzei in quel modo ha preso il monopolio del calcestruzzo; cioè il calcestruzzo lo vendeva solo Mazzei a Lamezia Terme».



I LAVORI AL POLITEAMA C’è un altro fratello Daponte che si è occupato, secondo Pulice, di attività illecite, almeno fino al 2003. È Michele Daponte. Secondo il collaboratore si occupava di estorsioni, traffico di stupefacenti, e, naturalmente, i cantieri. I Daponte, tramite un cognato di Gino e Peppe avrebbero fatto «un sacco di lavori pubblici». «Il lavoro a Catanzaro… il teatro a Catanzaro, quello bello che hanno fatto…». «Il Politeama, – afferma Pulice – l’hanno fatto, comunque tutti i lavori interni di cartongesso, di pittura, l’hanno fatto i Daponte». Un’altra dichiarazione per la quale gli investigatori cercheranno riscontri. 



LEGAMI ANTICHI Il legame tra i Daponte e gli Iannazzo ha «radici vecchissime», racconta Gennaro Pulice. È un legame antico, rurale, non necessariamente legato ad affari illeciti. «Adesso quando si parla di ‘ndrangheta si pensa al business, si pensa subito ai soldi, alla droga e tutto, invece magari negli anni 60, negli anni 70, cioè anche mangiarsi nel senso insieme una capra e fare il rito di celebrazione… era comunque una sorta di mafia diversa da quella che è adesso, ma era sempre una mafia». Il legame tra Daponte e Iannazzo nasce sottoforma di amicizia, in un contesto pittoresco e rurale fatto di uomini «con la coppola, il fucile… la doppietta sulle spalle», un legame che si evolve nel tempo. Nasce dagli ottimi rapporti tra Luigi Daponte e Ciccio Iannazzo, i due capostipite. 
Allo stesso modo, tra i Cannizzaro e gli Iannazzo «c’era comunque una forte amicizia, nata comunque nelle carceri, perché referenti cioè molto stretti alla famiglia Iannazzo sono sempre stati i Mancuso di Vibo, ne ho già parlato, del vecchio Mancuso, Peppe, Maurizio e Mico, tre fratelli, coloro che gestivano di fatto la ‘ndrangheta. Quindi comunque sono legami vecchissimi».

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

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