Estorsione, minacce e pestaggi nel Varesotto: 12 condanne
Al centro dell’inchiesta il calabrese Giuseppe Torcasio

MILANO Estorsioni, usura, pestaggi e minacce di morte. Così condizionavano la vita di cittadini, dipendenti pubblici e imprenditori dell’alto varesino con modalità tipiche dell’agire mafioso. Il Tribunale di Varese ha condannato a pene fino a 13 anni di reclusione dodici dei 16 imputati alla sbarra. Le indagini riguardano fatti commessi nel 2017. A rappresentare la pubblica accusa è stato il pm di Milano, Giovanni Tarzia, applicato alla Direzione distrettuale antimafia. L’inchiesta dei Carabinieri ha individuato come figura centrale quella di Giuseppe Torcasio, detto “Zio Pino”, originario di Lamezia Terme (nel Catanzarese). Il settantenne, imparentato con Vincenzo Torcasio, già condannato in passato per associazione mafiosa e ritenuto vicino alla cosca Giampà, avrebbe fatto il bello e cattivo tempo usando la violenza e intimidazioni per gestire controversie personali o quelle di altri che a lui si rivolgevano. Gli accertamenti erano scattati dopo una serie di auto incendiate in modo dolo nella provincia di Varese. Episodi considerati dagli investigatori “reati sentinella”. Da cui si scoprono piccoli imprenditori e famiglie soggetti a prestiti con tassi usurai mentre in altri casi geometri di uffici tecnici comunali erano picchiati e minacciati per velocizzare pratiche edilizie o chiudere un occhio nei controlli.
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