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Le ultime ore di Silvana, uccisa e data alle fiamme a Belvedere

COSENZA «Tra mia sorella e il marito c’era un buon rapporto: lei gli voleva bene ed era molto attaccata alla sua famiglia». Lo ha raccontato ai giudici del tribunale di Cosenza Ione De Matos Rodrig…

Pubblicato il: 14/07/2017 – 10:59
Le ultime ore di Silvana, uccisa e data alle fiamme a Belvedere

COSENZA «Tra mia sorella e il marito c’era un buon rapporto: lei gli voleva bene ed era molto attaccata alla sua famiglia». Lo ha raccontato ai giudici del tribunale di Cosenza Ione De Matos Rodrigues, sorella di Silvana Rodrigues, la 33enne brasiliana strangolata e bruciata nei pressi del cimitero di Belvedere Marittimo il 12 dicembre del 2015. Di questo efferato omicidio è accusato Sergio Carrozzino. 
Venerdì mattina, nell’aula della Corte di Assise  di Cosenza, sono stati ascoltati anche due marescialli dei carabinieri che fecero le indagini all’epoca dei fatti, Francesco Rocca e Feliciano Cirimele. 
Il 27 maggio di un anno fa Carrozzino (che ha già scontato 15 anni di carcere per un altro omicidio) venne arrestato dai carabinieri di Scalea. A incastrare il 45enne sarebbero state le immagini di una telecamera a circuito chiuso che avrebbero ripreso l’uomo mentre si trovava nei pressi della vettura della vittima, una Fiat Punto di colore verde, e che si sarebbe poi poggiato al finestrino dell’auto parcheggiata nel supermercato dove la donna si era recata per fare la spesa. 
Inoltre per confermare questa ricostruzione era stata fondamentale la collaborazione di un testimone che ha visto un uomo appoggiato al finestrino della vettura della donna, affermando che si trattava di Carrozzino. Gli inquirenti hanno cercato di approfondire i rapporti tra i due e accertare se tra Carrozzino e la donna ci fosse un appuntamento, considerato che lei era già stata al supermercato con il marito per ritornarci subito dopo perché – disse al coniuge – aveva dimenticato di comprare le calze. Carrozzino è accusato di omicidio commesso per futili motivi con l’aggravante dell’efferatezza e di occultamento di cadavere. Perché dopo l’assassinio della donna, avvenuto all’esterno della sua macchina, il presunto omicida avrebbe trascinato il cadavere della 33enne all’interno dell’abitacolo per poi appiccare fuoco. 
Le fiamme avrebbero completamente avvolto il corpo rendendolo irriconoscibile. 
Il difensore di Carrozzino, l’avvocato Giuseppe Bello, aveva ripresentato alla Corte d’Assise (presidente Giovanni Garofalo, a latere Manuela Gallo) la richiesta di rito abbreviato condizionato che è stata rigettata. 
La Corte – come dicevamo – ha ascoltato, oltre ai marescialli, anche la sorella della vittima, Ione De Matos Rodrigues. 

IL RACCONTO DELLA SORELLA «Vivo in Italia da nove anni – ha detto rispondendo alle domande del pm della Procura di Paola, Teresa Valeria Grieco – e c’erano qui le mie sorelle tra cui Silvana che era già sposata. I rapporti tra Silvana e il marito erano buoni: teneva molto alla sua famiglia e ai figli. Non ricordo affatto di liti particolari tra i due. Non mi ha mai raccontato di liti tra di loro anche perché lei era una mamma e una moglie molto attenta e che voleva molto bene. In passato mia sorella Silvana ha lavorato come babysitter per i figli dell’attuale sindaco di Belvedere ma poi quando è rimasta incinta ha smesso». La teste ha poi raccontato gli ultimi giorni in cui ha visto la sorella e il giorno che ha saputo del ritrovamento del cadavere: «Quando mi hanno detto che mia sorella era sparita ho cominciato a pregare». Rispondendo alle domande dell’avvocato di Carrozzino, il legale Giuseppe Bello, la teste ha precisato che «la sorella non conosceva il presunto assassino. Mia sorella era una persona molto riservata. Silvana non aveva una relazione extraconiugale». 

LE INDAGINI SULL’AUTO I marescialli hanno riferito anche che cosa hanno trovato sulla scena del crimine e soprattutto nella macchina. Quel 12 dicembre del 2015 i carabinieri sono intervenuti su richiesta dei vigili del fuoco perché c’era un incendio. I vigili avevano notato dei resti umani nell’auto. L’auto era di proprietà del marito della vittima ed era condotta da Silvana Rodrigues. Fu proprio il marito a segnalare dopo le 22 che la moglie non era ancora rincasata. Nell’auto vi erano resti umani che non si trovavano sul lato guida ma – hanno precisato in aula gli investigatori – a cavallo del cambio. I resti erano di donna, riconducibili alla Rodrigues. La vittima nel pomeriggio era uscita con il marito a fare spesa, rientrata si era dimenticata delle calze ed era riuscita per andare in un supermercato a poche centinaia di metri da casa. Prima di ascoltare i testimoni la Corte ha conferito l’incarico al consulente Nicola Zengaro per la trascrizione delle intercettazioni. Il processo è stato aggiornato al prossimo 8 settembre quando sarà ascoltato, tra gli altri, il marito della vittima. I parenti di Silvana Rodrigues, il marito, il Comune di Belvedere Marittimo e il Centro antiviolenza “Roberta Lanzino” (rappresentato dall’avvocato Marina Pasqua) si sono costituiti parte civile. 

Mirella Molinaro
m.molinaro@corrierecal.it

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