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CLAN&USURA | Presunti boss del Cosentino davanti al gup

COSENZA Il gup di Catanzaro, Francesco Battaglia, ha fissato per il prossimo 10 luglio l’udienza preliminare per gli indagati dell’operazione “Laqueo”, l’operazione della Dda di Catanzaro che lo sc…

Pubblicato il: 21/06/2017 – 21:17
CLAN&USURA | Presunti boss del Cosentino davanti al gup

COSENZA Il gup di Catanzaro, Francesco Battaglia, ha fissato per il prossimo 10 luglio l’udienza preliminare per gli indagati dell’operazione “Laqueo”, l’operazione della Dda di Catanzaro che lo scorso 30 agosto portò in carcere 14 persone appartenenti a un’organizzazione criminale dedita all’usura e all’estorsione aggravate dalle finalità mafiose. Il blitz sgominò un sodalizio criminale, emanazione delle cosche federate Cicero-Lanzino e Rango-Zingari, egemoni sulla città di Cosenza. Secondo le indagini usando i capitali della ‘ndrangheta avrebbero elargito prestiti con l’imposizione di tassi d’interesse fino al 30% mensile. Tra le persone arrestate c’era anche Francesco Modesto, calciatore professionista, che ha giocato in società di serie A e B (Cosenza, Palermo, Reggina, Genoa, Bologna, Parma Pescara e Crotone).
Ma la sua posizione è stata già stralciata. 
La Dda di Catanzaro (il provvedimento è firmato dal procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e dal sostituto Camillo Falvo), nei giorni scorsi ha chiesto il rinvio a giudizio per le persone coinvolte. Si tratta del suocero di Modesto, Luisiano Castiglia; dei presunti boss Francesco Patitucci e Maurizio Rango; del pentito Roberto Violetta Calabrese; e di Massimo Brunetti, Francesco Magurno, Gianfranco Bevilacqua, Giuseppe Garofalo, Giovanni Guarasci, Danilo Magurno, Mario Mandoliti, Giuseppe De Cicco, Ariosto Francesco Mantuano e William Sacco. 
L’indagine scaturisce dall’esito delle risultanze investigative incentrate principalmente sulla raccolta e analisi delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Roberto Violetta Calabrese, che hanno consentito di far piena luce sulla ramificata attività di usura posta in essere dagli odierni indagati, a vario titolo, per conto delle cosche federate “Lanzino-Cicero” e “Rango-Zingari” egemoni sulla città di Cosenza, utilizzando il denaro contante proveniente dalla “cassa comune” della ‘ndrangheta cosentina.I riscontri effettuati alle dichiarazioni del collaboratore hanno documentato l’esistenza di un collaudato sistema usurario posto in essere da alcuni affiliati alle citate consorterie che, in totale accordo, utilizzando denaro della “bacinella” della ‘ndrangheta cosentina, elargivano rilevanti prestiti ad imprenditori in difficoltà economiche, prevalentemente del settore edile, con l’imposizione di tassi d’interesse sino al 30% mensile.
È stato accertato come il recupero dei crediti erogati ed il rispetto degli accordi usurari venissero garantiti anche con il ricorso a violenze e minacce nei confronti degli stessi imprenditori. In tale ambito, è altresì emersa l’imposizione di assunzioni e la realizzazione di lavori edili in favore degli indagati e di imprese agli stessi riconducibili, quale corrispettivo delle somme di denaro dovute dalle vittime al sodalizio.
Dalle indagini è emerso il coinvolgimento di uno degli indagati, Mario Mandoliti legato a Luisiano Castiglia elemento di spicco della cosca Lanzino-Cicero nel tentato omicidio di Sandro Calabrese Violetta fratello del collaboratore di giustizia, consumato nei giorni immediatamente successivi alla sua defezione e finalizzato a farlo recedere dall’avviata collaborazione con la giustizia.

Mirella Molinaro
m.molinaro@corrierecal.it

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