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Auto rubate e "vendute" ai proprietari, sei arresti – I NOMI

CATANZARO Personale della polizia di Stato di Catanzaro, con l’ausilio di equipaggi del reparto prevenzione crimine “Calabria centrale”, nell’ambito di un’operazione denominata “The Jackal”, h…

Pubblicato il: 01/03/2017 – 6:48
Auto rubate e "vendute" ai proprietari, sei arresti – I NOMI

CATANZARO Personale della polizia di Stato di Catanzaro, con l’ausilio di equipaggi del reparto prevenzione crimine “Calabria centrale”, nell’ambito di un’operazione denominata “The Jackal”, ha eseguito sei misure cautelari a carico di altrettanti pregiudicati catanzaresi ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di furto aggravato, porto e detenzione abusivi di armi, ricettazione, riciclaggio ed estorsione. Le attività investigative, condotte dalla squadra Mobile del capoluogo e coordinate dal procuratore della Repubblica aggiunto, Giovanni Bombardieri, e dal pm Vito Valerio, con la supervisione del procuratore capo, Nicola Gratteri, hanno consentito di accertare l’esistenza di un gruppo di persone che si sarebbe reso responsabile di una serie di delitti in materia di armi, nonché di furti di ogni specie di beni, ed in particolare di autovetture, destinate ad essere oggetto e strumento di pretese estorsive con l’attuazione del cosiddetto “cavallo di ritorno”.
Gli arrestati sono Alessandro Bevilacqua classe 1985, Stefano Bevilacqua classe 1987, Elio Pirroncello classe 1992, Francesco Martino classe 1970, Antonio Passalacqua classe 1973, Annunziato Passalacqua classe 1966.  L’indagine è partita dopo un evento delittuoso di indubbia gravità risalente al dicembre del 2014, allorquando un gruppo di malviventi si introduceva in un’abitazione sita in Catanzaro e vi sottraeva 6 fucili, 3 pistole e 10 cartucce, in perfetto stato d’uso, legittimamente detenuti e debitamente custoditi dal proprietario in una cassaforte. Nel corso delle indagini emergeva che i malviventi avevano commesso il delitto scassinando l’auto del derubato mentre questi si trovava dal barbiere ed appropriandosi così di un mazzo di chiavi, tra le quali quelle della abitazione della vittima del furto e quelle dell’armadietto blindato dove lo stesso teneva le armi.
L’abitudine degli indagati a circolare armati è poi stata dimostrata da ulteriori indagini che consentivano di registrare, attraverso intercettazioni di vario tipo, conversazioni dalle quali emerge chiaramente il possesso da parte di Alessandro Bevilacqua, di una pistola calibro 38 che l’uomo esibisce al fratello Stefano dicendogli «guarda che bella la 38».  In altra circostanza è stato chiaramente accertato che Alessandro Bevilacqua cedeva ad un terzo un’arma da sparo del cui cattivo funzionamento, peraltro, l’acquirente si lamentava, sostenendo che si era inceppata ed ottenendo la disponibilità di Bevilacqua a sostituire il pezzo difettoso. 

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