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Rimborsopoli, stralciate le posizioni di Adamo e Talarico

REGGIO CALABRIA Falsa partenza per l’udienza preliminare del procedimento Rimborsopoli, che alla sbarra vede 26 fra politici e loro collaboratori, accusati di aver gestito in maniera quanto meno pr…

Pubblicato il: 09/02/2017 – 16:30
Rimborsopoli, stralciate le posizioni di Adamo e Talarico

REGGIO CALABRIA Falsa partenza per l’udienza preliminare del procedimento Rimborsopoli, che alla sbarra vede 26 fra politici e loro collaboratori, accusati di aver gestito in maniera quanto meno privata e personale i fondi pubblici destinati all’attività dei gruppi del consiglio regionale. A causa di diversi difetti di notifica che hanno reso nulla la richiesta di rinvio a giudizio per Nicola Adamo, difeso da Ugo Celestino e Fabio Viglione, oggi sostituiti dall’avvocato Giunta, e Domenico Talarico, assistito dagli avvocati Massimiliano De Rose e Lucia Clausi, l’udienza è stata rinviata al prossimo 30 marzo. Una seconda udienza è stata invece fissata per il 6 aprile, per esaurire nel più breve tempo possibile la discussione come chiesto dal procuratore aggiunto Gaetano Paci.

STRALCIATE LE POSIZIONI DI ADAMO E TALARICO Le due posizioni sono state stralciate e gli atti rinviati alla Procura per i necessari adempimenti. Nel caso di Adamo, a saltare è stata la notifica della conclusione delle indagini preliminari, ragion per cui l’ex consigliere regionale non ha potuto chiedere di essere interrogato o presentare memorie difensive entro i 20 giorni previsti dal codice. Nel caso di Talarico invece, la richiesta di essere sentito dai pm è stata disattesa e l’ex consigliere non è mai stato convocato in procura per rendere dichiarazioni. Circostanze probabilmente dettate da disguidi burocratici che hanno reso nulla la richiesta di rinvio a giudizio nei loro confronti, ma che potrebbero essere sanate da qui al 30 marzo. Per quella data il gup Adriana Trapani ha riconvocato i legali dei 24 indagati, che in quella sede potranno presentare le eventuali eccezioni preliminari o fare le consuete richieste di rito. Più di uno dei legali del nutrito collegio difensivo degli ex consiglieri regionali ha annunciato di avere molto da eccepire nel metodo e nel merito sulle contestazioni mosse ai rispettivi assistiti, per questo il giudice ha già chiesto agli avvocati di depositare le eccezioni in forma scritta.

LE ACCUSE PER I 24 INDAGATI Finiti sotto accusa con contestazioni molto diverse, a rischiare il processo sono 26 fra ex consiglieri regionali e assistenti. Fra loro ci sono anche i deputati dem Ferdinando Aiello, Bruno Censore e Demetrio Battaglia, e il senatore Giovanni Bilardi, con il suo assistente personale, Carmelo Trapani. Ma i vogliono il processo anche per l’ex presidente di Regione Calabria, Agazio Loiero (Autonomia e diritti), l’ex segretario questore del consiglio regionale, Giovanni Nucera (Udc, poi Ncd)e gli ex consiglieri Pasquale Tripodi (Centro Democratico), Alfonso Dattolo (Udc), Alfonsino Grillo (Scopelliti Presidente, poi Ncd), Giuseppe Bova (Pd), Nicola Adamo (Pd), Emilio De Masi (Idv), Domenico Talarico (Idv), Sandro Principe (Pd), Pietro Amato (Pd), Mario Franchino (Autonomia e diritti, poi Pd), Mario Maiolo (Pd), Carlo Guccione (Pd), Antonio Scalzo (Pd), Francesco Sulla (Pd). Al plotone si aggiungono anche Vincenzo Ciconte, Giovanni Raso e Candeloro Imbalzano, per i quali la Procura aveva avanzato richiesta di archiviazione, rispedita al mittente dal gip, che per loro ha ordinato l’imputazione coatta. In più, i magistrati hanno chiesto il processo anche per l’assistente amministrativo Giovanni Trapani, come per Diego Fedele, il figlio dell’ex assessore regionale ai Trasporti finito ai domiciliari nell’ambito della stessa inchiesta e già a giudizio con rito immediato. Un vero e proprio esercito di politici, cui sono da aggiungere l’ex assessore regionale ai trasporti Nino De Gaetano (Pd), e il suo predecessore nell’incarico Luigi Fedele, spediti a giudizio immediato e da mesi impegnati a difendersi di fronte al Tribunale di Reggio Calabria.

«INCHIESTA INTEGRA» Nonostante nel tempo gli imputati abbiano tentato di chiarire, con interrogatori o con memorie difensive, l’uso delle somme che per l’accusa sarebbero state indebitamente utilizzate, a detta dell’accusa il quadro si presenta sostanzialmente integro. E sconfortante.

LA CASSAZIONE SU AIELLO Tra gli indagati, Ferdinando Aiello, aveva incassato nei mesi scorsi una pronuncia favorevole da parte della Corte di Cassazione, che ha annullato con rinvio i provvedimenti a suo carico, riconoscendo come illegittimo il sequestro di beni (poco più di 40 mila euro) operato nei suoi confronti a giugno dello scorso anno. «Laddove il Tribunale di Reggio Calabria confermi il provvedimento – scrivono i giudici della Cassazione –, motivi adeguatamente, chiarendo se e quali spese fuoriescano dall’ambito di scelta riconosciuto dall’ente, tenuto conto della normale autonomia gestionale delle amministrazioni interessate nella scelta delle dotazioni di vario genere, per poi individuare gli indici che consentono di qualificare i fatti come peculato». Secondo gli ermellini i giudici del Tribunale di Reggio Calabria che non hanno tenuto conto della corposa memoria presentata dai legali di Aiello, gli avvocati Antonio Mazzone e Saverio Sticchi Damiani, «è risultato che, invece, si trattava di una memoria con risposte ben specifiche alle contestazioni mentre la documentazione prodotta, come riferito nel ricorso, era diretta a dimostrare la regolarità delle spese e, in alcuni casi, degli errori materiali degli inquirenti». Nella sentenza i giudici scrivono: «Nella sintesi finale (si riferisce al provvedimento di sequestro del Tribunale di Reggio Calabria, ndr), a parte la tautologica affermazione che le spese personali non ricollegate alla attività politica nel partito costituiscono peculato, non si offre alcun altro elemento di valutazione per comprendere quali siano, tra le spese fatte, quelle effettivamente non consentite. Si precisa soltanto che gli inquirenti giungono a contestare la “qualità” delle spese in base a quanto (ritengono) sia la giusta dotazione, nelle sedi dei gruppi, di complementi di arredo, di periferiche, di computer eccetera ma, senza alcun’altra specificazione, si comprende chiaramente che si va a sindacare attività che rientrano nelle scelte – buone o cattive, non è questione di interesse in sede penale – del consiglio regionale e dei suoi organi». Gli ermellini hanno “girato” la decisione al Tribunale del riesame, chiedendogli di esprimersi alla luce delle nuove evidenze. Un’attesa che va avanti dal 13 ottobre dello scorso anno. Aiello, in sostanza, attende che il Tdl si (ri)determini sulla sua posizione, almeno apparentemente alleggerita dalla Cassazione, mentre il gup deve prendere una decisione sul suo rinvio a giudizio.  

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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