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Kyterion, il Tribunale di Crotone condanna tutti

CROTONE Nessuna assoluzione e condanne dai 6 ai 16 anni di reclusione sono state comminate dal tribunale collegiale di Crotone nei confronti degli imputati coinvolti nel procedimento “Kyterion” con…

Pubblicato il: 26/02/2018 – 15:26
Kyterion, il Tribunale di Crotone condanna tutti

CROTONE Nessuna assoluzione e condanne dai 6 ai 16 anni di reclusione sono state comminate dal tribunale collegiale di Crotone nei confronti degli imputati coinvolti nel procedimento “Kyterion” contro la cosca Grande Aracri di Cutro capeggiata da Nicolino Grande Aracri, condannato in abbreviato a 30 anni di reclusione. Condanna a 6 anni e 8 mesi e sospensione dell’attività forense per tre anni per l’avvocato Rocco Corda – per lui il pm Domenico Guarascio aveva invocato 8 anni di reclusione – accusato di svolgere un ruolo da intermediario negli affari del boss Nicolino Grande Aracri mediante consistenti investimenti finanziari e immobiliari. Per Corda, difeso dagli avvocati Gregorio Viscomi, Saverio Loiero e Vittoria Aversa, il reato è stato riqualificato da associazione a delinquere di stampo mafioso a concorso esterno. Riqualificazione in concorso esterno anche per Alfonso Pietro Salerno, alias “Fronzo”, che è stato condannato a 10 anni di reclusione, contro i 12 anni chiesti dall’accusa. Secondo l’accusa Salerno manteneva i rapporti con Gennaro Mellea, boss nella zona del catanzarese, svolgendo la funzione di filtro per le visite all’abitazione di Grande Aracri dei soggetti che provenivano da altri contesti territoriali e che intendevano conferire con il “capo”. Quindici anni sono stati comminati a Martino Vito, per il quale il pm Guarascio aveva chiesto 12 anni, considerato ai vertici del sodalizio capeggiato da Nicolino Grande Aracri e accusato di gestire le attività illecite della cosca nei periodi di detenzione del boss. Per quanto riguarda il gruppo di Isola Capo Rizzuto, accusato di organizzare le attività delittuose della cosca su quel territorio – compreso il controllo dei villaggi turistici ricadenti nel comune di Isola Capo Rizzuto (tra i quali ad esempio il Villaggio Capopiccolo) –, sono stati condannati Santo Maesano a 12 anni (chiesti 10 anni in corso di requisitoria); Domenico Riillo a 16 anni come chiesto dall’accusa; Antonio, Giuseppe e Carmine Riillo a 11 anni ciascuno, un anno in più di quanto chiesto dall’accusa. Albano e Leonardo Mannolo, accusati di diversi episodi di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, estorsione e delitti in materia di armi, sono stati condannati a 7 anni di reclusione a al pagamento di 3000 euro di multa. Nei loro confronti erano stati invocati 9 anni di reclusione. Infine è stato condannato a 10 anni Salvatore Scarpino, per il quale era stata chiesta una condanna di 8 anni. Una provvisionale di 30mila euro è stata stabilita in favore dell’associazione Libera. 

LE CONDANNE Nello specifico:
Rocco Corda, 45 anni, nato a Petilia Policastro, 6 anni e 8 mesi (chiesti 8);
Santo Maesano, 57 anni, nato a Isola Capo Rizzuto, 12 anni (chiesti 10);
Albano Mannolo, 45 anni, nato a Cutro, 7 anni (chiesti 9);
Leonardo Mannolo, 27 anni, 7 anni (chiesti 9);
Vito Martino, 45 anni, nato a Crotone, 15 anni (chiesti 12);
Antonio Riillo, 32anni, nato a Isola Capo Rizzuto, 11 anni (chiesti 10);
Carmine Riillo, 28 anni, nato a Crotone, 11 anni (chiesti 10);
Domenico Riillo, alias U’ Trentino, 56 anni, nato a Isola Capo Rizzuto, 16 anni (chiesti 16);
Giuseppe Riillo, 34 anni, nato a Crotone, 11 anni (chiesti 10);
Alfonso Pietro Salerno, alias Fronzo, 60 anni, nato a Cutro, 10 anni (chiesti 12);
Salvatore Scarpino, alias Turuzzo, 50 anni, nato a Cutro, 10 anni (chiesti 8).

L’INDAGINE La prima operazione Kyterion scatta a gennaio del 2015 con 37 arresti e 200 militari impegnati tra fra Cutro, Isola Capo Rizzuto e Catanzaro. La seconda operazione, con 16 arresti, scatta a gennaio 2016. Gli imputati rispondono, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, violazioni di leggi in materia di armi, omicidio, ricettazione, estorsioni, danneggiamenti, turbata libertà degli incanti, intestazione fittizia di beni, illecita concorrenza mediante violenza o minaccia, usura, rapina; tutte condotte aggravate dall’aver agito con metodi mafiosi. Secondo l’inchiesta – coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri, dall’allora sostituto Vincenzo Capomolla (nuovo procuratore aggiunto di Catanzaro) e dal sostituto della distrettuale antimafia Domenico Guarascio – i tentacoli della cosca Grande Aracri di Cutro si sono potentemente ramificati in Calabria e nel Nord Italia, «Con collegamenti e vincoli con altri gruppi autonomamente operanti nel territorio di Crotone, in Emilia Romagna e altri luoghi del Nord Italia e diretta influenza, anche decisionale – si leggeva nelle carte –  sulle locali e/o ‘ndrine di ‘ndrangheta operanti nell’area geografica compresa tra Vibo Valentia e Crotone, fino alla provincia di Cosenza, attraverso la fascia jonica della provincia di Catanzaro». A partire dal 2010, i militari del Nucleo investigativo del Reparto operativo del comando provinciale di Crotone e gli omologhi del comando provinciale di Catanzaro, coordinati dalla Dda del capoluogo, hanno scandagliato minuziosamente attività ed eventi delittuosi commessi a partire proprio dal 2004 e perpetrati sino a tempi recenti.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

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