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Riordino Province, Regione a rischio commissariamento

CATANZARO Il pericolo, secondo gli esperti, è ancora reale: la Regione Calabria rischia il commissariamento (l’ennesimo, per la verità) sulla vicenda del riordino delle funzioni delle Province. Il …

Pubblicato il: 09/03/2017 – 15:43
Riordino Province, Regione a rischio commissariamento

CATANZARO Il pericolo, secondo gli esperti, è ancora reale: la Regione Calabria rischia il commissariamento (l’ennesimo, per la verità) sulla vicenda del riordino delle funzioni delle Province. Il trasferimento delle funzioni amministrative doveva essere concluso già da tempo, e invece se non siamo alla completa paralisi, poco ci manca. La conferma arriva dal comunicato dell’ultima riunione dell’Osservatorio regionale previsto per l’applicazione della legge Delrio. Basta leggere qualche riga del comunicato finale per comprendere come lo stato di confusione regni sovrano: «La convocazione è stata disposta per l’esigenza di riprendere con immediatezza il dialogo bilaterale tra Regione e singola provincia al fine di definire in modo condiviso lo stato dei rapporti di credito-debito relativi alle risorse finanziarie e strumentali per l’esercizio sia delle funzioni trasferite sia delle funzioni rimaste, per varie ragioni, in un limbo operativo». Tradotto: la strada per il riordino è ancora tutta in salita.

ROMA DETTA LA LINEA Districarsi tra i meandri della burocrazia non è semplice, ancor meno quando si tratta di trovare un punto di incontro tra la legislazione nazionale e quella calabrese. La legge Delrio, com’è noto, ha stabilito la trasformazione delle province in enti di area vasta, ridisegnandone i confini e le competenze in vista della riforma costituzionale (poi bocciata dal referendum costituzionale del 4 dicembre), fissando con un’apposita norma le funzioni fondamentali e demandando alle Regioni, con assegnazione di un termine tassativo, di definire le funzioni oggetto di riordino. Contemporaneamente il presidente del Consiglio dei ministri, con un decreto del settembre 2014, ha determinato i criteri per il trasferimento, dagli enti oggetto di riordino, alle Regioni o agli enti destinatari delle funzioni riassegnate, delle risorse umane, strumentali, finanziarie e dei beni immobili utilizzati per le funzioni in questione. 
A questa normativa nazionale la Regione Calabria “risponde” con una legge (14/2015) con la quale però non delinea una riforma definitiva della materia, ma introduce solo disposizioni urgenti per l’attuazione del procedimento di riordino delle province nelle more di una elaborazione partecipata di una legge generale e organica che, per espressa previsione della stessa legge, avrebbe dovuto essere adottata entro il 31 dicembre del 2015. Insomma, una norma tampone per evitare inadempienze e sanzioni, compreso l’esercizio dei poteri sostitutivi da parte dello Stato. Ovviamente la riforma generale e organica non è stata mai approvata, né entro il 2015, né fino ad oggi. Un disegno di legge è stato presentato dal consigliere Orlandino Greco, ma al di là di alcuni passaggi in commissione (l’ultimo risale ad aprile dello scorso anno), non è mai arrivato in aula.


LA LEGGE CALABRESE Con l’approvazione della legge 14/2015, la Regione riprende tutte le funzioni a suo tempo trasferite alle Province con la legge 34/2002, compreso il personale, stabilendo il principio dell’invarianza della spesa, nel senso che il ritorno in Regione di dette funzioni con il relativo personale non avrebbe dovuto comportare maggiori oneri. Ad agosto 2015 in oltre quattrocento transitano dalle Province alla Regione. C’è posto per tutti, insomma. Anche per un funzionario con la qualifica di cerimoniere; cosa c’entrasse con le funzioni trasferite è tutto da vedere. E poi ancora cinque dirigenti. Alla fine dovendo, comunque, prendere in mano la vicenda, la giunta regionale per incasellare nelle proprie strutture questo personale, si inventa le Uot (Unità organizzative temporanee) non previste dall’ordinamento regionale che individua solo le Unità di progetto e le Unità organizzative autonome. Ma è una soluzione che non risponde alle esigenze di funzionalità dei servizi e crea sovrapposizioni e una certa confusione operativa ed è destinata a durare poco: tant’è che nei giorni scorsi, dopo poco più di anno dalla istituzione, alla luce dell’esperienza maturata, la giunta decide di sopprimere le Uot, disponendo che i dirigenti generali incasellino il personale, a seconda delle attività svolte, nei settori che hanno competenza nelle materie trattate dai dipendenti.

SOLO SPESE  Finora la Regione ha immesso nei ruoli il personale, ma tutte le risorse finanziarie, i beni strumentali, sia mobili che immobili, sono rimasti in mano alle Province che hanno continuato a gestirli. Risultato: la Regione si è fatta carico degli oneri del personale ma non ha potuto acquisire tali risorse. Alla Cittadella assicurano che è tutta colpa delle Province: avrebbero dovuto produrre una puntuale ricognizione, non solo del personale (l’unica fatta), ma di tutte le altre risorse connesse alle funzioni trasferite e invece non l’hanno fatto. La vicenda sembra avviarsi su un binario morto, fin quando è il governo nazionale a farsi sentire e a chiedere aggiornamenti sulla definizione del processo di riordino delle Province.
Dettaglio non proprio trascurabile: la legge di Bilancio 2016, al comma 765, prevede la nomina di un commissario per gli enti che, entro il 30 giugno di quell’anno, non avessero definito gli adempimenti necessari per completare il trasferimento delle risorse umane, strumentali e finanziarie connesse alle funzioni non fondamentali delle Province. A questo punto la Regione, minaccia, a sua volta, di nominare commissari ad acta per sostituirsi alle province inadempienti e avvia una serie di tavoli bilaterali con i dirigenti regionali e provinciali per cercare di definire lo stato dei rapporti di credito-debito relativo alle risorse finanziarie e strumentali connesse alle funzioni trasferite. Si succedono riunioni su riunioni, ma, alla fine l’iter non si conclude, tant’è che il governatore Mario Oliverio, siamo ad agosto 2016, è costretto, su ulteriori sollecitazioni ministeriali e, verosimilmente per evitare il commissariamento, a scrivere al ministero degli Affari regionali per rappresentare le difficoltà operative incontrate, le problematiche affrontate e, in conclusione, afferma che il completamento delle attività ricognitive «possa venire avvenire in tempi brevi».
Sette mesi dopo nulla è cambiato. Anzi, a volerla cercare, una certezza c’è: la Regione sa solo quanto paga per i dipendenti trasferiti nei propri ruoli. Ma dalle Province non ha mai avuto neppure un computer di quelli utilizzati dai dipendenti trasferiti, e  né tanto meno, risorse o beni immobili. 

Antonio Ricchio
a.ricchio@corrierecal.it

 

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