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Omicidio Puntorieri, la Cassazione conferma due condanne su tre

REGGIO CALABRIA Si riapre l’inchiesta sull’omicidio di Marco Puntorieri. La Cassazione ha infatti confermato solo due delle tre condanne all’ergastolo decise dalla Corte d’assise d’appello di Reggi…

Pubblicato il: 16/11/2016 – 12:05
Omicidio Puntorieri, la Cassazione conferma due condanne su tre

REGGIO CALABRIA Si riapre l’inchiesta sull’omicidio di Marco Puntorieri. La Cassazione ha infatti confermato solo due delle tre condanne all’ergastolo decise dalla Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria. Per la Corte, Natale Cuzzola e Domenico Ventura sono responsabili della morte di Puntorieri, uomo vicino al clan Caridi Borghetto Zindato, scomparso nel settembre 2011 e i cui resti sono stati ritrovati alcune settimane dopo dai carabinieri. Domenico Condemi, come loro condannato in primo e secondo grado, dovrà invece affrontare un nuovo processo d’appello. Un giudizio che parte con una pregiudiziale rispetto all’impostazione accusatoria costruita dalla Dda di Reggio Calabria: il delitto Puntorieri per i giudici non è un omicidio di mafia. Come in appello, per Cuzzola e Ventura sono state escluse le aggravanti mafiose, nonostante entrambi siano ritenuti vicini al clan Caridi- Borghetto- Zindato, storica costola della più potente cosca Libri.
E proprio i Libri, secondo il pm Musolino che ha coordinato le indagini e sostenuto il giudizio in primo grado, sarebbero stati i veri mandanti dell’omicidio Puntorieri. Un’ipotesi, che le sentenze non hanno confermato, ma che oggi sembrano rivivere in un altro fascicolo, aperto a carico di Edoardo Mangiola, accusato di aver partecipato alla preparazione dell’esecuzione di Puntorieri. Con queste accuse, l’uomo è stato fermato per ordine della Dda, ma il provvedimento non è stato convalidato dal gip che ha ritenuto insufficienti gli indizi a suo carico e lo ha scarcerato. Il fascicolo tuttavia rimane aperto, come il procedimento sull’omicidio Puntorieri, che relativamente alla posizione di Condemi, dovrà nuovamente affrontare la Corte d’assise d’appello.
In fase di indagine, a condurre inquirenti e investigatori all’identificazione dei responsabili del delitto Puntorieri è stata anche una pen drive che una mano anonima ha fatto pervenire alla stazione dei carabinieri del rione Modena. Su quel supporto c’erano infatti una serie di riprese che immortalano i momenti immediatamente precedenti e successivi all’omicidio di Puntorieri, ma soprattutto alcuni particolari che hanno consentito agli investigatori di riconoscere Ventura mentre chiacchiera in compagnia della vittima, armeggiando con un fucile a canne mozze. Elementi che in primo grado il pm Stefano Musolino è stato in grado di incastrare con quanto già emerso nelle indagini che hanno nel tempo colpito il clan Caridi-Borghetto-Zindato, inducendolo a ipotizzare che a vendere Ventura, dopo avergli commissionato l’omicidio, fosse stato il suo stesso clan.
Secondo l’impostazione accusatoria, confermata dai giudici di primo grado, per ordine dei Libri, Ventura avrebbe attirato Puntorieri in una zona isolata nei pressi del torrente Armo, con il preciso proposito di freddarlo, ma non avrebbe agito da solo. Quel giorno assieme a lui ci sarebbe stato anche Natale Cuzzola, condannato all’ergastolo come esecutore del delitto, grazie alle intercettazioni disposte nell’ambito dell’operazione “San Giorgio” eseguita dalla squadra mobile contro la cosca Borghetto-Zindato-Caridi. Le medesime chiacchierate hanno indotto gli inquirenti a identificare il mandante in Condemi.
Riascoltando quelle bobine, gli investigatori sono riusciti infatti a dare un senso a quelle conversazioni che raccontavano come i tre avessero fatto anche un sopralluogo il giorno precedente l’omicidio, per controllare i luoghi e testare l’arma. Ventiquattro ore dopo quella chiacchierata registrata dalle cimici della Mobile, nello stesso posto avrebbero attirato Puntorieri, convinto di dover partecipare a un omicidio ma inconsapevole di esserne la vittima predestinata.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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