Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 23:05
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

Cadavere nel bagagliaio, tre fermi. Ricercato un altro uomo

CARIATI C’è anche un quarto uomo, individuato ma che allo stato risulta irreperibile, tra le persone coinvolte nell’omicidio dell’ucraino Yuriy Zinchenko, di 46 anni, il cui cadavere è stato trovato…

Pubblicato il: 09/09/2017 – 7:34
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
Cadavere nel bagagliaio, tre fermi. Ricercato un altro uomo

CARIATI C’è anche un quarto uomo, individuato ma che allo stato risulta irreperibile, tra le persone coinvolte nell’omicidio dell’ucraino Yuriy Zinchenko, di 46 anni, il cui cadavere è stato trovato domenica scorsa nel bagagliaio di un’auto ferma sul lungomare di Cariati. Il dato è stato fornito a Cosenza durante la conferenza stampa sugli esiti delle indagini che hanno portato all’esecuzione stamane di tre fermi tenuta dal Procuratore della Repubblica di Castrovillari Eugenio Facciolla.

>>> PER VEDERE IL SERVIZIO VAI SU LALTROCORRIERE.IT


«Si è trattato di un delitto difficile da dipanare perché avevamo solo un corpo nudo senza nemmeno le generalità. C’era una situazione da film giallo. Ecco perché questo primo step investigativo è di estrema importanza». Così il procuratore capo di Castrovillari, Eugenio Facciolla, ha commentato il fermo di tre persone, due cittadine ucraine e un uomo lituano per l’omicidio di Yuriy Zinchenko, l’ucraino il cui cadavere è stato trovato domenica scorsa nel bagagliaio di una vettura sul lungomare di Cariati. 
L’uomo, che fungeva da intermediario nel collocare al lavoro di badanti o negli esercizi pubblici del crotonese cittadini stranieri, in particolare dell’Est-Europa, secondo quanto emerso dalle indagini condotte sino ad ora, sarebbe stato ucciso per un contrasto di natura economica sorto nell’ambito della sua attività. I particolari sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa che si è svolta nel comando provinciale dei carabinieri di Cosenza. La Procura ha emesso quattro provvedimenti di fermi, di cui tre sono stato eseguiti perché uno dei quattro è irreperibile. I tre fermati sono: Liudmyla Popova, e Iana Koshova e il lituano Mihails Dimitriks.  La conferenza è stata introdotta dal maggiore Michele Borrelli in rappresentanza del comandante provinciale e ha evidenziato il proficuo lavoro dei suoi colleghi, in particolare delle stazioni di Cariati, Rossano e Cirigliano in perfetta sinergia con la Procura. 
La vittima aveva precedenti per reati di immigrazione clandestina nel Crotonese. 
«Voglio ringraziare tutti per lo splendido lavoro di squadra – ha detto Facciolla – dall’ufficio di Procura con il sostituto Luigi Spina a tutta l’Arma dei carabinieri. Il risultato è stato possibile ottenerlo anche grazie al supporto tecnologico. I provvedimenti di fermo riguardano quattro persone, due uomini e due donne, ma una è irreperibile e crediamo non sia più in zona. È l’ennesimo omicidio che riusciamo a risolvere da quando mi sono insediato nonostante la carenza di personale. La vittima è stata accoltellata e poi sparata. È stata usata una pistola sulla quale ci sono indagini. Si parla di soldi che dovevano andare, attraverso il meccanismo bancario, in Ucraina. C’è un volume di affari non di poco conto. Solitamente queste persone hanno rapporti con i loro connazionali o cittadini stranieri ma poi stringono rapporti pure con persone del luogo». 
«Temevamo che anche gli altri potessero scappare – ha detto il sostituto Spina – ecco perché abbiamo emesso un provvedimento di fermo. Abbiamo ricostruito la vita della vittima. Il movente sarebbe legato alla sua attività: si sarebbe interessato di connazionali o altri stranieri come badanti o come braccianti agricoli. 
Decisivo pure il contributo informativo di persone che sono state sentite. È stato difficile rintracciare i fermati, come la Popova ritenuta l’anello più debole ma più significativo: ha deciso di collaborare perché non si fidava più di quelle persone. Era diventata un testimone scomodo e temeva ritorsioni. La Popova aveva avuto un rapporto con la vittima. Ci sono elementi che vanno approfonditi. Le indagini continuano». 
A descrivere il contesto in cui è maturato il delitto è stato il tenente Carlo Alberto Sganzerla da pochi giorni al comando della compagnia di Rossano: «Questo delitto avviene in un contesto sociale complesso. Si tratta di cittadini stranieri ghettizzati. Le indagini si sono basate soprattutto sull’analisi dei tabulati telefonici che ricoprivano un territorio ampio da Torretta di Crucoli, dove abitava la vittima, a Cariati dove è stato rinvenuto il cadavere». 
Altri particolari sono stati resi noti dal tenente Giuseppe Della Queva della compagnia di Corigliano: «Noi siamo intervenuti, in collaborazione con i colleghi di Rossano, per individuare la Popova che si era rifugiata a Schiavonea. All’inizio ci sono state difficoltà in particolare perché la donna parla esclusivamente ucraino, ma dopo il supporto di un’interprete, ha iniziato a fare delle dichiarazioni che sono state ritenute importanti». A tale proposito il procuratore Facciolla ha sottolineato il prezioso lavoro compiuto dalle interpreti che hanno dovuto tradurre e interpretare una serie di idiomi e dialetti dell’Europa dell’Est. 

 

 

Argomenti
Categorie collegate

x

x