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GOTHA | Tra P2 e Templari, le trame massoniche della 'ndrangheta reggina

REGGIO CALABRIA Nel reggino c’era una loggia massonica di diretta emanazione della P2 che aggregava boss di ‘ndrangheta, preti, politici, giudici e investigatori e ha permesso ai massimi verti…

Pubblicato il: 02/03/2017 – 23:56
GOTHA | Tra P2 e Templari, le trame massoniche della 'ndrangheta reggina

REGGIO CALABRIA Nel reggino c’era una loggia massonica di diretta emanazione della P2 che aggregava boss di ‘ndrangheta, preti, politici, giudici e investigatori e ha permesso ai massimi vertici delle ‘ndrine del reggino di interfacciarsi da pari a pari con le istituzioni per concordare scarcerazioni, elezioni e carriere politiche. Ma la ‘ndrangheta ha utilizzato anche altre logge per arrivare agli uomini giusti al posto giusto per strappare scarcerazioni, voti, appalti.

FARO SUI LEGAMI MASSONICI Arriva dalle parole di due pentiti, Marcello Fondacaro e Antonio Russo, una nuova conferma alle intuizioni della Dda. Entrambi per ragioni familiari vicini a Luigi Sorridente, compare di nozze del fratello del primo e cognato del secondo, sono entrambi in grado di parlarne con cognizione. E le loro dichiarazioni sono preziose perché Sorridente – spiega Fondacaro – non solo è il nipote acquisito di Peppe Piromalli per averne sposato la nipote, ma prima di essere arrestato «era incaricato dalla famiglia Molè… era il volto pulito» e per questo «si imponeva nei rapporti con la massoneria, come ho accennato prima, e con la politica, sia di livello locale che nazionale».

IL RUOLO DI SORRIDENTE In che senso? «Rappresentava la famiglia Molè-Piromalli – spiega al pm Musolino – nella raccolta ogni mese delle tangenti locali, così come nei rapporti per l’area portuale con i vari politici, tra cui anche Fuda, l’onorevole Fuda, l’onorevole Fedele». Rapporti che significavano enormi pacchetti di voti. «Era colui che doveva raccogliere I voti per conto della famiglia Piromalli, andavano per esempio dalle famiglie di Gioia Tauro dicendo “vedete che mio zio e mio cugino vogliono che si voti a Fuda o Fedele, o Meduri.. (…) Luigi Meduri… anche per Pietro Araniti ha fatto la campagna elettorale». Ed il motivo di tanto impegno è da ricercare – emerge dall’interrogatorio – nel legame massonico che a detta dei pentiti li unisce. Rapporti che tanto Fondacaro, tanto Russo conoscono per aver a lungo tempo frequentato Sorridente.

L’UOMO DEI PIROMALLI MOLE’ ‘Ndranghetista per scelta, racconta il pentito Russo, che al pm Stefano Musolino che lo interroga specifica «da quando è entrato in questa famiglia si è cominciato ad atteggiare a ‘ndranghetista». Un dato di fatto confermato da Fondacaro che senza esitazione indica Sorridente come organico al clan e per un certo periodo incaricato persino della raccolta delle estorsioni. «Lui – mette a verbale Fondacaro, che gli ha anche personalmente versato “l’assicurazione” mensile – mi diceva di rappresentare sia Pino Piromalli che Malè Girolamo… e che anzi era lui che andava raccogliendo le mazzette, così mi disse, sia da Icar, da Sclarrone, dagli altri».

CONVIVI” ROMANI Ma al momento non è questo il profilo che più interessa la Dda. Sono le trame massoniche e mafiose in cui Sorridente è stato coinvolto grazie alla sua appartenenza al clan Piromalli e di cui ha ampiamente parlato con entrambi i collaboratori. Massone fin dalla gioventù della loggia Giustinianea a Roma e inserito nell’entourage politico del partito socialista, «all’epoca di Craxi, il Martelli, Giacomo Mancini, Gaetano Mancini, i fratelli Gentile di Cosenza», Fondacaro ha avuto il primo contatto con la loggia coperta calabrese a Roma.

ONOREVOLI FRATELLI «Qualche giorno prima del mio matrimonio, venne a Roma unitamente a Nicolò Comerci ed al Don Stilo, all’avvocato Giuseppe Lupplno di Gioia Tauro, a suo zio Enzo l’ingegnere, ed all’altro suo zio ingegnere che non ricordo il nome però … Giovanni». Motivo? Un “convivio” dei fratelli calabresi con referenti e “fratelli” di stanza a Roma, come «Pietro Araniti, che allora era onorevole nazionale, anche lui fratello massone». In quell’occasione – racconta il pentito – avrebbero incontrare Amedeo Matacena, ma alla cena avrebbe partecipato anche l’allora onorevole Luigi Meduri.

LE LOGGE COPERTE CALABRESI Tutti i partecipanti, dice il collaboratore, erano massoni della loggia coperta calabrese. Anzi di una delle logge coperte. Altre – aggiunge – erano state istituite nella Jonica, governata dal barone Placido, poi spiega « vi era anche un certo architetto Campana, che era poi il trait d’union con il Luigi Sorridente per quanto riguardava … lui invece era di Crotone, della zona di Crotone, mi fu detto che c’era come referente nella zona di Vibo … sempre Luigi Sorridente con questo Campana, e l’ingegnere Lolzzo … referente per la zona di Vibo».

LA P2 DI CALABRIA Ma è quando Fondacaro arriva in Calabria che ha maggiore cognizione della loggia coperta che opera fra Reggio e la tirrenica. In primo luogo perché più volte è stato invitato a entrarvi. «Ho saputo – racconta al pm Musolino – che era la P2, la ex P2 di Licio Gelll, perché Pino Strangi mi parlò proprio di questo, che lui era il gran maestro, diciamo a Gioia, e per il circondario, perché non era solo Gioia Tauro, rientrava anche Palmi, rientrava sotto la sua giurisdizione in questo senso». Il nome di Strangi – dice il collaboratore per averlo saputo dal diretto interessato – era fra quelli contenuti negli elenchi sequestrati nel corso dell’ormai storica perquisizione a Castiglion Fibocchi, nel regno di Gelli. Fondacaro snocciola anche qualche nome «Ne fa parte anche Vincenzo Ruggiero, il commercialista, man mano che parliamo mi vengono In mente… il figlio di Gianni Ruggiero».

I FRATELLI POLITICI In più, spiega Fondacaro, c’erano i politici. «L’onorevole .. è stato sottosegretario all’ambiente … adesso lui tramite questo ha avuto l’incarico prima in provincia di Reggio Calabria, alla provincia, è stato assessore…consigliere provinciale (..) ed in più lavora al Ministero dell’Ambiente qui a Roma ». Un uomo che finisce per identificare come l’ex sottosegretario Elio Belcastro, fra i fondatori di Grande Sud e risultato in stretto contatto con Paolo Romeo. “Fratello” coperto anche lui, specifica Fondacaro. «Anche Paolo Romeo sapevo essere appartenente a questa loggia … quando all’epoca… quando ancora faceva parte del PSDI, Partito Socialista Democratico Italiano, me lo dissero questo invece i fratelli Dato, Giovanni ed Egidio» specificando che era proprio la comune appartenenza a cancellare le differenze politiche. «No, diceva è tutta una cosa Marcello… non gli interessava il colore politico … io sapevo che non gli interessava il colore politico, nel senso che poteva anche essere anche di un partito di estrema destra o estrema sinistra, se sei fratello sei fratello … fratello massone».

E QUELLI IN DIVISA Della medesima loggia, continua a spiegare Fondacaro, «c’era anche Spanò Giovanni (…) il fratello di Aurora Spanò di San Ferdinando, cognato di Giulio Bellocco, usuraio di professione… come la sorella Aurora, ex carabiniere mi dicevano fosse e lui mi disse che aveva come referente questo generale Pellegrino». Pellegrini – specifica poi Fondacaro – inizialmente indicato come in forza al Ros, poi alla Dia. Un profilo che corrisponde a quello del generale Angiolo Pellegrini, ex capo della Dia di Reggio Calabria, che a detta del collaboratore avrebbe avuto rapporti solidi con Spanò, tanto che quest’ultimo, all’indomani dell’operazione Tempo 3 contro gli uomini del clan Molè -Piromalli, avrebbe proposto a Fondacaro « “dobbiamo andare insieme dal maggiore Pellegrino, così andiamo a vedere un attimino questa situazione». E non a caso, dice il pentito.

AL RIPARO DALLE INDAGINI A detta di Fondacaro, il generale «aveva assicurato allo Spanò che non avrebbero fatto indagini su di lui proprio per questo legame di fratellanza che avevano e gli fu chiesto questo favore e su altri soggetti gioiesi come Mimmo Infantino, che non doveva essere indagato, pure avendo dei rapporti in quel periodo con le famiglie Piromalli -Molè, Infantino supermercati per intenderci … assic
urò questo genere di rapporti anche al Ciccio Piromalli, Francesco Piromalli, Imprenditore ed usuraio anche lui, e so che i fratelli Delfino si rivolsero spesso a spanò unitamente a Priolo Giuseppe, perché temevano che ci potesse essere un’indagine su di loro». E gli uomini dei clan, sottolinea il collaboratore, «utilizzavano la massoneria anche per questi favori … anzi in modo particolare per questo». Anche perché nella loggia c’erano anche magistrati e magistrate. «Mi meravigliai tanto quando ne sentii parlare» sottolinea.

L’INDISPENSABILE GIUDICE CARNEVALE Sul punto le sue dichiarazioni sono coperte da pesanti omissis. Ma tre nomi sono sopravvissuti alle censure dei pm. Quelli di Giuseppe Tuccio, dell’ex governatore Giuseppe Chiaravalloti e del giudice Carnevale. In proposito, Fondacaro spiega che « so che hanno aggiustato anche dei processi con la Cassazione, in modo particolare quello di Rocco Molè e di Nino Albanese, me lo disse proprio chiaramente il Gangemi, con il magistrato famosissimo di Roma, Carnevale (..) erano stati condannati ad un ergastolo, due ergastoli, una cosa del genere e poi furono … la Cassazione glielo smontò tramite Carnevale … e questo per i rapporti che aveva Pino Speranza, suocero di Rocco Molè ed Ettore Gangemi ». Un favore fra fratelli, spiega. « c’entrano anche loro con le logge, perché Pino Speranza è sempre stato anche lui uno che si presentava dovunque e proprio per la sua appartenenza alla loggia, Insieme ad Ettore, avevano questi rapporti con i fratelli massoni, anche Carnevale, presumo da quello che mi è stato detto».

NOSTRO FRATELLO IL GOVERNATORE Fra le toghe affratellate ci sarebbe anche l’ex governatore ed ex magistrato Chiaravalloti. «Sappiamo essere anche lui massone – dice Fondacaro – e so che per alcune cose si è dimostrato disponibile a sistemare qualche cosa, qualche processo che non andava … ma ripeto sempre come favore tra di loro massoni e tra di loro onorevoli ed altro … perché poi so che lo stesso Chlaravalloti divenne presidente della giunta regIonale, quindi lasciando il posto di Procura e l’incarico che aveva presso la procura di Reggio Calabria».

«TUCCIO AMICO DEI PIROMALLI» Su Tuccio, oggi indagato per violazione della legge Anselmi, è invece il pentito Antonio Russo ad avere da dire. «So che questo magistrato era molto amico dei Piromalli a Gioia Tauro – spiega al pm Musolino – quando faceva delle conferenze o presentava dei libri, qualcosa che lui era… non so… faceva lo scrittore, li presentava presso la Concessionaria Icar di Benedetti, invitava tutte le persone di Gioia Tauro fra i quali anche Gioacchino Piromalll e cl andava anche mio padre bonanima, e mio padre bonanima mi disse che questo era molto amico della famiglia Piromalli. Allora lui era Presidente del Tribunale di Palmi». E a detta di Russo, era molto amico «si Gioacchino, Gioacchino, i rapporti con i giudici ed altri li teneva solo Don Gioacchino. era l’unico che aveva il numero della segreteria privata di Andreotti, da me già dichiarato in altri … e loro chiamavano dal numero dell’Agip 0966.51070, che era un numero a gettoni, chiamavano le varie segreterie politiche».

IL SECONDO STATO E probabilmente, spiega Russo, Tuccio non era il solo perché «quando noi parliamo dei Piromalli, stiamo parlando di un’istituzione, stiamo parlando di un secondo stato, sono i Promalli». E a riscontro delle sue parole dice «vi parlo del “Processo Tirreno”, tre fratelli coinvolti, due assolti, risarcimento dallo Stato ed uno condannato, su tre ha pagato solo uno. Ed il risarcimento dello Stato di cui hanno fatto aziende agricole, sono su internet oggi, quindi». Poi specifica «Ma hanno rapporti con i giudici dappertutto, loro arrivano dappertutto». Non direttamente, certo. «Per interposta persona, loro hanno la chiave per arrivare al giudice, per aprire la porta». E la chiave è massonica.

BOSS IN GREMBIULE Nella loggia segreta, cresciuta in diretto rapporto con Licio Gelli, c’erano i massimi esponenti della ‘ndrangheta. «I Piromalli sono tutti massoni, Gioacchino Plromalli è massone, Don Peppino Piromalli classe ’21 era massone» dice Russo che poi aggiunge c’era Paolo De Stefano, tutta la ‘ndrangheta c’era iscritta». Gran Maestro della loggia era «il commendatore Carmelo Cortese, che diciamo che era … lui dipendeva da Licio Gelli, dal venerabile diciamo no», ex commerciante di abbigliamento – spiega il collaboratore – in realtà reale dominus dell’ospedale di Catanzaro.

IL CAPO DELLA LOGGIA «Allora era in mano al commendator Carmelo Cortese, era lui che decideva le convalescenze, era lui che decideva le riforme, allora avevano in mano un generale dell’esercito che era il generale De Robertis o De Roberti, comunque potete fare riconoscere le foto perché l’ho conosciuto anche io in prima persona». Ma Cortese, aggiunge il pentito, era soprattutto «il collegamento per quanto riguarda licio Gelli, Licio Gelli … la P2 diciamo … magistrati in mano».

TEMPLARI, MASSONERIA DI FASCIA INFERIORE Su altri canali invece, racconta il pentito, si utilizzava «il discorso dei templari, quindi era diciamo una fascia inferiore rispetto al commendatore Cortese». Si tratta, chiarisce Russo, di «un’altra associazione del dottore Aldo Labate (che Fondacaro indica correttamente come Franco Labate ndr) di Reggio Calabria, quello che è il cardiologo, cardiologo a disposizione della famiglia Piromalli». A lui – aggiunge – era stato presentato «un cardiologo e come un maestro massonico» dal ruolo importante. «Luigi Sorridente mi mandò a Villa Vecchia ad una riunione, ho scoperto essere proprio lui (Labate ndr) colui il quale teneva in mano le redini di questa setta dei templari».

L’OMBRA DI BALESTRIERI L’immobile è invece quello che ha fatto finire nei guai Giorgio Hugo Balestrieri, controverso personaggio in bilico fra ndrine, logge e servizi di intelligence nazionali e internazionali, arrestato in Marocco dopo una lunga latitanza ed estradato in Italia è imputato con l’accusa di aver aiutato il clan Molè a reinvestire larga parte dei profitti illeciti, provenienti dal contrabbando di merci contraffatte al porto di Gioia Tauro, nella gestione di un sontuoso albergo di Monte Porzio Catone, in provincia di Frascati.

TRA UOMINI DI ‘NDRANGHETA E VIP Russo finisce proprio in quella villa. «Ed in quella occasione furono diciamo inseriti nella massoneria Bruno giuliano, Mardocheo Rocco, ci fu una grande riunione, con me c’era Stillitano Rocco Ivan, c’era Saltalamacchia Saverio, un cugino dei Carlino di Gioia Tauro, e tanti altri… il commendatore Cortese, e generali in alta uniforme della Guardia di Finanza, dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato, dei Vigili del fuoco … ecco era tutta … ed Il principe Romanov … Natasha Stefanenko, che era un personaggio molto conosciuto, un personaggio pubblico». Ma nei Templari c’erano anche tante famiglie di ‘ndrangheta. E il ruolo dell’associazione – spiega il pentito Virgiglio che ne ha fatto parte – non è assolutamente di serie B.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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