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Le pedine (occulte) di Paolo Romeo

REGGIO CALABRIA Nonostante Paolo Romeo sia ormai da mesi in carcere, le sue pedine (occulte) continuano a muoversi sullo scacchiere della città. Persino all’interno degli uffici del Tribunale. Lo h…

Pubblicato il: 26/06/2017 – 14:04
Le pedine (occulte) di Paolo Romeo

REGGIO CALABRIA Nonostante Paolo Romeo sia ormai da mesi in carcere, le sue pedine (occulte) continuano a muoversi sullo scacchiere della città. Persino all’interno degli uffici del Tribunale. Lo ha denunciato Ornella Pastore, giudice di lungo corso che coordina la sezione Misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria, in un primo tempo individuata come presidente del collegio chiamato a giudicare gli imputati del procedimento Gotha che hanno scelto il rito ordinario.

L’OMBRA DI PAOLO ROMEO Fra loro, c’è anche Paolo Romeo, da sempre vicino agli ambienti dell’estrema destra, ma finito in Parlamento sotto le bandiere del Psdi, in passato condannato in via definitiva per concorso esterno come eminenza grigia del clan De Stefano, e oggi nuovamente in carcere perché considerato componente di vertice della direzione strategica della ‘ndrangheta, nonché capo di una loggia segreta in grado di governare sottotraccia la città di Reggio Calabria. Uno degli elementi centrali dell’inchiesta Gotha, che nonostante la detenzione ha ancora chi – in gran segreto – perora la causa della sua presunta innocenza.

IL FUNZIONARIO-CONSIGLIERE Si tratta di un (ormai ex) funzionario part-time della sezione Misure di prevenzione, che poco dopo la nomina di Pastore, si sarebbe avvicinato al giudice per spiegarle che quella a carico di Romeo sarebbe tutta una montatura ai danni di una persona onesta, da lui personalmente conosciuta e frequentata quando era un giovane aspirante avvocato. Un rapporto non solo risalente nel tempo. Di lui, ha parlato anche Nuccio Idone – imputato nel procedimento abbreviato Gotha – più volte è stato ascoltato dagli investigatori mentre fa riferimento ad un misterioso “Enzo”, funzionario del tribunale con il pallino della politica, non molto tempo fa a suo dire pronto ad entrare nella struttura dell’onorevole Belcastro.

RELAZIONE DI SERVIZIO Elementi che hanno permesso ai pm di identificare senza difficoltà Vincenzo Porpiglia, avvocato di professione, in servizio part-time alla sezione Misure di prevenzione del Tribunale fino a quando la denuncia del giudice Pastore non ne ha reso necessario l’immediato trasferimento. Indignata e preoccupata dal goffo tentativo di avvicinamento, il magistrato ha subito segnalato tutto agli organismi competenti, nonostante già stesse valutando di astenersi dal procedimento Gotha per aver già giudicato, quanto meno dal punto di vista patrimoniale, alcuni dei clan cui secondo l’accusa apparterrebbero gli imputati.

AUTOGOL O STRATEGIA? La sua relazione è stata depositata agli atti del procedimento abbreviato dal pm Stefano Musolino, per permettere al gup di meglio inquadrare le indagini difensive con cui l’avvocato Murolo probabilmente sperava di aiutare il proprio cliente, Idone. E probabilmente invano. Fra quei documenti ci sono infatti anche le lunghe dichiarazioni di Porpiglia, personaggio – emerge dalla relazione del giudice Pastore – quanto meno ambiguo.

OBIETTIVO NUMERO 1 Insomma, una sorta di autogol. O forse no. Solo un autogol simulato. Da tempo infatti le difese non fanno altro che sollevare eccezioni e proporre questioni di competenza territoriale per tentare di spostare i processo ad altra sede, che secondo alcuni dovrebbe essere addirittura Salerno. Un’istanza regolarmente rispedita al mittente, tanto dal gup come dal collegio, ma che molti dei legali dei principali imputati sperano sempre di poter mettere all’ordine del giorno. E quale argomento migliore se un possibile inquinamento probatorio?

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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