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I “comitati d’affari” linfa per i clan 

ROMA Vale per Cosa Nostra e anche per i clan di ‘ndrangheta. Due entità mafiose unite, in questa fase storica, non da strategie comuni – che pure ci sono state, come dimostrano i legami e i proposi…

Pubblicato il: 26/07/2017 – 11:28
I “comitati d’affari” linfa per i clan 

ROMA Vale per Cosa Nostra e anche per i clan di ‘ndrangheta. Due entità mafiose unite, in questa fase storica, non da strategie comuni – che pure ci sono state, come dimostrano i legami e i propositi stragisti svelati dalla Dda di Reggio Calabria – ma da comuni profili evolutivi. Che le proiettano «verso una metamorfosi della propria fisionomia criminale, violenta e “professionale” allo stesso tempo». Il fulcro di questa valutazione, contenuta nella relazione firmata dalla Direzione investigativa antimafia per il secondo semestre del 2016, è proprio in un’altra inchiesta reggina, “Mammasantissima”. E le evidenze, secondo gli investigatori, «danno conto di come “uno dei problemi più significativi [della città di Reggio Calabria, ndr] sia appunto quello della rete segreta, che lega appartenenti a quell’area grigia di professionisti, uomini della ’ndrangheta del più alto livello, a volte uomini delle istituzioni”; “città […]controllata in modo così profondo da imporre, anche quando bisogna procedere soltanto ad attività di manutenzione di immobili privati, il ricorso a soggetti che la ’ndrangheta dice che possono lavorare in quel quartiere”». Il virgolettato arriva dalle audizioni del procuratore capo Federico Cafiero de Raho e dei pm Giuseppe Lombardo e Stefano Musolino davanti alla Commissione parlamentare antimafia.
Reggio è l’epicentro di un sistema che si ritrova anche in altre inchieste: «Si pensi al “comitato d’affari” scoperto con l’operazione “Reghion” – qui la Dia cita la Relazione sulla situazione dei comuni sciolti per infiltrazioni mafiose –, in grado di incidere, nell’interesse della ’ndrangheta, sull’operato della Pubblica amministrazione, pilotando gli appalti».  
Uno dei guai peggiori, sottolineato anche dalla presidente della Commissione Rosy Bindi, è la cronica mancanza di funzionari addetti al funzionamento delle strutture tecnico-amministrative degli enti locali. Accade che i funzionari siano spesso chiamati a operare “a scavalco” su più Comuni, «specie di quelli addetti al settore urbanistico o inseriti negli uffici tecnici e finanziari, cosa che rappresenta chiaramente un vulnus in grado di indebolire la resistenza alle cosche ed aprire pericolosi spiragli per i fenomeni corruttivi». La corruzione endemica, la mancanza di investimenti che siano percepiti come produttivi e la presenza pervasiva dei clan sono elementi che bloccano lo sviluppo. Ma c’è anche un altro aspetto che la Relazione della Dia indaga e riguarda gli equilibri interni alle associazioni mafiose. 

LE GIOVANI LEVE Le giovani leve della criminalità, infatti, ambirebbero alla conquista dei vertici delle rispettive organizzazioni. È una delle “tendenze” che emergono dalla disamina semestrale. «Tra le tendenze comuni a cosa nostra, alla camorra, alla criminalità organizzata pugliese e, in parte, anche alla ‘ndrangheta – si legge infatti nel documento – non può non rilevarsi la spinta in atto, da parte di giovanissime nuove leve, ad affiancarsi, se non addirittura a sostituirsi, alla generazione criminale precedente». È quello che emerge non solo dai risultati investigativi, ma anche dalle statistiche. Se infatti si ripartiscono per fasce d’età i soggetti arrestati o denunciati, nell’ultimo quinquennio, per i reati propri di mafia (associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso e aggravante del “metodo mafioso”), si nota come la fascia ricompresa tra i 18-40 anni abbia assunto una dimensione considerevole e tale, in alcuni casi (2015), da superare quella dei 40-65. In secondo luogo, «ma strettamente connessa al ricambio generazionale appena descritto, è la propensione dei giovani associati – sottolinea la Dia – ad affacciarsi, radicandosi, fuori dalle regioni d’elezione e all’estero, coinvolgendo nei progetti criminosi soggetti con una marcata professionalità nella gestione di attività economico-finanziarie o nella Pubblica amministrazione». (ppp)

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