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I vescovi cercano unità all'ombra della Certosa

SERRA SAN BRUNO Fra le mura impenetrabili della Certosa di Serra San Bruno, lontano da occhi e orecchie indiscrete, i vescovi calabresi hanno deciso di celebrare il loro “conclave”. È una convocazi…

Pubblicato il: 04/04/2017 – 10:57
I vescovi cercano unità all'ombra della Certosa

SERRA SAN BRUNO Fra le mura impenetrabili della Certosa di Serra San Bruno, lontano da occhi e orecchie indiscrete, i vescovi calabresi hanno deciso di celebrare il loro “conclave”. È una convocazione inusuale, quella che il presidente della Conferenza episcopale calabrese, monsignor Vincenzo Bertolone, ha fatto arrivare agli undici suoi colleghi posti a guida delle altre diocesi regionali. Non tutti hanno risposto presente all’appello lanciato dal vescovo di Catanzaro. È il caso dell’arcivescovo di Cosenza, Francesco Nolè, non registrato tra i partecipanti alla riunione dei presuli.
Di certo non è la prima volta che i vescovi si riuniscono nel periodo quaresimale. Ma ci sono alcune circostanze che rendono originale e straordinaria la convocazione odierna (ufficialmente «per un ritiro spirituale») a Serra San Bruno. Il silenzio della Certosa aiuta lo spirito, certo. Ma protegge anche dai clamori della quotidianità. E il ritiro spirituale aiuterà a ritrovare le ragioni di una conferenza, che negli ultimi tempi non è apparsa sempre unanime nelle proprie posizioni.
Nel corso di questa lunga giornata è probabile che venga affrontata la questione relativa al rapporto tra Chiesa e ‘ndrangheta. Il confronto tra i vescovi arriva dopo la lunga gestazione del documento pastorale su Chiesa e mafia. Monsignor Bertolone non fa mistero, in pubblico e in privato, di esprimere il suo apprezzamento per le posizioni del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, le cui posizioni sono ben note e non sempre “amate” nelle gerarchie ecclesiastiche. Tra gli osservatori più attenti c’è chi non manca di far notare che il documento finale è risultato debole perché frutto di molte mediazioni.
D’altra parte Bertolone è siciliano ed è stato il postulatore per la beatificazione di don Pino Puglisi, riuscendo a dimostrare che l’assassinio del prete siciliano fu compiuto dalla mafia in odium fidei, e quindi la radicale opposizione, nonostante tutti i santini rinvenuti, tra fede cristiana e mafia. Stessa determinazione – fanno notare fonti interne a diverse diocesi – ci si aspetta da tutti i vescovi in Calabria.
C’è poi il capitolo relativo al rapporto tra Chiesa e politica. Nell’ultima seduta della Conferenza episcopale, i vescovi hanno incontrato il governatore Mario Oliverio al quale hanno posto una serie di questioni: dalle politiche sociali, ai beni culturali, dal lavoro in agricoltura, alle risorse per la manutenzione delle chiese. Insomma, i vescovi vogliono essere interlocutori propositivi soprattutto sulle questioni del lavoro nell’ambito della filiera agricola e dei beni culturali, considerando i veri e propri tesori depositati nei musei e nelle chiese calabresi. In buona sostanza, si tratta di un cambio di rotta: non più solo una richiesta di risorse, ma una messa a disposizione delle proprie risorse per venire incontro alle esigenze dei giovani.
Infine, la location scelta. La Certosa di Serra è uno dei vertici del triangolo della spiritualità calabrese (gli altri sono la Cattolica di Stilo e il monastero di San Giovanni Theristis a Bivongi oltre alla cattedrale latina di Squillace) e servirà a rinsaldare i rapporti tra i vescovi e a rifondare in una dimensione profondamente spirituale l’azione di governo dei vescovi calabresi, in linea con le indicazioni arrivate dal Vaticano e da Papa Francesco che invita tutti a «rinunciare alle posizioni di potere, all’ansia da carrierismo e di andare verso le periferie esistenziali con molta misericordia».
Proprio ciò che serve per sostenere il gregge dei cattolici calabresi.

Antonio Ricchio
a.ricchio@corrierecal.it

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