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Sigilli in un'area archeologica nel Cosentino, 8 denunce

COSENZA La Guardia di Finanza di Montegiordano ha sequestrato un’area archeologica nel comune di Oriolo per violazioni alla normativa sul lavoro, salute e sicurezza e alle norme a tutela dei beni c…

Pubblicato il: 15/02/2018 – 7:45
Sigilli in un'area archeologica nel Cosentino, 8 denunce

COSENZA La Guardia di Finanza di Montegiordano ha sequestrato un’area archeologica nel comune di Oriolo per violazioni alla normativa sul lavoro, salute e sicurezza e alle norme a tutela dei beni culturali. Le Fiamme gialle hanno effettuato un accesso per il controllo sul lavoro nero presso un sito nel quale erano in corso interventi di recupero di un antico convento del terzo ordine regolare di San Francesco d’Assisi, risalente al 1439, contenente affreschi, resti archeologici ed anche resti umani di interesse. Dai riscontri documentali acquisiti, i finanzieri hanno accertato che i lavori, affidati dalla Soprintendenza per i Beni architettonici e Paesaggistici di Cosenza ad una società edile di Rende, venivano effettuati senza il rispetto della normativa vigente in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Inoltre all’interno del cantiere sono stati trovati tre lavoratori impiegati irregolarmente dalla ditta appaltatrice dei lavori intenti a effettuare gli scavi, nel corso dei quali erano stati rinvenuti residui di vasi antichi nonché numerose ossa umane, tutti beni sottoposti a sequestro probatorio. Al termine degli accertamenti otto persone, tra le quali anche il direttore del cantiere e il rappresentante legale della società appaltatrice dei lavori, sono state denunciate alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari. Gli scavi archeologici all’interno del convento venivano infatti effettuati senza la preventiva predisposizione di un Piano operativo di sicurezza, affidati a manovali non specializzati senza la figura necessaria dell’archeologo e senza il rispetto delle precauzioni di sicurezza previste dalla normativa di settore con dispositivi di protezione collettiva quali ponteggi non idonei, reti di protezione inesistenti, passerelle realizzate con materiali di fortuna ed altre gravi violazioni. Il cantiere archeologico era inoltre sprovvisto di una cassetta di pronto soccorso e di prefabbricati per i servizi igienici. Agli otto denunciati sono stati contestati reati in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia archeologica, previsti dal Testo Unico Sicurezza sul Lavoro e dalla Legge a Tutela delle cose di interesse artistico e dal Codice dei Beni Culturali e dal Codice penale. Ora rischiano la reclusione da due a sette anni. Il rappresentante della società appaltatrice, che ha immediatamente regolarizzato l’assunzione dei tre soggetti impiegati in nero, ha provveduto ad effettuare il pagamento alle casse dell’Erario della prevista sanzione amministrativa di 4.500 euro (1.500 euro per ogni singolo lavoratore in nero).

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