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Inchiesta Gicos, Cosentino non risponde ai pm

CATANZARO Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, ma hanno depositato una dichiarazione scritta con cui tentano di spiegare i movimenti di denaro sui loro conti esteri il presiden…

Pubblicato il: 05/06/2017 – 17:03
Inchiesta Gicos, Cosentino non risponde ai pm

CATANZARO Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, ma hanno depositato una dichiarazione scritta con cui tentano di spiegare i movimenti di denaro sui loro conti esteri il presidente del Catanzaro calcio, Giuseppe Cosentino e la figlia Ambra. Secondo quanto filtra, i due – assistiti dagli avvocati Rondinelli e Infantino – avrebbero preferito tacere di fronte al giudice, ma senza rinunciare ad abbozzare una difesa tecnica tesa a giustificare i continui trasferimenti di denaro all’estero, che i magistrati considerano vere e proprie operazioni di riciclaggio.
A margine dell’incontro con il giudice, Cosentino non avrebbe perso occasione per dirsi «preoccupato» per il destino della propria società, mentre la figlia Ambra si sarebbe premurata di sottolineare di non avere idea alcuna dei conti dell’azienda perché negli ultimi anni impegnata alla scuola forense di Modena, necessaria per preparare il concorso in magistratura. Una giustificazione probabilmente un po’ debole se è vero che le contestazioni mosse dalla procura di Palmi sono risalenti a diversi anni addietro e poi continuate nel tempo.
Secondo quanto emerso dall’inchiesta, Giuseppe Cosentino e la figlia sarebbero al vertice di una vera e propria associazione a delinquere, che avrebbe permesso loro di appropriarsi di quasi 8 milioni di euro. Capitali tutti portati all’estero di nascosto e in gran parte in seguito non solo “scudati”, ma anche utilizzati per avere ulteriori garanzie bancarie. Un giochino finanziario (illecito) quasi perfetto, ma che non è passato indenne allo sguardo attento del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza. Dagli approfondimenti bancari e investigativi è emersa «una vera e propria associazione a delinquere finalizzata ai reati finanziari – ha spiegato il procuratore capo di Palmi, Ottavio Sferlazza – in cui ognuno aveva un ruolo preciso».
Da Cosentino ai dipendenti, pienamente partecipi della gigantesca truffa ai danni dell’erario. Sostanzialmente la Gicos è stata svuotata e tutti i proventi della società girati su conti, per lo più svizzeri, e a società generalmente con sede in paradisi fiscali, riconducibili a Cosentino e ai suoi familiari. “Contenitori” alimentati da un flusso di denaro continuo.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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