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«Un Consiglio ad hoc su partecipate, bilancio e patrimonio della Regione»

COSENZA «Società partecipate, bilancio e patrimonio della Regione Calabria. Sia convocato subito un consiglio regionale ad hoc, in modo da poter discutere in Aula una serie di questioni che riguard…

Pubblicato il: 06/11/2016 – 14:46
«Un Consiglio ad hoc su partecipate, bilancio e patrimonio della Regione»

COSENZA «Società partecipate, bilancio e patrimonio della Regione Calabria. Sia convocato subito un consiglio regionale ad hoc, in modo da poter discutere in Aula una serie di questioni che riguardano la trasparenza, l’efficienza e l’ottimizzazione della risorse». È questo il contenuto della richiesta inoltrata dal consigliere regionale del Pd Carlo Guccione al presidente dell’assemblea di Palazzo Campanella, Nicola Irto.
«Per tutte queste ragioni – si legge nella lettera inviata da Guccione a Irto – ritengo necessario, conoscendo anche la tua sensibilità istituzionale, che su tali questioni sia coinvolto il Consiglio regionale attraverso una informativa da parte della Giunta sullo stato del Bilancio regionale, le società partecipate e la consistenza del Patrimonio della Regione Calabria. Ritengo che il Consiglio regionale debba essere nelle condizioni di, non solo esercitare il potere di controllo, ma anche quello di approvare leggi che possano dare una svolta in termini di trasparenza, efficienza e ottimizzazione delle risorse».
«La Corte dei Conti – continua il testo della missiva – ha rilevato una errata appostazione contabile delle anticipazioni di liquidità per centinaia di milioni di euro. Un errore che, se accertato nel bilancio di qualche Comune (reo di averle inconcepibilmente trattate a mo’ di mutuo, così come ha fatto la Regione), avrebbe prodotto ripercussioni molto gravi dal punto di visto sanzionatorio in merito alla procedura di dissesto finanziario. Per non parlare di un errore materiale sul Bilancio di 228 milioni di euro che forse in altre Regioni avrebbe determinato conseguenze gravi per chi l’ha compiuto. Sorprende, se rapportata a ciò che hanno fatto le altre Regioni, la mancata assistenza del relativo conto economico e dello stato patrimoniale, malgrado le sollecitazioni ad hoc mosse dal collegio dei revisori dei conti. Una delle caratteristiche redazionali che rende peculiare la nuova normativa dell’armonizzazione contabile. A tal proposito, non è difficile immaginare le difficoltà operative di pervenire ad un bilancio consolidato che sia fedelmente rappresentativo del netto patrimoniale delle società cosiddette partecipate».
«Risulta poco esaustivo – aggiunge Guccione – il riaccertamento straordinario dei residui. Di una tale non perfetta operazione verità è facile aspettarsi conseguenze gravissime sul piano della determinazione del netto patrimoniale e, più in generale, della finanza regionale. Accertato che le manovre riaccertative sono state fatte senza il corretto “adeguamento delle risorse umane ed informatiche” (Corte dei Conti) ovvero l’avere ritenuto alcuni crediti apparenti esigibili nei confronti dello Stato per circa 108 milioni, è stato violato palesemente il principio della competenza finanziaria così detta rafforzata con il conseguente rischio di svilimento della funzione programmatoria nell’acquisizione delle risorse finanziarie, strumentali alla costituzione del fondo pluriennale vincolato. Tali rilievi hanno consentito alla Procura generale della Corte dei conti di sospettare verosimilmente sulla bontà della correttezza dei conti e presupporre il rischio di un consistente disequilibrio di bilancio. Senza contare al riguardo il peso negativo dei conti afferenti alle anzidette innumerevoli società partecipate».
«Anche la situazione del Patrimonio della Regione, allo stato, risulta incompleta – conclude Guccione – e non in condizione di produrre reddito con grave danno per le casse della Regione Calabria. Per quanto riguarda le società così dette partecipate, la Sezione delle Autonomie della Corte dei Conti, con delibera n. 27 del 20 settembre 2016, ha precisato in proposito che la Regione: aveva promesso un bilancio consolidato 2016 che ne facesse contezza, cui sarà però puntualmente inadempiente; ha sbagliato il Piano operativo di razionalizzazione, non sapendo neppure interpretare le norme relative, violando in proposito norme statali, e non attribuendo allo stesso la cogenza dettata dal legislatore; non è in grado di migliorare nulla rispetto al colpevole passato responsabile di aver prodotto disservizi e crescita esponenziale del debito; dimostra pesanti difficoltà nel programmare e attuare il processo di liquidazione/dismissione con grave danno per le casse pubbliche».

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